Due vite stroncate

Il 29 giugno 1944 a Civitella, in provincia di Arezzo, si consumò una delle più efferate tragedie ad opera delle truppe tedesche contro i civili inermi.
Per rappresaglia contro l’uccisione di tre soldati tedeschi da parte dei partigiani, furono trucidati 244 civili a Civitella e nelle frazioni di Cornia, Gebbia e San Pancrazio.
Tra i civili trucidati a Gebbia c’erano anche Giovanni Cau e la moglie Helga Elmqvist.

Il cippo dell'eccidio di Cornia con i nomi di Giovanni e Helga Cau

Nel 2008, in occasione dell’anniversario della strage nazista di Civitella, il comune e la provincia di Arezzo hanno promosso e organizzato una mostra documentaria dove erano visibili numerosi originali delle opere di Giovanni ed Helga Cau, oltre alla riproduzione, in formato cm 70 x 53, di una loro favola, un intero libro sfogliabile dai visitatori. Al termine della rassegna la biblioteca di Civitella in Val di Chiana ha costituito un apposito fondo librario Cau-Elmqvist.

Giovanni Cau era nato a Cagliari nel 1892 e, dopo la laurea in scienze naturali conseguita nel 1920, si trasferì a Firenze. Qui conobbe la pittrice svedese Helga Elmqvist che, nel 1928, divenne sua moglie. Il matrimonio con Helga ebbe profonda influenza sull’attività di Cau, sia per l’apporto grafico che la pittrice diede ai libri dello scrittore, sia perché, tramite la moglie, Cau entrò in stretto contatto con tutto il repertorio fiabesco legato alla cultura nordica, arricchendo così il suo stile narrativo.
Il volume I Troll, pubblicato nel 1929 dalla casa editrice Optima di Roma, rappresenta la summa di questo sodalizio sardo-svedese che, lo stesso anno, si ripeterà con il volume Micione, una fiaba per bambini pubblicata dall’editore Hoepli di Milano.
Della mia personale collezione, oltre ai volumi sopra citati, fa parte anche il volume La fonte di Narciso, pubblicato nel 1927 dalla Tipografia “F.Filelfo” di Tolentino, illustrato in copertina da una xilografia azzurra e che, nella prima carta bianca, riporta una dedica di Giovanni e Helga ai coniugi, Bemporad della famosa casa editrice fiorentina.
Questo volume, che segna l’inizio della collaborazione tra Cau e la Elmqvist, raccoglie brevi componimenti di Cau accompagnati dalle illustrazioni della futura moglie. Sono brani concisi, quasi ritmati, poetici, cosi come sono scarne e concise le illustrazioni xilografiche.
Un muoversi all’unisono per “proiettare” parole e immagini verso chi legge e guarda, in una ricerca “impressionista e frammentista”, come l’ha mirabilmente definita Francesco Alziator.
Alcuni brani di questo libro sono stati ristampati nel 1993 dalle Edizioni Condaghes di Cagliari con il titolo Jazz Band. Altro non mi risulta sia stato ristampato.
Un capitolo del volume s’intitola Trittico cagliaritano e propone tre brevi brani sulla città: bastioni, porto e bagni del Poetto.

Trascrivo quest’ultimo brano che rende mirabilmente lo stile letterario di Giovanni Cau.

 Bagni del Poetto

Qui dove l’asfodelo s’inghiomellava di pallidi fiori – non vedi? – la terra più non erbisce, la terra è frantumata, stracca di tanto azzurro allucinante, non più fiorita: il cisto e il giuncheto marino macchiano i greppi sabbiosi di verd’azzurre ombrosità.
Pur giunge dappresso il ritmo del flutto in risacca… fermati, non senti?, la brezza del mezzodì ha il profumo acre del Sant’Elia: il colle dirupato sull’acque, di calcare biondo e roseo come carne dissanguata ove redolisce dalle fenditure aspre la salvatica ruta e l’assenzio.
Oh, immergere le mani nel folto odoroso, accarezzare il tuo viso silenzioso, le tue chiome disciolte e baciarti sulla bocca un po’ crudelmente, così….

Ed ora addio; al mare, al mare!, addio terra!

Guarda: piccole onde schiumose volteggiano sul lido leggere e spruzzanti; sotto il colle aspro, laggiù, sullo specchio lindo delle acque è un gioco verde di anella che si dilatano e svaniscono, si riformano piccole, si dilatano, svaniscono incessantemente.
La spiaggia è popolosa di forme; la cerchia del Sarrabus è tutta una lindura nel pallido orizzonte: addio Terra!, vieni bambina, andremo laggiù dove la zostera marina fiorisce nelle praterie profonde; il Tirreno è docile, navigheremo con buone braccia.

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12 risposte a “Due vite stroncate

  1. e ancora una volta, grazie! due personaggi straordinari e poco conosciuti…e ancora una volta libri che parlano, con le dediche, con la grafica…

    • E ancora una volta Silvia, grazie a te. Per l’attenzione che dedichi alle mie cose e per i giudizi sempre lusinghieri …. uno stimolo per continuare.

  2. alessandro cao

    grazie per aver ricordato questi 2 artisti, vittime del secolo “breve” si ma molto duro e violento.

    • Grazie per il commento.
      Credo sia importante ricordare personaggi ed eventi che hanno segnato la nostra storia recente. Ricordare, soprattutto, per non dimenticare e per fare in modo che certi eventi non si ripetano.

  3. Sono stato felice quando ho trovato il tuo blog e avuto nolato il mio nonno e la nonna.
    Dura Gennaio 2010 stavo ho invitato ad Arezzo e apparte all’inugurazione della mostra “L’ingustizia assoluta. Memoria di un progretto de vita e della sua distruzione Gebbia di Civitella in Valdichiana 1944”
    C’è un libro omonimo scritto da Enzo Gradassi e ha fatto anche la mostra!
    Purtoppo, non ho mai avuto incontrare mio nonno o la nonna 😦
    /Giovanni

    • Caro Giovanni, i tuoi nonni erano due grandi personaggi da ricordare per le cose che hanno fatto e per la triste fine che hanno dovuto subire.
      La loro memoria rimarrà per sempre in tutte le persone che amano la pace.

  4. Claudia Castillo Holley

    Grazie per la pubblicazione di tutto questo!! Sto appena cominciando a imparare di più sui miei nonni, Giovanni e Helga, è tutto affascinante e molto emotivo. Mia madre, Simonetta, era la figlia più giovane. Lei è stata adottata e presa dall’Italia al Venezuela, quando era molto giovane. Mia madre Simonetta parlato quasi mai dalla sua infanzia. Mia sorella Alicia è stata recentemente in Civitella indagando su di loro e trasmessi a noi che cosa ha trovato. Non posso dirvi abbastanza quello che tutti questa constatazione ha significato per noi.
    Un grande abbraccio con amore e gratitudine

    Claudia
    (Io non parlo Italiano, ma usato Bing traduzione on-line ti prego di perdonare eventuali errori! )

  5. alessandra cao

    Grazie per tutto quello che avete ricordato di Helga e Giovanni Cau, che era il fratello di mio padre Antonio.
    Penso che fossero veramente delle persone speciali.
    Un caloroso abbraccio
    Alessandra Cao

    • Grazie per il commento. Giovanni e Helga erano sicuramente due persone speciali che della loro vita hanno condiviso tutto, sino all’ultimo tragico istante. La loro storia va ricordata, come insegnamento per i posteri e affinchè certe criminali crudeltà non s’abbiano a ripetere.
      Cordialmente
      Angelino

  6. Grazie per questo post. Conoscevo Giovanni Cau come co-traduttore di un’antologia di poeti polacchi insieme a Oskar Skarbek-Tłuchowski (immagino che il primo sistemasse metricamente il lavoro del secondo, a meno che qualcuno non mi confermi che Giovanni Cau conosceva la lingua polacca)

    • Grazie per il suo commento. Giovanni Cau era uno studioso esperto in diverse materie. Non è esclusa, quindi, una sua conoscenza della lingua polacca. Di sicuro, grazie alla mediazione della moglie svedese, si interessò di letteratura scandinava e del nord Europa.
      Cordialmente
      Angelino Mereu

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