La Sardegna di Mario Soldati

Il vino è qualcosa che vive e che fa parte della nostra vita, raccontarlo vuol dire parlare di noi, di persone e di paesaggi”. Questo scriveva Mario Soldati (1906 – 1999), e con questo spirito lo scrittore, nel 1975, affrontò il suo viaggio in Sardegna.

"Vino al vino" edizione Oscar Mondadori 1981 con i disegni di Francesco Tabusso

L’occasione gli fu data dal fatto che in quell’anno Soldati inizio il suo terzo viaggio alla scoperta dei vini italiani. I primi due viaggi avevano dato vita ad altrettanti volumi pubblicati con il titolo di “Vino al vino” rispettivamente nel 1969 e nel 1971.
Il terzo viaggio iniziò appunto con la Sardegna: “In quest’isola di gente dura, seria, dignitosa dovevo fermarmi solo pochi giorni, e invece rimarrò un mese”, scrisse Soldati.
E fu un mese intenso, alla scoperta dei vini, della Sardegna e dei sardi, facendosi accompagnare dagli scritti di Lawrence e, per i vini, dai consigli di Veronelli.
Il resoconto, oltre che nel terzo volume di “Vino al vino” (pubblicato nel 1975), apparve sotto forma di articolo anche sul numero 1359 della rivista “Epoca” del 20 ottobre 1976.
In dodici pagine di testo, con le foto di Giorgio Lotti, Soldati percorre strade, scopre vitigni, degusta vini, conosce persone. Annota e descrive tutto con la dovizia di dettagli tipica del grande cronista.

Soldati a Saccargia in una foto di Giorgio Lotti

Alcuni passi del suo viaggio sono veri e propri pezzi di bravura narrativa, come quando racconta del suo vagare per Sassari, una domenica mattina, alla ricerca di un barbiere aperto, o quando descrive la “Disneyland isolana” chiamata Costa Smeralda, o quando ancora entra nei dettagli del pranzo consumato a “Su Gologone” presso Oliena, oppure quando ricorda la ragazza del passaggio a livello di Bortigali, “Lucidi capelli neri. Un visetto da capra. Sottili gambe lunghe” .
Ma il meglio di se Soldati lo da quando parla dei vini: i tanti vini artigianali, che lo colpiscono per la varietà di gusti e di nomi (“Se esiste un vino che è vero soltanto quando non ha etichetta e quando non ha nome, è dunque il vino sardo”), la “luminosa” Malvasia di Bosa, la Vernaccia di San Vero Milis dal profumo deciso e intenso.
E parlando della Vernaccia, Soldati spiega il senso di armonia e di equilibrio legato al vino: “Un bicchiere di vino buono deve sempre dare una sensazione naturale di piacere, che eviti quell’urto, che escluda da parte nostra quello sforzo per superare, al primo contato con le papille gustative, come uno scalino.
Se l’acqua, infatti, è una roccia liquida filtrata attraverso strati di rocce solide benché terrose, il vino non è che acqua successivamente filtrata attraverso tessuti vegetali e viventi. Il vino è dunque un’acqua vivente, e un bicchiere di vino buono deve sempre assomigliare un po’ a un bicchiere d’acqua. Un bicchiere d’acqua quando il nostro corpo ha sete è come un bicchiere di vino quando ha sete la nostra anima. Ecco perché un pasto senza vino mi fa pensare a un bambino incapace di ridere”.
Molti giudizi di Soldati sono alquanto critici per l’eccessiva “industrializzazione” del prodotto che rischia di far perdere quel carattere di unicità che distingue la singola annata e, addirittura, la singola bottiglia. Sono giudizi che in Sardegna Soldati riserva ad alcune cantine sociali, sempre nella convinzione che “nel vino, come nella cucina, può succedere che il parere di una persona sola sia più giusto del parere di milioni di persone”.
E dopo un mese di vagare, Soldati lascia “la Sardegna, con i suoi spazi immensi e deserti, con i suoi altipiani rocciosi e tutti insieme sollevati in massa sul mare”. Una Sardegna che non esita a definire “pittorica” per l’assenza assoluta del pittoresco.
Una Sardegna che lascia con il rimpianto di non aver potuto visitare Carloforte e gustare i suoi vini, “ma proprio queste rinunce – scrive – , queste attese di un ritorno, questi desideri di scoprire ancora, si depositano nell’animo e innamorano di un paese”.

 Per chi volesse “viaggiare” nei vini italiani, l’ultima edizione di “Vino al vino”, che raccoglie i tre viaggi di Mario Soldati, è stata edita da Mondadori nella collana “Oscar grandi classici”, nel 2006. In questa edizione da leggere anche l’introduzione di Domenico Scarpa che traccia una “maestosa” figura di Mario Soldati e della sua opera.

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