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Un pezzo di Orani che non c’è più

Marina è un’amica di Nuoro con la quale condivido passioni e interessi. Negli anni abbiamo imparato a non “pestarci i piedi” con le nostre ricerche, così se per esempio compare su eBay una cartolina che interessa a entrambi, evitiamo di farci concorrenza in modo da non alzare i prezzi dei prodotti in vendita.

Succede, anzi, che a volte ci si segnali a vicenda gli articoli di reciproco interesse.

Nei giorni scorsi Marina mi ha contattato per segnalarmi che aveva acquistato un lotto di vecchie foto di Nuoro e che, tra queste, ce n’era una riconducibile a Orani. Alla mail era allegata l’immagine qui riprodotta.

foto-orani-da-marina-moncelsiLa foto, datata “Orani 21/4/1929”, raffigura un giovane adolescente con pantalone alla zuava, calzettone lungo, farfallino e cappello a visiera in testa. Il giovane è poggiato al basamento della colonna con la croce che una volta era collocata in Piazza Convento. Lo scorcio di piazza che si intravvede è caratterizzato dalla presenza degli alberi (eliminati definitivamente nei primi anni ’60) e, soprattutto, dallo splendido porticato in pietra che circondava la piazza, demolito durante il ventennio per far posto a quella che era la “casa del fascio”.

Una bella testimonianza visiva di un angolo di Orani che non esiste più … così come non esiste più la foto!.

E’ successo, infatti, che Marina mi abbia fatto omaggio della foto inviandomela tramite le poste italiane. Ebbene, la lettera con la foto non è mai arrivata e la foto si è persa in qualche meandro di smistamento. Per il momento ci accontentiamo della versione digitale e l’unica speranza è legata ai noti disservizi delle poste nostrane: non mi stupirei se, tra qualche anno, un postino, con nonchalance, suonasse alla mia porta per consegnarmi una lettera con foto miracolosamente riapparsa.

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Storie di donne e di emancipazione

8 marzo, giornata della donna. Una giornata dedicata alle donne che, in Italia, venne festeggiata per la prima volta l’8 marzo del 1946 grazie all’iniziativa dell’UDI (Unione Donne Italiane) e grazie a un gruppo di parlamentari del PCI (Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei) che, per la prima volta, introdussero la mimosa come simbolo della giornata.
Una data che, nel tempo, ha assunto significati diversi e ha perso parte del suo significato originario, quando l’obiettivo primario era quello di evidenziare e favorire azioni e iniziative per l’emancipazione della donna.
Una emancipazione che, occorre ricordarlo, nell’Italia del ‘900 aveva proceduto a piccoli passi, con la strenua opposizione di un potere politico, saldamente in mano all’universo maschile, e con il deciso contrasto della Chiesa, propensa a considerare la donna solo come moglie e madre.
Le conquiste delle donne, dunque, hanno sempre dovuto fare i conti con un mondo ostile, chiuso a qualsiasi innovazione, pronto a osteggiare qualsiasi tentativo di “invasione” di attività o professioni considerate esclusivo appannaggio degli uomini.

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Non è stata poca la sorpresa, quindi, quando ho scovato una foto databile intorno al 1880 con il timbro di “Nunziatina Raggi – fotografista” con studio all’ultimo piano di via Tavoleria 1161 a Pisa.
Ho provato a fari ricerche su questa donna fotografa dell’800 ma non sono riuscito a reperire nessuna notizia. Ho potuto verificare, anzi, che in generale, scarseggiano le informazioni su donne fotografe e che, nei rari casi citati, vengono ricordate quasi esclusivamente in quanto mogli o sorelle di fotografi maschi.
Eppure la foto in questione dimostra una notevole capacita tecnica e una sensibilità non comune nel ritrarre il soggetto in posa. La qualifica “fotografista”, poi, non lascia dubbi: Nunziatella Raggi era una fotografa vera ed esercitava tale professione.

E la foto è lì a dimostrare e testimoniare un piccolo passo, già dalla fine dell’800, verso la parità di ruoli e verso il superamento di quelle divisioni sessiste spesso anacronistiche che relegavano le donne in ruoli secondari e marginali e che persistevano anche nella fotografia, come in tutto il mondo dell’arte, di cui la fotografia era considerata una sotto-branca.

Quando le foto ti ritrovano

Grazie a una delle mie grandi passioni, la collezione di antiche cartoline della Sardegna, appena posso giro per mercatini alla ricerca di rarità per arricchire la mia raccolta. Un’appuntamento fisso, tutti i mesi, è il mercatino dell’antiquariato che si tiene a Firenze presso i giardini della Fortezza da Basso. Alcuni anni fa, mentre rovistavo in un banco particolarmente fornito di cartoline e vecchie foto, mi ritrovai per le mani una foto che ritraeva un giovane seduto, in posa, accanto a un vecchio apparecchio radiofonico. Non ebbi dubbi e lo riconobbi subito: era mio suocero, Giuseppe Campanini, nato nel 1906 e morto nel 1981, uno dei primi radiotecnici in Italia.
SUOCERO 029Feci presente la “scoperta” al titolare del banco che, incredulo, sfilò la foto dalla sua custodia: nel retro c’era la firma autografa e una dedica ad un amico farmacista di Sarzana che ne confermavano l’identità. La foto era datata 1927 e il commerciante la vendeva per 25 euro vista la rarità dell’apparecchio radiofonico ritratto accanto a mio suocero. Volevo pagare e acquistare la foto, sconosciuta a tutta la famiglia, per riportarla nell’alveo familiare, ma il commerciante rifiutò i quattrini dicendomi: “No. Te la regalo perchè non sei tu che hai trovato la foto, ma la foto che ha ritrovato te”. Quella foto, ora, fa bella mostra di sè, incorniciata, su un ripiano della mia libreria.

marina 197Oggi, 20 novembre 2014, dopo una decina d’anni, la storia si ripete. Con mia moglie Enrica capitiamo per caso al Mercatino delle Pulci di Firenze, in Piazza dei Ciompi. Mi metto a rovistare in un banco tra vecchie cartoline e vecchie foto e, all’improvviso sobbalzo: “questa è mia cugina!”. Giro la foto e nel retro ho la conferma: c’è l’invio con dedica di mia zia Mattiuccia e di mio zio Francesco che, nel 1964, da Lione in Francia inviavano la foto di mia cugina Marina a qualche loro conoscente non precisato nella dedica.

Confesso che sono rimasto sorpreso ed emozionato nel rivedere Marina da piccola con i suoi bei riccioli biondi e nel ritrovare un pezzo della mia famiglia su una bancarella. E, anche se mi rimarrà sempre la curiosità di scoprire come ha fatto questa foto a finire su un banco del Mercatino delle Pulci di Firenze, devo ammettere che per la seconda volta mi succede di essere ritrovato da una foto.

Orani, Piazza Convento

Un vecchio lotto di fotografie su internet (alcune le ho acquistate io, altre le ha comprate un amico collezionista di Nuoro), ci permettono di ammirare alcune vedute di una Orani oramai scomparsa.

Orani 2In particolare alcune foto, che risalgono ai primi del ‘900, ritraggono scorci della piazza del Convento con l’evidenza di alcuni dettagli che ci svelano come fosse la piazza oltre cent’anni fa.

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(foto Ciceri)

Le foto ritraggono diverse persone all’uscita dalla messa, allora celebrata nella chiesa del convento dato che la parrocchiale era ancora in costruzione, e paiono riprese in periodi diversi visto che una in particolare è scattata d’inverno, con la neve che imbianca la collina di sa Costa, mentre le altre appaiono abbastanza soleggiate e la neve non s’intravvede.

Orani 3La foto con la neve è con molta probabilità da attribuire al fotografo/farmacista nuorese Raffaele Ciceri, autore di uno scatto molto simile caratterizzato da una identica situazione climatica. Daltronde, come è stato documentato nella mostra tenutasi nel 2013 al TRIBU di Nuoro, Ciceri era assiduo frequentatore di Orani.

Orani 5Oltre che per la testimonianza sui costumi indossati, le foto sono interessanti perché documentano com’era la piazza del Convento prima degli interventi fascisti degli anni ’20 e prima di quelli degli anni ’60 che ne hanno determinato la fisionomia attuale.

Orani 4Intanto va evidenziato che la gradinata delle scale che collegava i due livelli della piazza non era centrale come ora, ma era più spostata sulla sinistra, mentre sul lato destro esisteva un’altra rampa più stretta che costeggiava il muro, demolita ed eliminata negli anni ‘60 in occasione del rifacimento della piazza.

La piazza superiore, oltre ad essere alberata, sul lato destro era ancora caratterizzata dallo splendido porticato (visibile nella foto di Ciceri), demolito negli anni ’20 quando fu costruita la “Casa del fascio”, diventata poi scuola materna e attualmente sede della pro-loco.

Orani 6Chiaramente la parte inferiore non aveva le sembianze di oggi visto che al posto dei due bar che oggi caratterizzano la piazza c’era un grande muraglione di contenimento, parzialmente visibile (dietro l’auto parcheggiata) in una foto degli anni ’30.

La famiglia di Arzana

Nei mercatini spesso ci si imbatte in frammenti di Sardegna approdati chissà per quali vie in Continente.
Nel mercatino antiquario di San Miniato (PI) ho comprato un piccolo lotto di sei fotografie di cui tre sicuramente della seconda metà dell’Ottocento e tre dei primi del Novecento.

Le foto sono relative a persone e costumi di Arzana e solo una ritrae una donna che indossa il costume tradizionale che potrebbe essere di Belvì.

arzana FOTO 010 bisarzana FOTO 009 bisLe foto piccole sono su carta intestata dei fotografi cagliaritani Tarasconi e Laj Rodriguez e sono le tipiche foto “formato visita” (cm 6.5 x 11) che imperversavano quando, alla fine dell’800, la fotografia iniziò a diventare un fenomeno di massa.

arzana FOTO 014 bisLa foto col costume di Belvì, eseguita dal fotografo Alfonso Efisio Thermes (Cagliari, 1886-1969), è incollata su un cartoncino con motivi floreali Liberty (cm 13.4 x 20) e  nel retro riporta una dedica: “alla mia buona sorella con grande affetto. Maria – Cagliari 12/05/1908”.

La data manoscritta sulla foto è interessante perché permette di anticipare di qualche anno l’inizio attività di Thermes (solitamente indicata intorno al 1915). È interessante anche da un punto di vista tecnico in quanto è a colori, con effetti ottenuti grazie alle prime tecniche sperimentali che permettevano, comunque, di ottenere risultati apprezzabili. .

arzana FOTO 013 bisIl gruppo familiare (cm 9.5 x 13.5) è incollata su un cartoncino con la scritta “Formato Gabinetto” e non riporta alcuna indicazione sul fotografo. L’immagine testimonia l’inesorabile avanzata dei nuovi stili di vita, con la donna e il vecchio patriarca ancorati al passato dei vecchi costumi tradizionali di Arzana, e il giovane con un abbigliamento “alla cacciatora” con giacca, pantaloni e panciotto di fustagno e con, ben evidente, la catena dell’orologio riposto nel taschino.

Le due foto dei primi del ‘900 (cm 13.7 x 8.7) ritraggono alcuni cavalieri di Arzana, rigorosamente in costume, radunati in occasione di qualche festività. Quella con i cavalieri in primo piano ha nel retro la scritta a matita “Arzana”; per il resto le due foto sono anonime e non riportano alcuna indicazione sul fotografo che le ha eseguite.

arzana FOTO 011 bisarzana FOTO 012 bis

Costumes

costume pauli latino 002costume fonni 004La passione e la curiosità mi hanno portato, negli anni, a sviluppare una particolare attenzione per tutto quello che “racconta” qualcosa della Sardegna.
Libri, quadri, ceramiche, cartoline, sono sempre, sistematicamente, vagliati, sia che si tratti della bancarella di un mercatino piuttosto che lo scaffale di una libreria.
costume fonni 001costume ozieri 011Da qualche anno le possibilità si sono enormemente ampliate grazie a internet che, però, avendo allargato a dismisura il numero dei ricercatori, ha reso molto più difficile la possibilità di reperire oggetti interessanti.
Tra le ultime cose, “viaggiando” su internet, ho scovato un lotto di 14 fotografie di costumi sardi, sicuramente risalenti alla seconda metà dell’800, quando la costume oristano 010fotografia costume nuoro 012costume desulo005costume desulo 008muoveva i primi passi.
Si tratta di piccole foto (cm 6 x 10,5) “formato visita”, applicate su cartoncino rigido. Non riportano alcuna indicazione del fotografo che le ha realizzate e, nel retro, una scritta a matita indica la località a cui il costume si riferisce.
Tutte le foto sono a figura intera, esclusa una scattata a distanza ravvicinata. Solo una foto presenta evidenti danni, le altre costume nuoro 009costume cagliari rigattiere 014sono in ottime condizioni.
Tutte le foto sono colorate a mano.
Con molta probabilità sono da far risalire allo studio fotografico di Eugenio Aruij, attivo a Cagliari intorno al 1860, di cui si conoscono alcune foto simili a quelle da me acquistate e che era conosciuto costume nuoro 003costume cagliari 006proprio per le sue foto colorate a mano.
Altro fotografo attivo a Cagliari nello stesso periodo era Agostino Lay Rodriguez. Anche lui si cimentava nelle foto “formato visita” utilizzando la tecnica “a doppio fondo e colorito istantaneo” che permetteva di applicare una speciale costume aritzo 013costume sedilo 007vernice rossiccia al viso e alle mani dell’immagine.
Occorre segnalare, comunque, che una delle foto in mio possesso (costume di Oristano) è stata pubblicata nel volume “Visioni di Sardegna” di Oliviero Maccioni (Edizioni 3T, Cagliari 1983) ed è attribuita a Giuseppe Luigi Cocco, chimico e farmacista, uno dei pionieri della fotografia a Cagliari, che iniziò l’attività di fotografo nel 1866 e che, tra alterne vicende, proseguì sino al 1878.
Le Foto (da sinistra a destra) si riferiscono ai costumi di: Paulilatino, Fonni maschile, Ozieri,  Fonni femminile, Oristano, Nuoro bambina, Desulo, Desulo, Nuoro maschile, Rigattiere Cagliari, Nuoro bambino, Cagliari, Aritzo, Sedilo.

A Nugoro so andau….

Tra Natale 2012 e Capodanno 2013, ho colto l’occasione per una breve puntata in Sardegna.

raffaele ciceriUna mattinata a Nuoro mi ha permesso di visitare la mostra di Raffaele Ciceri, allestita nei locali del TRIBU, godendo della specialissima guida di Vanna Fois della casa editrice Ilisso di Nuoro, che ha curato il catalogo della mostra.

Devo dire che una visita al TRIBU vale sempre la pena farla in quanto, oltre alle mostre in corso, è sempre possibile visitare l’esposizione permanente delle opere di Francesco Ciusa.

La mostra delle foto realizzate dal farmacista Ciceri, abbraccia un periodo che parte dai primi anni del ‘900 sino a tutti gli anni ’20. Sono immagini che documentano aspetti sconosciuti della vita nuorese e dei paesi dell’interno e che testimoniano la grande passione di Ciceri, oltre al suo notevole bagaglio tecnico.
Le foto, infatti, erano realizzate con un apposito apparecchio in grado di ottenere l’effetto tridimensionale. La cosa è stata ovviamente sfruttata dai curatori della mostra che hanno predisposto appositi pannelli da visionare con occhialini tridimensionali, in grado di simulare, se ci si sposta, addirittura effetti di movimento delle immagini. ciceri_tribu_02Tra le tante foto di Ciceri, un discreto nucleo riguarda Orani, con bellissime immagini di un ballo sardo in Piazza santa Croce, scene di una processione e una straordinaria documentazione fotografica su com’era la sala consiliare di Orani, affrescata dal pittore Mario Delitala antecedentemente alla prima guerra mondiale.

http://www.tribunuoro.it/mostre/elenco/2012-10-31/raffaele-ciceri-fotografie-di-nuoro-e-della-sardegna-nel-primo-novecento

Approfittando della presenza dell’amico Marco Peri, ho continuato il tour nuorese e ho visitato la mostra/performance fotografica dell’artista Gianluca Vassallo, organizzata dall’Associazione Culturale Madriche presso l’ex Casa Sulis, nelle adiacenze di P.zza Su Connottu. I frequentatori della mostra vengono ritratti da Vassallo con uno scatto ravvicinato che ne esaspera tratti e dettagli. foto vassalloLe foto vengono stampate ed esposte in una performance in itinere, destinata a prolungarsi all’infinito. I risultati delle foto sono alquanto “inquietanti” ma testimoniano l’inquietudine generale che caratterizza il nostro mondo di individui e i nostri tempi. Ovviamente anche il mio ritratto è finito tra quelli esposti!
http://www.comune.nuoro.it/index.php/Cultura_e_Sport/Appuntamenti/5780/Pubblico_-_Individuo/Cosa_Pubblica/Pubblici_Individui_del_fotografo_Gianluca_Vassallo.htm

Per concludere la giornata nuorese (grazie anche di una splendida giornata di sole), ci siamo recati verso la chiesa della Solitudine per ammirare l’installazione dell’artista Maria Lai, dedicata a Grazia Deledda.

maria lai nuoro (1) bis maria lai nuoro (6) bisDevo dire che la situazione che si è presentata è stata, a dir poco, imbarazzante: sull’opera di Maria Lai, infatti, campeggiava un cartello con la scritta “Questo monumento (?) di cemento armato sorge su terreno di proprietà privata occupato abusivamente dal Comune di Nuoro. E il Sindaco? Fa lo gnorri e … se ne frega”.
Una situazione umiliante per l’opera di Maria Lai che, sicuramente, non ha bisogno di essere coinvolta in beghe o dispute amministrative.
Una situazione umiliante per la città di Nuoro che, nel momento in cui attraverso i suoi amministratori ha deciso di “onorare” Grazia Deledda con un’opera di Maria Lai, dovrebbe aver appurato la disponibilità del sito dove installare l’opera.
E’ una situazione che l’amministrazione (sindaco in testa) deve rapidamente affrontare e risolvere, per dare il giusto risalto all’opera dell’artista Maria Lai, che deve essere portatrice solo di messaggi positivi e culturalmente alti, e non di meschine e burocratiche dispute paesane.