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La Scuola di Atene a Cambridge

Una parete bianca e una porta.
Questo è lo scenario che si presentò a Costantino Nivola quando, alla fine degli anni ’70, da parte dello studio di Architettura Cambridge Seven Associates di Cambridge, gli venne commissionato un murales per gli uffici siti al numero 1050 sulla Massachusetts Avenue.
Una parete bianca dove la porta d’accesso alle scale d’emergenza dello stabile rischiava di essere un elemento di disturbo e che necessariamente doveva essere “coinvolta” nella stesura definitiva dell’opera, diventandone anzi un elemento caratterizzante.

Nivola studia, riflette e ad un tratto la geniale intuizione: dagli scrigni della memoria riaffiora una soluzione analoga, già magistralmente risolta da un grande artista del passato. In quel momento Costantino Nivola vede il murales finito che abbraccia tutta la parete, sviluppando un racconto di forme e colori che trova degna conclusione aggirando la porta e facendola diventare tutt’uno con la sua idea.
Raffaello Stanza della SegnaturaNella mente di Nivola si palesano e iniziano a prendere vita le forme e i colori dell’affresco “La Scuola di Atene”, dipinto nelle stanze vaticane tra il 1509 e il 1510, da Raffaello Sanzio.
Nivola, in innumerevoli bozzetti a carboncino o con inserti cromatici, reinterpreta le figure e le volumetrie dipinte da Raffaello: la parete si riempie e il disegno aggira quella porta che diventa parte integrante della costruzione pittorica, così come aveva fatto Raffaello nelle stanze vaticane quando la inglobò tra le architetture dipinte.

E’ in questo modo che mi piace pensare sia avvenuta la genesi del murales realizzato da Nivola al numero 1050 della Massachusetts Avenue di Cambridge negli Stati Uniti.
E così mi piace pensare quando guardo uno dei suoi bozzetti, acquistato in un’asta americana, che ora campeggia su una parete del mio studio a Firenze.

nivola mereu bozzettoUno di quei bozzetti che hanno contribuito alla nascita del murales e che, unitamente ai tanti altri esistenti (sono ben otto quelli in possesso dell’architetto Peter Chermayeff) testimoniano della grande capacità creativa di Nivola, in grado di trarre ispirazione ma anche di confrontarsi con un’opera collocata nell’Olimpo dell’Arte come “La Scuola di Atene” di Raffaello.

nivola chermayeff bozzetto grande 1

nivola chermayeff bozzetto grande 2

nivola chermayeff bozzetto piccolo 1 bisnivola chermayeff bozzetto piccolo 2nivola chermayeff bozzetto piccolo 3nivola chermayeff bozzetto piccolo 4nivola chermayeff bozzetto piccolo 5nivola chermayeff bozzetto piccolo 7Il risultato dell’operazione artistica di Nivola, oltre che coraggioso, è stupefacente ed emozionante per la sfida intrapresa e per quello che è riuscita a produrre.
Nivola, che forse per la prima volta si confronta con un’opera classica, trasforma i diversi personaggi de “La Scuola di Atene” in forme stilizzate, scultoree che comunque, nella composizione del graffito, mantengono una riconoscibile identità, quasi una traccia genetica rispetto al dipinto di Raffaello.

Murales image1Murales image2Murales image3Murales image4Un risultato che dimostra come l’Arte sia universale e non abbia tempo. L’Arte che nasce, cresce, si sviluppa, si muove e si trasforma, stimola sensazioni e genera emozioni. L’Arte che viaggia veloce come un’idea, come un raggio di luce e, partendo dalle stanze vaticane romane del 1500, è capace di approdare persino negli uffici di uno studio di architettura a Cambridge, negli Usa, negli anni ’70 del Novecento.

 

Nelle foto:

Stanze vaticane – la Stanza della Signatura con gli affreschi di Raffaello, il bozzetto di proprietà Mereu, gli otto bozzetti di proprietà Chermayeff, il murales realizzato a Cambridge – USA (foto di Kewsi Arthur di Cambridge 7 )

Un ringraziamento di cuore a Claire Nivola e a Peter Chermayeff per la grande gentilezza e disponibilità.

Storie di emigrazione e d’anarchia

Di Ezio Taddei (1895-1956), scrittore livornese, anarchico e antifascista, si conosce poco, visto che i suoi libri non sono stati ristampati. Basti pensare che quella che è considerata la sua opera più importante, “Il pino e la rufola”, uscito originariamente nel 1945 negli Stati Uniti con il titolo “The Pine Tree and the Mole”, è stato pubblicato in Italia solo nel 2004 grazie alla casa editrice Spoon River di Torino.
Taddei ha avuto una vita avventurosa (si rimanda a: http://it.wikipedia.org/wiki/Ezio_Taddei), fatta di prigionia nelle carceri fasciste, di emigrazione negli USA, di impegno sociale accanto ai diseredati.
Esiste una biografia scritta da Domenico Javarone (Vita di scrittore (Ezio Taddei), Macchia Ed.,  1958), che racconta le mille traversie che Taddei ha dovuto affrontare nella sua travagliata esistenza.
Proprio Javarone racconta della militanza anarchica di Taddei negli USA e della stretta collaborazione con Carlo Tresca, editore del giornale anarchico Il Martello, ed impegnato attivamente nel cercare di fermare i tentativi da parte di Benito Mussolini di organizzare gli immigrati italiani in gruppi di appoggio al Fascismo.
Pare che proprio questo sia stato il motivo per cui nel 1943 Tresca venne assassinato. Un omicidio questo sul quale Taddei svolse una sua personale indagine dove individuava come responsabili i mafiosi Carmine Galante e Frank Garofolo, ipotizzando un mandato diretto di Mussolini. (l’inchiesta di Taddei sul caso Tresca è stata ristampata nel 2006 dalle EdizioniIl Grappolo).
Nel suo libro, raccogliendo la testimonianza di Taddei, Javarone descrive la scena dell’omicidio di Tresca e racconta che i primi ad accorrere furono lo stesso Taddei e lo scultore sardo Costantino Nivola.
Una testimonianza questa sullo stretto legame tra Taddei e Nivola e tra Nivola e gli ambienti anarchici e antifascisti americani.
Non a caso uno dei libri pubblicato da Taddei in America è illustrato proprio da Costantino Nivola.

Il volume, “Parole collettive”, che fu pubblicato nel 1941 dalla S.E.A. di New York in italiano con una lettera di Taddei dal carcere di Civitavecchia e la prefazione di Alfredo Segre, raccoglie sette racconti di Taddei ed ha la copertina e sette illustrazioni interne di Nivola.
La copia in mio possesso riporta la dedica autografa di Taddei a Adrianne Foulke che, nel 1942, firmerà la prefazione all’edizione in inglese del libro, apparso nella traduzione di Frances Keene con il titolo “Hard as Stone”.

Rispetto all’edizione in italiano la copertina dell’edizione inglese non è più illustrata e non è stata inserita la lettera dal carcere di Civitavecchia.
Allegate alla copia in mio possesso, due note dattiloscritte, di Arturo Giovanniti e di G.A.Borgese, datate 1940, che incoraggiano Taddei alla pubblicazione di un testo incentrato sul crudo realismo e  “dove si raggiunge il limite estremo della letteratura nuda e feroce”.
Una nota che riassume l’essenza dei racconti di Taddei, sempre scarni, scritti con un linguaggio poco incline a travisare una realtà popolata da emarginati, diseredati e figure ai margini della società, impegnate in una continua lotta quotidiana, per la sopravvivenza, ma anche per la libertà.