Juvanniccu Mereu, babbu meu.

Giovanni Mereu, mio padre, oggi avrebbe compiuto 86 anni. Era nato, infatti, a Orani (NU) il tredici marzo del 1924. Primo di undici figli di Giacomo (da tutti chiamato Andrea) e di Andreana Soro. Quinta elementare regolarmente ultimata a dieci anni. A 11 anni al lavoro in campagna, servo pastore “guardiano di agnelli” per un proprietario di Orani.
Lavora in campagna sino al 1946 quando emigra in Francia.
Sposato con mamma, Grazia D’Agostini, nel 1947 che lo raggiunge in Francia. Nel 1948 in Francia nasce mia sorella Burica. Nel 1951 rientro dalla Francia e babbo inizia a lavorare per la società del talco, come tagliapietre e in miniera.
Nel 1953 nasce Luigi. Nel 1956 sono nato io; Andreana nasce nel 1960.
Da subito babbo è impegnato nella commissione interna delle miniere che in quegli anni lotta per ottenere condizioni di lavoro umane. Sono anni in cui si lotta per avere servizi igienici, la mensa, un mezzo per raggiungere il luogo di lavoro: richieste elementari, sempre disattese dalla proprietà. Lotte sindacali che negli anni porteranno a ottenere notevoli migliorie nel lavoro in miniera, che porteranno al riconoscimento di terribili malattie professionali come la silicosi e il Morbo di Dupuytren.

Il testo allegato è un brogliaccio di un discorso che risale alla fine degli anni ’60, fatto da mio padre alla presenza dei “padroni” una delle rare volte che hanno messo piede a Orani.
Un testo semplice, sgrammaticato ma che, nell’essenza, riassume la situazione di estremo disagio in cui erano costretti a lavorare i minatori.

Babbo è morto d’infarto nel 1990. Era andato in pensione alcuni anni primi con un livello di invalidità del 65% a causa della silicosi e della polvere di talco che gli aveva “cementato” i polmoni e per il Morbo di Dupuytren che, per il prolungato uso del martello pneumatico, gli aveva rattrappito i nervi delle mani, impedendo alle dita di stendersi.
Rimane il suo ricordo e il suo insegnamento sempre vivo. Il ricordo di un uomo che ha vissuto onestamente, lavorando per non far mancare nulla alla famiglia, impegnato a migliorare la sua condizione e sempre in prima linea nelle lotte politiche e sindacali per migliorare le condizioni di quella “classe operaia” di cui, ormai, si parla solo nei libri.

 “Inanzi tutto voglio dare il benvenuto a questa spettabile commissione che in tutta la nostra vita di miniera solo un’altra volta – oltre tre anni mi pare – avevamo avuto modo di incontrarci.
Durante l’incontro fatto all’imboco della miniera mi ricordo di aver più o meno trattato molti problemi che a noi ci stanno a cuore perché tuttora non sono stati realizati.
I miei compagni aiuteranno a elencare molte cose che si erano discusse e che la stessa commissione si aveva preso l’impegno di far rispettare tutto cio che fino adesso non si e messo in atto e cioè la sicurezza sul lavoro, gli indumenti necessari per poter lavorare meglio, la atrezatura anticuata che abiamo, l’impianti di macinazione in Orani e tante altre più le condizioni igeniche.
Che proprio in questo punto mi voglio sofermare. Di igene intendo dire di un locale adato per mangiare, dell’acqua pulita con dei lavandini per lavarci le mani e i gabinetti.
1° il locale non lo abiamo. Ce una stanza di 4 X 6 sprovista di riscaldamento e perfino di un semplice camminetto, di tavolo e sedili suficienti per poter ospitare tutti li operai.
Difatti la mettà mangiano fuori all’aperto perfino quando ce la neve. E poi ce ne un’altra parte che in giorni così freddi preferiscono mangiare dentro la miniera perche si e sudati e si a paura di rischiare una polmonite.
2° Parliamo dell’acqua. L’acqua da bere cela porta a spalla con una broca un operaio invalido da una sorgente del luogo.
Non sapiamo neanche se e acqua potabile perche mai e statta analizata. Poi per poterci lavare le mani prima di mangiare ci serviamo dell’acqua che scorre nella rigola della galleria. Acqua che scorre in mezzo al fango e al legname putrefatto e altre scorie di ogni genere.
3° I cabinetti. L’abiamo fatto presente l’altra volta che eravamo sprovisti ma niente e cambiato.
La cosa e allo statto naturale. I minatori vanno al cabinetto come i cinghiali e le volpi che abitano in quella zona, cioe in mezzo ai cespugli di lentischio. A cincuanta metri dall’imbocco della miniera e a cincuanta metri da dove si mangia che nei mesi di estate ci vediamo cuel pezzo di pane coperto di mosche verdi venute da dove stavamo dicendo prime.
Tutte queste cose in vent’anni che sono in miniera le o sempre sentitte promettere. Ma non e tanto che chiediamo ai nostri padroni per potterle realizzarle.
Sapiamo tutti che anno speso centinaia di milioni per costruzioni di capannoni e cameroni per tener asciutto il talco. Possibile che per costruire un angolo per noi sia così problematico per poter consumare mezora al giorno sia dinverno che d’estate per mangiare piu igenicamente.
Noi sappiamo che in cantieri fissi come i nostri gli operai anno spogliatoi e le docce. Noi invece la doccia l’abiamo al senso inverso in molti punti regna lo stillicidio continuo dell’acqua per tutte le otto ore di lavoro e in più dei casi senza mezi di protezione impermeabile, ecc.
Ed infine sto per concludere ma facio un osservazione anche a codesta commissione, che a mio giudizio, per svolgere il suo compito il sopra luogo lo dovrebe fare in miniera e non nei locali della direzione.
Sul posto di lavoro dove si vede come si lavora per rendersi conto in quali condizioni si lavora e con quali atrezature si lavora e come si consuma il pasto il mezo giorno.
Ma ci auguriamo lo stesso che sia suficiente così e che si impegnino ad aiutarci per poter far rispetare e fare aplicare tutte le norme ai minatori di Orani e di tutta la Sardegna. Tutte le norme sopra tutto la sicureza e l’igene sul lavoro.”

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11 risposte a “Juvanniccu Mereu, babbu meu.

  1. Angelo…che dire? Grazie! Mi hai ricordato mio padre….terzo di otto fratelli! Aveva avuto la fortuna di poter studiare dai preti e fare fino al IV ginnasio. Mi ha seguita negli studi fino alla maturità, conosceva la Divina Commedia a memoria. Si reputò fortunato quando entrò alla Pirelli come operaio, era il 1946 e aspettavano me. E’ rimasto sempre un sempice operaio, le sue idee “sovversive” non gli hanno mai permesso di passare di grado. Si è letteralmente ammazzato di lavoro per farci studiare, in tempi in cui la maggioranza delle donne aspirava solo a essere moglie e madre. ” Figlie mie , se avete cultura non vi fregano” ci diceva! Grazie ancora e ….siamo stati fortunati ad avere certi genitori!
    Un abbraccio

    • Grazie Anna …. veramente! abbiamo avuto la fortuna di avere genitori che erano una “scuola di vita”. Gente che non parlava a sproposito, che quando raccontava qualcosa era sempre frutto dell’esperienza vissuta. gente con i piedi saldamente piantati nella realtà, una realtà che tutti i giorni cercavano di cambiare e migliorare, per loro e per gli altri.
      Ancora grazie

  2. te lo scrivo in francese…. de lire ce qu’à écrit ziu Giuvannicu, m’a causé une grande émotion, et, a fait renaitre des souvenirs que j’avais oubliés de la vie qu’a eu aussi mon Papa. Lorsqu’il nous parlait, des conditions de travail à la mine, nous enfants, avions du mal à croire que c’était vrai… et pourtant… Grâce à nos parents nous avons grandi autrement, comme je voudrais qu’ils soient encore là pour leur dire simplement Merci” de nous avoir poussés vers “l’école”. Merci à toi pour cet hommage que tu rends à ton père, mon oncle, et si tu me le permets, je voudrai le dédier également à mon père pour les souffrances et les joies qu’ils ont pu partager ensemble, que cela soit en France ou en Sardaigne. Merci pour cette tranche de vie.

    • Cara Tonina, io parlo di mio padre ma, ovviamente, il pensiero corre a tutti quelli che, come lui, hanno dovuto vivere quelle situazioni e passare quei momenti. Grazie per il tuo commento e un abbraccio forte a tutti voi.

  3. Il padre di Angelo, mio suocero, e le persone come lui, ci hanno lasciato un grande insegnamento: rappresentano ciò che ci aiuta ad andare avanti con onestà e coerenza ed ad alzare la testa anche quando non ne possiamo più e a continuare a lottare….

  4. Angelino semplicemente(Grzie) che mio fratello era un Grande melo sono sempre immagginato, ma leggendo il tuo articolo mi sono reso conto :di quanto é stato Grande: e resterà sempre Grande nel nostro cuore.

    • Ziu Ma’, grazie a te e a Vilma per le belle parole. Certamente babbo rimarrà sempre nei nostri cuori per i tanti ricordi belli, per i tanti momenti vissuti insieme e, perchè no, anche per la sua “testa dura” e per le sue convinzioni a volte ostinate.
      Un abbraccio a tutti voi

  5. sono figlia di un minatore come ziu juvannicu,mi sono emozionata nel leggere questa storia, con grande orgoglio porteremo per sempre il ricordo dei nostri amatissimi padri, uomini veri ,che pur di assicurarci a noi figli un futuro migliore erano disposti a tutto….in realta’ ci sono riusciti,con enormi sacrifici ,purtropo non posso raccontare tanto di mio padre ,avevo solo 10 anni e lui 48 quando in quel lontano giorno di pasqua ci e’ mancato per sempre,sia io che i miei due fratelli piu’ grandi siamo cresciuti senza la sua guida,anche se con tanto amore della mamma e nonna,pero’lui era il pilastro della casa,ricordo che il pomeriggio lo si aspettava al rientro “dae sa cava “per raccontargli la nostra giornata, quanta dedizione nell’ascoltarci nonostante la sua stanchezza,perche’dopo una d,ura giornata di lavoro se ne iniziava un’altra in casa,oggi vengono chiamati hobi,per lui era portare qualche lira in piu’a casa per non farci mancare nulla. meritavano di vivere a lungo,per loro,per noi e per i nostri figli,esempi di vita che forse non vedremo piu’.Che preghino loro per i nostri giovani!

    • Ti ringrazio per il commento. Certamente i nostri genitori sono stati un esempio e sempre lo saranno. Hanno dovuto affrontare sacrifici spaventosi, eppure avevano quella pacatezza e quella tranquillità che, in famiglia, mai facevano pesare le situazioni di disagio.
      Sicuramente sono da qualche parte e ci guardano, continuando con il loro ricordo a darci lezioni di vita, tutti i giorni.
      Un cordiale saluto cara Gina (Gina chi??) e grazie ancora per il tuo commento.

  6. MEREU Fabrizio

    Salve cugi
    Scopro il tuo articolo soltanto oggi ….
    un bel omaggio a tuo padre

    Fabrizio

    • Ciao Fabrizio,
      credo che tutti noi possiamo essere orgogliosi dei nostri genitori che erano persone straordinarie.
      Un abbraccio a voi tutti e un carissimo augurio di buon anno

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