La “Venere” di Leisone

Giovanni Spano

Giovanni Spano

Era il 14 marzo del 1873 quando il Teologo Cavalier Ciriaco Pala, Arciprete della Cattedrale di Nuoro, scriveva al Canonico Giovanni Spano, senatore del Regno e illustre archeologo, per informarlo di un importante ritrovamento in località Leisone, a circa tre chilometri dall’abitato di Orani.
Le devo dare una bella notizia che le sarà gradita; – scrive Pala – la scoperta cioè di un idolo di bronzo”.

Succedeva, infatti, che il sig. Pietro Fiori, nell’eseguire alcuni lavori in una vigna di sua proprietà, spostando alcune pietre scalpellinate, rinvenne un’idoletto di bronzo. Pala lo descrive come “una donna nuda seduta sulla schiena di un drago colla coda attortigliata terminante in ventaglio, e colla bocca spalancata, al quale essa appresta colla destra come un desco, colla sinistra si appoggia ad una veste come un arco: sta sopra un piedestallo rettangolo, ed al di sotto ha come un fermaglio o anello”. Il Pala informa Spano del fatto che il Fiori ha intenzione di inviare il bronzo a Cagliari per sapere se l’oggetto ha qualche importanza.
venere leisone008Successivamente contattato da Spano, Pietro Fiori racconta le fasi e l’ambiente del ritrovamento, che Spano pubblica nel “Bollettino per le scoperte archeologiche” del 1873: “Il sito è piantato a viti, posto al nord del paese in un pendio. L’idoletto fu trovato alla profondità di un metro e 60 centimetri circa. In vicinanza, nei punti che non esistono piantagioni, si vede una grandissima quantità di rottami, massi lavorati a scalpello, embrici, stoviglie, ed anche macine antiche intiere. Nel rivolger la terra vi si trova molto carbone ridotto in polvere, da cui pare che il fabbricato abbia sofferto incendio. Negli anni scorsi, rivoltando la terra vi si rinvennero molte medaglie, anelli di bronzo ed altre coserelle. Si cavarono anfore come orcii da oglio alte più di due metri. Nel 1861, a distanza di 300 metri dal sito ove fu trovato l’idoletto, si trovò un urna di terra cotta piena di ossa umane con vasellini di vetro, ed in questi ultimi giorni a fior di terra vi si trovò una palla di piombo di 8 centimetri di diametro, ed una moneta di bronzo”.
Spano, basandosi solo sulla descrizione, definisce il bronzetto una “Venere Talassia, sopra un delfino, e quell’arco che sia la veste gonfiata dal vento”.
Lo Spano avvia una trattativa per l’acquisto del bronzo che sembra concludersi positivamente quando le parti si accordano su un compenso di 30 lire.
Succede, invece, che nella trattativa si inserisce il Vescovo di Nuoro Salvatore Angelo de Martis che acquista la “Venere” pagandola 80 lire.
La reazione dello Spano è alquanto piccata e non esita a parlare di prezzo “esagerato” che lo poteva sborsare solo “un profano alla scienza” com’era il Vescovo di Nuoro.
Spano continua il suo commento auspicando almeno che il bronzo “non vada fuori dell’isola”, come, evidentemente, spesso succedeva (anche allora) per i reperti archeologici sardi.
Infine Spano lanciava una frecciata contro l’alto prelato nuorese, sottolineando che il bronzo “non sarà certamente una figura adattata e degna di abbellire una sala di Vescovo!”.

venere leisone007I ritrovamenti a Leisone non si esaurirono con il bronzetto e Spano segnala come “nel medesimo sito venne pure scoperto un’ altro bellissimo bronzo, che nello scorso mese di Luglio venne acquistato dal cav. Efisio Timon ch’ebbe la bontà di farcelo esaminare, e disegnare alla metà dell’originale. Esso è una testa di toro votivo che abbraccia la giogaja, di qualche grandezza, con bella patina smeraldina, eseguito con tutta perfezione, vi si contano anche i peli della fronte così studiati che può dirsi un capo d’opera in materia di fusione … In questo stesso sito recentemente fu trovata un altra pentola, simile a quella disegnata nella Tavola num. 14, ma di grandezza il doppio, che venne acquistata dal suddetto cav. E. Timon”.
La conclusione di Spano, vista l’entità delle tracce e dei ritrovamenti, è che, probabilmente, a Leisone esisteva qualche villa romana del primo secolo.

statuetta di venere 079 BISDella “Venere” si occupa diffusamente Gaetano Cara (1803-1877), direttore del Museo Archeologico di Cagliari che nel 1875 pubblica un opuscolo di 12 pagine “Schiarimenti sopra una statuetta di Venere scoperta nel villaggio di Orani in Sardegna nel 1873, dove descrive dettagliatamente il bronzetto, dandone per la prima volta la figura.

statuetta di venere 091Cara arriva a ipotizzare anche una datazione, facendo risalire il bronzetto al 250 dC, periodo a cui era riconducibile una moneta con l’effige di Filippo il Giovine che, con il padre Filippo I regnò dal 244 al 249, rinvenuta con la Venere nella vigna di Leisone.
L’opuscolo di Cara è interessante anche perché evidenzia il rapporto di conflittualità con lo Spano, soprattutto per le critiche da quest’ultimo indirizzate al vescovo di Nuoro che, invece, viene lodato da Cara per il disinteressato impegno affinché il bronzo fosse destinato al Museo di Cagliari.

venere leisone009Successive pubblicazioni accennano al bronzetto di Orani: Bertarelli (1918) lo definisce come “uno dei più bei bronzi del Museo di Cagliari”, e nella guida al Regio Museo Nazionale di Cagliari, pubblicata a cura di Antonio Taramelli e Raffaello Delogu nel 1936 appare una foto con la didascalia che recita “statuetta in bronzo di nereide”.

venere leisone010Nella stessa guida è pubblicata anche la testa di toro di Leisone, a testimonianza di un periodo in cui i frutti della vigna presso Orani non si limitavano ai soli grappoli d’uva.

A questo punto una proposta.
Considerando che quest’anno ricorrono i 140 anni dal ritrovamento dei reperti di Leisone, perché non provare a farli rientrare a Orani per una mostra temporanea?
Sono convinto che il Sindaco Franco Pinna, attento e sensibile a tutto quello che attiene la cultura e la storia di Orani, muoverà i suoi passi per valutarne la fattibilità.

Non rimane che verificare tale possibilità con la sovrintendenza e con il Museo Archeologico, in modo da promuovere un evento che, oltre a rappresentare un motivo in più di attrazione turistica, permetta, da un lato di far ammirare questi oggetti alla stragrande maggioranza degli oranesi che, molto probabilmente, ignorano l’esistenza di tali tesori, dall’altro di offrire una tangibile e importante testimonianza sulla penetrazione romana nell’interno della Sardegna.

Advertisements

4 risposte a “La “Venere” di Leisone

  1. Interessante contributo… spero che la municipalità di Orani raccolga il suo appello!

  2. non riesco, non voglio capire perché tutti tutti i tesori debbano poi finire a Cagliari ………………

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...