L’avanguardia Russa a Firenze

Lupi nella notte di Aleksej Stepanov (Simferopol' 1858-Mosca 1923) olio su tela (cm 65 x 98) 1912 San Pietroburgo, Museo per la Ricerca Scientifica dell'Accademia Russa di Belle Arti

Lupi nella notte di Aleksej Stepanov (Simferopol’ 1858-Mosca 1923)
olio su tela (cm 65 x 98) 1912 – San Pietroburgo, Museo per la Ricerca Scientifica dell’Accademia Russa di Belle Arti

Il bambino seduto in terra, con un foglio bianco davanti a lui, armato di matite colorate cerca di catturare i segni e i colori del quadro “Lupi nella notte”, un olio su tela dipinto nel 1912 da Aleksej Stepanov.

Questo è la scena che mi si è presentata nel visitare la mostra “L’Avanguardia Russa, la Siberia e l’Oriente”, inaugurata lo scorso 27 settembre e visitabile nel Palazzo Strozzi di Firenze sino al 19 Gennaio 2014.

Lupi nella notte” è il primo quadro che si incontra e se, per il realismo del soggetto, colpisce subito l’immaginazione del visitatore, tanto più colpisce la fantasia dei bambini, invitati a lasciare un segno reinterpretando le opere in mostra o dando libero sfogo alle sensazioni che le opere determinano.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, attraverso la scoperta di 130 tra dipinti, sculture e oggetti, presenta una ricchissima esposizione di opere mai viste in Italia, in un percorso che unisce spiritualità e antropologia, filosofia e sciamanesimo: quasi un viaggio iniziatico verso una nuova frontiera artistica.

Un viaggio che dalle figure in pietra del Neolitico passa ai rituali sciamanici siberiani, alle stampe popolari cinesi, alle incisioni giapponesi, alle teorie teosofiche e antroposofiche e alla filosofia indiana, documentando gli elementi che hanno ispirato, all’ inizio del secolo scorso e poco prima della Rivoluzione d’ottobre del 1917, artisti e scrittori russi, “i nuovi barbari” dell’Avanguardia, nello sviluppare le loro idee estetiche e teoretiche.

Un percorso che spingeva gli artisti a riappropriarsi della propria storia e delle proprie origini, trasfigurando nel presente di inizio ‘900 tutte le suggestioni che arrivavano da quei luoghi lontani, rendendo più fervida e creativa ogni rappresentazione artistica.

Le opere di numerosi artisti, del tutto sconosciuti in Occidente, per la prima volta vengono esposte fuori dalla Russia (Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov, Vasilij Vatagin) mentre autori come Kandisky e Malevič sono universalmente riconosciuti come pedine fondamentali nelle avanguardie artistiche del ‘900. E se Wassily Kandisky (1866-1944) ebbe momenti di gloria ancora in vita, Kazimir Malevič (1879-1935), inviso al regime stalinista morì emarginato e povero, per essere riabilitato e apprezzato solo dopo il 1988.

Supremus n. 58 di Kazimir Malevič (pressi di Kiev 1879-Leningrado 1935) olio su tela (cm 79,5 x 70,5) 1915-1916 - San Pietroburgo, Museo Statale Russo

Supremus n. 58 di Kazimir Malevič (pressi di Kiev 1879-Leningrado 1935)
olio su tela (cm 79,5 x 70,5) 1915-1916 – San Pietroburgo, Museo Statale Russo

Interessante la presenza di alcune artiste che mette in risalto il ruolo di particolare importanza che hanno avuto le donne nell’Avanguardia russa.

Le opere in mostra di Natal’ja Gončarova (1881- 1962), Vera Chlebnikova (1891- 1941) e Alisa Poret (1902-1984) testimoniano come il loro sia stato un contributo chiave in pittura, nell’ambito della scenografia, dell’illustrazione e in quello della produzione tessile. L’apporto femminile fu di rilievo fondamentale proprio per il legame storico tra femminilità e decorazione che permise di unire la cultura popolare a quella dell’Avanguardia e si distinse per una produzione di altissima qualità e originalità.

Una mostra unica, dunque, che, come hanno dichiarato i curatori Nicoletta Misler e John E. BowltIn un’epoca di interazione culturale globale, attesta che anche un secolo fa, una scuola nazionale di pittura dipendeva dagli importanti contatti internazionali. In questo modo l’esposizione offre al visitatore una visione a posteriori e l’apprezzamento dei parallelismi formali, tematici e materiali evidenti nei manufatti occidentali e orientali”.

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