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Le “Cartoline” di Nivola

nivola-i-miss-you-heather-1978 Nel 1978 per la Artists’ Postcard di New York, una associazione che coinvolgeva artisti nella realizzazione di cartoline postali, Costantino Nivola realizza una cartolina che sarà esposta anche nel Cooper-Hewitt Museum del Smithsonian Institution’s National Museum of Design.

La cartolina, dal titolo “I miss you Heather” (mi manchi Heather), sarà lo spunto per una serie di lavori realizzati da Nivola, a penna e pastello su carta, dal titolo “Cartoline da…”. Alcune di queste opere sono state pubblicate nel volume Nivola dipinti e grafica (Jaca Book, Milano 1995) curato da Alberto Crespi, Fred Licht e Salvatore Naitza.

foto-088-dicomano-2-013bisDi questa serie fa parte anche la litografia del 1980 “Cartoline da Cagliari”.

In questo lavoro delle cinque cartoline che compongono il quadro, in una sorta di falso collage, solo una è in bianco; le altre sono riprodotte come se fossero state spedite da Cagliari a indirizzi e persone realmente esistenti.

L’opera assume così il senso di un messaggio collettivo, mediato tramite la narrazione breve e discorsiva riservata normalmente alle cartoline.

Con questo artifizio Nivola fa emergere tutto il suo carattere, “un poco rude nelle sue espressioni laconiche e tassative che sembravano provenire da un profondo silenzio e da una assorta meditazione”(U.Collu, 1995).

Così, dal groviglio di segni che fanno intuire alcune peculiari caratteristiche di Cagliari, emergono le cartoline indirizzate alla moglie Ruth, alla nipote Tonina e al marito Antonio Rusui, a Miriam Chiaromonte e a Richard Bender.

foto-089-dicomano-2-007Sono cartoline personali, con osservazioni mirate e acute che, come nel caso della cartolina indirizzata a Ruth, saranno riportate nel volume postumo “Ho bussato alle porte di questa città meravigliosa”, pubblicato dalla Arte Duchamp di Cagliari nel 1993, che raccoglie scritti e riflessioni di Nivola.

Scrive Nivola: “Cagliari, maggio 17 ’80. Cagliari, come Atene, è una foresta di balconi di cemento. Tra queste trivialità architettoniche, il Bastione e il Castello, come il Partenone, sono un’apparizione inaspettata e felice. Ti abbraccio. Costantino

foto-090-dicomano-2-017La cartolina a Tonina (Tonia, scrive Nivola), figlia della sorella Maria, e al marito Antonio Rusui è scritta in sardo. Ai due, che a Orani gestivano un bar, Nivola scrive: “Cagliari, 17 maggio 80. Tonia e Antoni istimaos, in sa profescione de Sant’Efisiu sas bellas zovanas in costumes de gala sun coladas caminande a passos de pudda abbizzandesi abbadiadas chin ispantu. Nos àna crepau in cara bulloncas maccas de cingomma. A menzus biere, ziu Titinu (Tonia e Antonio stimati, durante la processione di Sant’Efisio le belle giovani con i costumi di gala hanno sfilato a passo di gallina sentendosi osservate e ammirate. E ci hanno fatto scoppiare in faccia le bolle con la gomma da masticare. Arrivederci a presto. Zio Titino”.)

foto-092-dicomano-2-005A Bender Nivola scrive in inglese: “Caro Richard, l’architettura che amo di più a Cagliari è quella che non esiste, negli spazi vuoti, dove in questa stagione sbocciano i papaveri e i carciofi selvatici. I migliori auguri. Tino”

Dello stesso tenore è anche la cartolina indirizzata a Miriam Chiaromonte a Roma. “Cara Miriam, come nella Russia di Tolstoi quando si parlava tanto in francese per dire poco, a Cagliari si foto-091-dicomano-2-008parla molto – e assai bene – in italiano anche se per dire ancora meno. Si vede che ciò che veramente conta si può dire, magari brontolando, soltanto nella lingua materna. Con affetto Titino. Cagliari 17 maggio 1980”.

L’opera è la sintesi dell’uomo Nivola, con l’utilizzo delle tre lingue a lui congeniali (sardo, italiano e inglese) e con le cartoline alla moglie, ai parenti di Orani, al decano di Berkeley (quell’anno Nivola insegnava lì) all’amica Miriam Rosenthal, moglie di Nicola Chiaromonte, un intellettuale italiano che, come Nivola, era scappato prima in Francia poi negli Usa per le sue idee ostili al fascismo.

Dalle cartoline emerge chiaramente anche una sottile “antipatia” per Cagliari, che in quell’anno vede Nivola esporre alla Galleria Arte Duchamp e che, in quel momento, rappresenta la punta più avanzata della Sardegna che cambia e non risponde più ai canoni dell’artista: l’irriverenza delle ragazze in costume che fanno le bolle col chewing-gum, i discorsi vuoti in italiano e la selva di balconi e il cemento che riempie tutti gli spazi.

(Brano tratto dal mio libro “Il Nivola ritrovato”, Nardini Editore, Firenze 2012)

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Italiani a Harvard

italiani a harvard 284Costantino Nivola è morto nel 1988 e, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, l’interesse sulla sua figura e sulla sua opera non accennano a diminuire.
Prova ne sia il libro “Italiani a Harvard. Costantino Nivola, Mirko Basaldella e il Design workshop (1954-1970)” che si va ad aggiungere alla numerosa pubblicistica comparsa negli ultimi anni sull’artista di Orani.
L’autore di questo testo, pubblicato nel luglio 2015 da Franco Angeli Editore, è Kevin McManus, docente di Istituzioni di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Contemporary Art presso la sede milanese di IES Abroad.

Nivola a Harvard

Nivola a Harvard

Come riportato nella presentazione, “il volume analizza l’attività didattica degli artisti Costantino Nivola (dal 1954 al 1957, e nel 1970) e Mirko Basaldella (1957-69) presso la Graduate School of Design della Harvard University, concentrando, in particolare, l’attenzione sul Design Workshop, fondato nel 1956 anche grazie al contributo di Nivola, suo primo direttore, e poi coordinato da Basaldella fino alla sua morte nel 1969”.
Siamo a Cambridge, Massachusetts, nel 1954 quando l’artista sardo Costantino Nivola riceve l’incarico di direttore del corso di “Fondamenti del Design”.
In quella che ancora oggi è considerata una delle più importanti università al mondo, in un dipartimento che contava tra le sue file alcuni dei più importanti progettisti, storici e teorici al mondo impegnati nel portare avanti gli ideali sviluppati in Germania nel Bauhaus, e ereditati direttamente dal grande maestro Walter Gropius, si diede vita a un’esperienza didattica destinata a lasciare un segno indelebile nell’arte e nella storia del design americano del secondo ‘900.
Quella del Design Workshop della Harvard University fu un’esperienza tutta italiana, diretta prima da Nivola (1956-57, e 1970) e poi dal collega Mirko Basaldella (1957-69) nell’ambito della Graduate School of Design. Questo laboratorio costituì una delle più interessanti applicazioni sul campo, oltre che degli insegnamenti del Bauhaus, di quell’idea di “learning by doing” (imparare facendo) che animava il mondo dei college fin dall’inizio del ‘900 e che da sempre aveva caratterizzato il percorso artistico e professionale di Nivola e Basaldella.
L’Autore, nel libro, spiega come tale aspetto influì sul perché un insegnamento legato al problematico concetto di “design” venne affidato ai due artisti italiani in un momento sto-rico in cui l’America, anche in campo culturale, aveva ormai assunto un ruolo da protagonista.
McManus, dopo un inquadramento storico e teorico relativo alla definizione di “design”, sottolinea l’ importanza di tale pratica per quanto riguarda i contenuti e le metodiche di insegnamento dell’arte nell’università americana, soprattutto in considerazione della grande importanza rivestita dall’applicazione del modello-Bauhaus.
Non a caso il volume sottolinea proprio la distanza che si venne a determinare tra l’arte prodotta dall’avanguardia americana e quella insegnata a livello universitario: due diverse formulazioni del “modernismo” che caratterizzava la produzione artistica del periodo.

Autoritratto di Mirko Basaldella

Autoritratto di Mirko Basaldella

Il lavoro di Nivola e Basaldella, ma anche di Bruno Munari, che fu invitato a Harvard nel 1967 dove tenne alcune lezioni, si colloca tra queste due tendenze, in una situazione che riesce a mediare tra una visione accademica, più legata al mondo delle università, e una più creativa, libera da vincoli teorici, in grado di spingersi verso nuovi e sperimentali terreni di ricerca.
Fu così che l’esperienza di Harvard divenne unica nel mondo dell’arte e del design in quanto, ispirandosi alla tradizione del Bauhaus e di Walter Gropius, permise a Nivola prima e a Basaldella poi, di portare avanti un insegnamento e una didattica in grado di incidere profondamente sulla cultura artistica americana del secondo dopoguerra, contribuendo così non poco alla formazione di diverse generazioni di artisti.
Un’esperienza che conferma ancora una volta il ruolo di primo piano svolto da Nivola e le sue grandi capacità organizzative e di comunicazione che, non a caso, lo porteranno ad essere uno dei pochi docenti nella storia ad aver insegnato presso ben quattro degli otto college dell’Ivy league, titolo che accomuna le otto più prestigiose ed elitarie università degli Stati Uniti d’America.

Costantino Nivola: The Sandman

1 copertina lookLa rivista americana Look del 19 giugno 1951, tra servizi su Eleanor Roosvelt, articoli sulla caccia ai comunisti in America, cronache sulle ultime avventure cinematografiche di Dean Martin e Jerry Lewis, dedica ampio spazio a Costantino Nivola (1911-1988) e alla sua innovativa tecnica per realizzare sculture sulla sabbia: non a caso Nivola è definito “The Sandman”, l’uomo della sabbia, che in soli 20 minuti realizza sculture in riva al mare utilizzando “il gesso e una vivace immaginazione”.
Molti bagnanti abbronzati – scrive l’anonimo articolista – hanno costruito capolavori nella sabbia, solo per vedere la marea portarseli via. L’estate scorsa, l’artista sardo Costantino Nivola ha trovato un modo per portarsi a casa il suo lavoro. Versando gesso liquido nella forma che aveva scavato nella sabbia, Tino ha creato sorprendenti forme scultoree. I critici nell’attesa di vedere queste sculture nelle gallerie di New York, hanno già evidenziato la loro primitiva, intrinseca qualità, in netto contrasto con l’esuberante indole dell’artista”.
Siamo alle origini del “Sand-casting”, uno dei pochi contributi innovativi per quanto riguarda la scultura del ‘900, la tecnica ideata da Nivola che contribuì enormemente ad accrescere la popolarità dell’artista.

E siccome l’intuizione avvenne quasi per caso, mentre Nivola giocava in spiaggia con i figli, ecco che l’articolo spiega dettagliatamente (con tanto di foto) come eseguire un “Sand-casting”, se non per realizzare una scultura, almeno per divertirsi.

3 SANDMAN FOTO 21) Cerca un luogo pulito, inumidisci la sabbia e assicurati che la marea non arrivi. Tino, con la figlia Chiara che indossa un poncho, ha trovato un buon posto
4 SANDMAN FOTO 3

2) Con le mani dai dei colpetti sulla sabbia per renderla compatta. Raduna gli attrezzi: secchio, coltello, cazzuola e cucchiai
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3) Con il coltello disegna il contorno della scultura nella sabbia lisciata
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4) Scava la sabbia con un cucchiaio per fare lo stampo. Non scavare troppo in profondità.

7 SANDMAN FOTO 65) Riempi lo stampo con il gesso e, nell’attesa che si indurisca, puoi fare una nuotata veloce.

8 SANDMAN FOTO 76) Dopo 15 minuti, tira fuori la scultura e spazzola via la sabbia che è in più; il rivestimento di sabbia rimanen-te conferisce alla scultura l’aspetto simile a una pietra

9 SANDMAN FOTO 87) La tua soddisfazione sarà grande quanto quella di Tino quando vedrai il risultato.

L’articolo, con l’ausilio di alcune foto, illustra poi come Nivola utilizzi le sue opere.

La foto di apertura del servizio ritrae Nivola sulla spiaggia di Long Island con due sue opere appena realizzate: “Il Falco” e “La Dea

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Una delle foto inquadra uno scorcio della sala da pranzo di Nivola: a sinistra è visibile un dettaglio del murales realizzato da Le Corbusier nel 1950 durante uno dei suoi soggiorni a casa di Nivola, e alla parete una composizione di Saul Steinberg. La scultura colorata “La sposa” è fissata a due tubi ed è illuminata dal basso con una lampada realizzata utilizzando una costruzione-giocattolo, anche questa un’idea originale di Nivola: sfruttando le possibilità di incastro di una sorta di “meccano”, un gioco di costruzione per bambini, creava oggetti d’arredo e di uso pratico.

10 SANDMAN FOTO 9 bisIn un’altra foto, il figlio Pietro sorregge la scultura “Il Falco” mentre Nivola la fissa sul paravento di assicelle che divide il giardino in ambienti esterni, una di quelle strutture create da Nivola, in collaborazione con Bernard Rudosfky (1905-1988), che fecero di questo giardino un laboratorio di sperimentazioni architettoniche e artistiche.

11 SANDMAN FOTO 10Nell’ultima foto Tino indica la scultura “La vedova”, collocata vicino al barbecue, in uno spazio all’aperto dove un telaio in legno sorregge delle tapparelle di bambù per potersi riparare dal sole estivo.

12 SANDMAN FOTO 11Le foto illustrano i passaggi relativamente facili per riprodurre rapidamente sculture a basso costo con sorprendenti risultati grazie alla porosità dovuta alla superficie sabbiosa. L’autore dell’articolo alla fine osserva che: “anche se il gesso durerà un bel po’ al coperto, Nivola ora sta valutando le possibilità legate all’uso del calcestruzzo o di altri materiali più durevoli” da utilizzare in una “spiaggia assolata” che l’Artista definisce “lo studio perfetto dello scultore: salutare, buona luce, affitto basso”.

La Scuola di Atene a Cambridge

Una parete bianca e una porta.
Questo è lo scenario che si presentò a Costantino Nivola quando, alla fine degli anni ’70, da parte dello studio di Architettura Cambridge Seven Associates di Cambridge, gli venne commissionato un murales per gli uffici siti al numero 1050 sulla Massachusetts Avenue.
Una parete bianca dove la porta d’accesso alle scale d’emergenza dello stabile rischiava di essere un elemento di disturbo e che necessariamente doveva essere “coinvolta” nella stesura definitiva dell’opera, diventandone anzi un elemento caratterizzante.

Nivola studia, riflette e ad un tratto la geniale intuizione: dagli scrigni della memoria riaffiora una soluzione analoga, già magistralmente risolta da un grande artista del passato. In quel momento Costantino Nivola vede il murales finito che abbraccia tutta la parete, sviluppando un racconto di forme e colori che trova degna conclusione aggirando la porta e facendola diventare tutt’uno con la sua idea.
Raffaello Stanza della SegnaturaNella mente di Nivola si palesano e iniziano a prendere vita le forme e i colori dell’affresco “La Scuola di Atene”, dipinto nelle stanze vaticane tra il 1509 e il 1510, da Raffaello Sanzio.
Nivola, in innumerevoli bozzetti a carboncino o con inserti cromatici, reinterpreta le figure e le volumetrie dipinte da Raffaello: la parete si riempie e il disegno aggira quella porta che diventa parte integrante della costruzione pittorica, così come aveva fatto Raffaello nelle stanze vaticane quando la inglobò tra le architetture dipinte.

E’ in questo modo che mi piace pensare sia avvenuta la genesi del murales realizzato da Nivola al numero 1050 della Massachusetts Avenue di Cambridge negli Stati Uniti.
E così mi piace pensare quando guardo uno dei suoi bozzetti, acquistato in un’asta americana, che ora campeggia su una parete del mio studio a Firenze.

nivola mereu bozzettoUno di quei bozzetti che hanno contribuito alla nascita del murales e che, unitamente ai tanti altri esistenti (sono ben otto quelli in possesso dell’architetto Peter Chermayeff) testimoniano della grande capacità creativa di Nivola, in grado di trarre ispirazione ma anche di confrontarsi con un’opera collocata nell’Olimpo dell’Arte come “La Scuola di Atene” di Raffaello.

nivola chermayeff bozzetto grande 1

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nivola chermayeff bozzetto piccolo 1 bisnivola chermayeff bozzetto piccolo 2nivola chermayeff bozzetto piccolo 3nivola chermayeff bozzetto piccolo 4nivola chermayeff bozzetto piccolo 5nivola chermayeff bozzetto piccolo 7Il risultato dell’operazione artistica di Nivola, oltre che coraggioso, è stupefacente ed emozionante per la sfida intrapresa e per quello che è riuscita a produrre.
Nivola, che forse per la prima volta si confronta con un’opera classica, trasforma i diversi personaggi de “La Scuola di Atene” in forme stilizzate, scultoree che comunque, nella composizione del graffito, mantengono una riconoscibile identità, quasi una traccia genetica rispetto al dipinto di Raffaello.

Murales image1Murales image2Murales image3Murales image4Un risultato che dimostra come l’Arte sia universale e non abbia tempo. L’Arte che nasce, cresce, si sviluppa, si muove e si trasforma, stimola sensazioni e genera emozioni. L’Arte che viaggia veloce come un’idea, come un raggio di luce e, partendo dalle stanze vaticane romane del 1500, è capace di approdare persino negli uffici di uno studio di architettura a Cambridge, negli Usa, negli anni ’70 del Novecento.

 

Nelle foto:

Stanze vaticane – la Stanza della Signatura con gli affreschi di Raffaello, il bozzetto di proprietà Mereu, gli otto bozzetti di proprietà Chermayeff, il murales realizzato a Cambridge – USA (foto di Kewsi Arthur di Cambridge 7 )

Un ringraziamento di cuore a Claire Nivola e a Peter Chermayeff per la grande gentilezza e disponibilità.

SVEGLIATEVI SARDI!

FaticoniAnche se non arriva a essere una nevrosi, è un sentimento di nostalgia. Sento la necessità di tornare. Mi muovo comodamente in qualsiasi ambiente, ma come la sento in Sardegna non l’ho mai sentita in alcun altro luogo, la sensazione di appartenenza: di natura, di affinità col clima, piante, natura, biologia. Se passo per la Sardegna in auto, mi vedo coricato in qualsiasi posto, e in quel posto come parte integrante. Sensazione di appartenere atavicamente“.
Questa è la risposta di Costantino Nivola a Mario Faticoni che gli chiedeva: “Che sentimenti ha per la Sardegna in questi anni?”.
Questa e altre domande e risposte oggi possiamo leggerle in un piccolo volume, “Svegliatevi Sardi!“, che raccoglie un intervista al grande artista di Orani, fatta da Faticoni a New York nel 1978.
L’intervista, rimasta per tutti questi anni chiusa in un cassetto, è ora disponibile grazie alla casa editrice AM&D Edizioni di Cagliari che, nel 2013, l’ha pubblicata nella collana “I Piccoli Griot”. Il volumetto costa 8 euro ed è costituito da 73 pagine di cui alcune fotografiche, con foto di Nivola e vedute di New York scattate dallo stesso Faticoni.
Mario Faticoni, giornalista e attore (è stato, dagli anni ’60 in poi, uno dei protagonisti della nascita del teatro in Sardegna), bene ha fatto a pubblicare l’intervista a Nivola che, a quasi quarant’anni di distanza, appare ancora attuale, soprattutto per la lucida visione dell’artista rispetto ai problemi della sua terra che, in massima parte, sono ancora irrisolti o malamente affrontati.
Nella prefazione, Faticoni scrive: “Nivola parla a dirotto, con passione e candore. Denuncia la mancata opera su Gramsci ad Ales, l’infatuazione per la civiltà esterna, la superstrada rettilinea in stile olandese, il disamore dei sardi per la propria terra, il tradimento della lingua, uno spirito ancora intriso di crudeltà, l’insensibilità estetica, l’assenza di poesia, la sciatteria nel costruire, “ovili come porcili”, plastica al posto dei cesti, alberi tagliati…
Ma la denuncia ha un tono dolce, sereno:“La loro non è ostilità, è indifferenza”. E quando dice “Vi fate fare queste cose”, c’è sorriso, bontà, come dire: “Sbagliate, ma vi potete correggere, se volete”. Il viso è sereno, la voce lieve, si è a tavola, si mangia.
E non è la levità disincantata dell’emigrato. Altri emigrati non hanno questa voce … La voce di Nivola è di un dolore distillato, voce paziente di un’esigua speranza, dell’uomo bambino che racconta Orani, dell’uomo incantato dalla vita, che di notte si fonde con la sua terra sdraiato su un prato“.
Un libro che aggiunge un altro piccolo tassello per conoscere e comprendere meglio l’uomo e l’artista Nivola. Un libro da comprare e da leggere!

Nivola a Harvard

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Una foto acquistata su Ebay ritrae lo scultore Costantino Nivola (1911-1988) sorridente e il figlio Pietro davanti al murale, appena ultimato, nella mensa della Quincy House dell’Università americana di Harvard. Scattata da un fotografo dell’agenzia fotografica UPI (United Press International), riporta la data del 16/09/1959 anche se l’opera venne realizzata da Nivola nell’agosto del 1959, nell’arco di una sola giornata.
nivola harvard177Nel retro della foto un appunto dattiloscritto riassume le informazioni poi puntualmente riprese dal giornale The Harvard Crimson, quotidiano del College di Harvard, nel numero del 21 settembre 1959, che così da notizia dell’evento: “lo scultore sardo Costantino Nivola ha realizzato due opere per la nuova ala del Quincy House. Il suo graffito – una combinazione di affresco e incisione su stucco bianco – adorna la parete ovest della sala principale, mentre un bassorilievo di Nivola è stato collocato sul muro che separa il vano scale dalla sala da pranzo.
Il graffito, che l’artista e il suo figlio quindicenne Peter hanno completato in un giorno di lavoro nel mese di agosto, è di 30 piedi di larghezza e 16 piedi di altezza. L’artista ha eseguito il suo lavoro seguendo una squadra di stuccatori che stendevano uno strato di intonaco bianco sopra la parete nera. Nivola prima ha delineato le sue figure con la pittura e con un pennello sottile. Poi lui e suo figlio hanno riempito i contorni con il blu intenso, il giallo e l’arancio. Infine Nivola ha graffito linee profonde attraverso i colori e l’intonaco, sino a giungere alla parete nera.
Il bassorilievo, invece, è stato realizzato all’inizio dell’anno nello studio di Nivola a Long Island ed è stato spedito a Cambridge in sezioni. Il lavoro è stato poi montato sulla parete dove è stato fissato con cemento e con bordure di ottone per legare insieme i pezzi”.
QuincyHouseLo stile del Graffito rientra nella tecnica già sperimentata da Nivola anche nel decoro della facciata della chiesa di Sa Itria a Orani (1958), con lo strato di intonaco bianco steso sopra un intonaco scuro, in modo da far dettaglio muralesrisaltare le figure incise e con, in più, rispetto a Orani, l’aggiunta di zone colorate a colori vivaci.
Il bassorilievo, invece, è un classico sand-casting realizzato da Nivola seguendo la tecnica da lui inventata, quella che il critico d’arte Gillo Dorfles definì “negativizzazione dell’impronta”, e che consisteva nell’eseguire una colata di cemento su figure in negativo realizzate nella sabbia.
Il graffito, anche se ancora visibile nella sua collocazione originaria, non ha mai goduto di grande apprezzamento. Nella pubblicazione “Quincy House, Its Art and Architecture” apparsa nel 1969 per commemorare i 10 anni della struttura, ad esempio, si parla di “reazioni di rabbia” per il graffito che viene definito come un “folle scarabocchio dipinto con le dita” e, ancora nel 2003, un articolo su The Harvard Crimson sottolinea che “gli oppositori del graffito saranno felici di sapere che esistono delle tende per coprirlo”.
murales OlivettiPer un’opera non apprezzata, comunque, c’è sempre un’opera che riscuote grande successo.
E proprio ad Harvard, nello Science Center, è possibile ammirare lo splendido bassorilievo realizzato originariamente da Nivola nel 1952 per lo show room della Olivetti a New claire nivolaYork. Dopo la chiusura del negozio nel 1970, il bassorilievo è stato smontato e rimontato ad Harvard dove è stato restaurato, nel 2002, per quanto riguarda le parti cromatiche, dalla figlia di Nivola, Claire.

Michele Schirru e Costantino Nivola: idee di libertà

Nel 1931 Michele Schirru, anarchico sardo originario di Padria (SS), residente negli USA, partì dall’America per l’Italia con la precisa intenzione di assassinare Mussolini.

Michele Schirru

Michele Schirru

Per una serie di vicende Schirru fu scoperto e arrestato dalla polizia fascista prima che potesse attuare il suo proposito.

Dopo un processo farsa che trascurò i più elementari diritti legali (durante la cattura, tra l’altro, Schirru fu gravemente ferito), l’anarchico fu condannato a morte per fucilazione. L’esecuzione della sentenza avvenne ad opera di un plotone di esecuzione composto esclusivamente da militari sardi che, così, salvarono “l’onore” della Sardegna, offesa dal tentativo di Schirru.

La vicenda di Schirru lasciò un segno profondo nell’artista Costantino Nivola che in un certo qual modo si identificava con l’anarchico: entrambi sardi, entrambi vicini alle idee libertarie e antifascisti convinti, entrambi emigrati negli Stati Uniti.

Non è un caso, quindi, se negli anni ’70, quando l’artista decide di onorare la memoria di Schirru, nei numerosi schizzi e disegni che realizza, la figura dell’anarchico sia spesso rappresentata proprio da un autoritratto di Nivola.

L’idea di Nivola era di realizzare una sorta di quadro storico che recuperasse dall’oblio la figura dell’anarchico, sconosciuta ai più e che rischiava di essere dimenticata.

Nivola esegue numerosi disegni e schizzi preparatori, col pensiero rivolto a un’opera monumentale che ricordasse degnamente Schirru e che imprimesse nella memoria l’orrore del plotone di militari sardi, accorsi in massa, per eseguire la fucilazione del conterraneo “traditore”.

I disegni di Nivola, nel 1977, vennero esposti alla galleria Il Segno di Roma, ma rimasero allo stato embrionale rispetto al progetto destinato a esaltare la figura di Schirru.

nivola schirru (13bis)L’unica cosa definita e giunta a compimento di quel ciclo di disegni è una litografia (sempre del 1977) che raffigura la scena del processo a Schirru, ambientato nel foro romano dominato da rovine classiche e da una lapide che riprende un brano del discorso che Cicerone, nel 54 a.C., pronunciò contro i sardi e in difesa di Scauro.

È la stessa ambientazione che compare in numerosi disegni e schizzi, con l’imputato in piedi, al centro della scena, i giurati pronti a condannarlo e i sardi, chiamati per la fucilazione che, in attesa della sentenza farsa, organizzano una sorta di fiera paesana, con tanto di maiali e agnelli squartati approntati per il banchetto.

foto 113 nivola dicomano 5 novembre 2011 028Durante le ricerche per il mio libro “Il Nivola ritrovato” (Nardini Ed., 2012), ho avuto modo di visionare e descrivere uno dei disegni realizzati da Nivola per ricordare Schirru. Il disegno, come riportato nella dedica autografa di Nivola, era definito come un “mancato tentativo di esprimere l’epica storia di un sardo”. Una dedica amara che, ancora una volta, sottolineava la scarsa attenzione che un progetto di Nivola aveva incontrato tra le istituzioni e che si andava ad aggiungere alle delusioni che, proprio in quegli anni, erano giunte dalla bocciatura dei progetti per i monumenti a Gramsci e alla Brigata Sassari, rifiutati dai comuni di Ales e di Sassari.