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Flavio Orlando: alle origini dell’oreficeria in Sardegna

Capita, a volte, che in maniera del tutto fortuita ci si imbatta in qualcosa di colucci 419inedito o sconosciuto. Questo è quello che successe a Flavio Orlando (1962-2001), storico dell’arte e studioso di storia della moda e dell’abbigliamento, quando, casualmente, ebbe modo di visionare i lavori dal pittore Guido Colucci (1877-1949), originario di Napoli ma toscano di adozione.
colucci 420Colucci, allievo di Giovanni Fattori, nel 1928 effettuò un viaggio in Sardegna durante il quale eseguì numerosi acquerelli e incisioni di costumi sardi, arricchiti da note e appunti sui dettagli dei vari capi d’abbigliamento. Quasi una sorta di reportage artistico-etnografico che rischiò di rimanere sconosciuto ai più. La cartella di Colucci, infatti, per vicende ereditarie, arrivò a un nipote in America. Fu così che Flavio Orlando, allora docente presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari, tramite una conoscente americana, venne a sapere di tali disegni e incisioni.
colucci 417Quando ebbe modo di visionarli si rese immediatamente conto dell’importanza di quella straordinaria ricerca sul campo, unica per la fedeltà delle immagini riprodotte e per la mole di notizie annotate a margine dei disegni. Un lavoro eccezionale che Orlando riordinò e integrò con una accuratissima ricerca archivistica e che pubblicò nel volume “Guido Colucci. Alla ricerca delle vestiture tradizionali sarde”, edito dall’editore Carlo Delfino di Sassari nel 1998.
Il libro, oltre a far riscoprire la figura di Colucci, è caratterizzato dalla ricerca puntuale e meticolosa di Orlando sull’abbigliamento dei sardi, così come nessuno l’aveva mai fatta prima. Una ricerca che prendeva spunto dagli acquerelli di Colucci e che, partendo da documenti risalenti alla metà del Seicento, ricostruiva l’evoluzione dei vari elementi che compongono il costume tradizionale isolano.
Questo studio, grazie a un supporto di dati e informazioni e a una rigorosa e inappuntabile analisi dei singoli capi d’abbigliamento, anche per quanto riguarda la loro origine e provenienza, sgomberava il campo da tutta una serie di supposizioni derivate da studi ottocenteschi, incentrati molto spesso su aspetti folklorici e mitologici poco veritieri e scarsamente attinenti alla realtà.
Orlando con il suo lavoro dimostrò di possedere non solo una vasta cultura ma anche uno spirito indipendente e una profonda libertà intellettuale scevra da obblighi rispetto alle “scuole di pensiero” allora dominanti. Il fatto di non essere sardo, inoltre, lo portava ad avere una visione storica e metodologica priva di deformazioni campanilistiche.
Flavio Orlando era nato a Prato nel 1962 e si era laureato in Lettere a Firenze per specializzarsi, poi, in Storia dell’Arte a Siena. Nel 1994 iniziò a insegnare Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Sassari, coltivando, nel contempo, la sua virtuosi ornamenti 341passione per le ricerche sulla storia del costume. Fino al 2001, anno della morte, la sua permanenza in Sardegna è stata caratterizzata da un amore viscerale per l’isola e per le tradizioni sarde: agli studi sull’abbigliamento affiancò quelli sull’oreficeria che raccolse nel volume “Virtuosi ornamenti. Documenti per il gioiello in Sardegna dal Cinquecento all’Ottocento”. Il libro, già pronto in bozze nel 2001, grazie al costante impegno dei suoi familiari, è stato pubblicato dell’Editore Carlo Delfino di Sassari nel 2012.

Presentazione libro orlando (17)La presentazione del volume, inserita nelle iniziative dell’ACSIT, l’Associazione Culturale dei Sardi in Toscana, si è tenuta lunedì 3 marzo a Firenze, nella Sala Rossa di Palazzo Medici Riccardi.
Virtuosi ornamenti” rappresenta la testimonianza di un rigoroso lavoro di ricerca grazie al quale Flavio Orlando riesce a far evadere l’oreficeria popolare sarda dal “ghetto” in cui era stata confinata dagli studi etnografici, conferendole una dignità non tanto come categoria minore o come curiosità ma come testimonianza, talvolta di grande levatura tecnica e stilistica, di una tradizione creativa assolutamente unica e irripetibile. Uno studio che riconferma le sue qualità di studioso di moda e costume e che ci fa pensare, con rammarico, a quanto ancora avrebbe potuto dare alla storia e alla cultura della Sardegna e non solo. Una ricerca nella quale Flavio Orlando, come ha giustamente sottolineato nella prefazione del volume la Prof.ssa Dora Liscia, docente di Storia delle arti applicate e dell’oreficeria presso l’Università degli studi di Firenze, ci ha lasciato un percorso metodologico di cui questo libro rappresenta una pietra miliare, con il quale ha dimostrato come l’amore per una terra che non è la propria possa dare i suoi frutti. E questa è l’eredità più bella che ci potesse lasciare

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Il costume di Orani: immagini e storia

Giuseppe Cominotti giunse in Sardegna nel primo Ottocento in quanto funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici, addetto al servizio ponti e strade.
Cominotti, nato a Cuneo nel 1792, e morto a Torino a soli 41 anni nel 1833, soggiornò diversi anni in Sardegna stringendo, tra l’altro, un solido rapporto d’amicizia con il Conte Alberto della Marmora.
Fu proprio Alberto della Marmora che affidò a Cominotti la realizzazione di alcune tavole per illustrare la prima edizione della sua opera Atlas du voyage en Sardaigne, pubblicato in Francia nel 1826.

Cominotti 422Sempre in quegli anni (tra il 1822 e il 1826), Cominotti realizzò una serie di acquerelli che riproducevano diversi costumi sardi, soprattutto del sassarese. Questi acquerelli, conservati presso la Biblioteca universitaria di Cagliari, costituiscono un album di 30 pagine che, nel 1963, con prefazione di Francesco Alziator, è stato pubblicato in volume dall’editore De Luca di Roma.

Cominotti 422 bisLa Raccolta Cominotti (questo il titolo del libro) costituisce un importante testimonianza per quanto riguarda l’abbigliamento sardo di inizio ‘800, ma anche un prezioso reperto per alcuni usi e costumi evidenziati nelle singole tavole. L’ultima tavola della Raccolta Cominotti raffigura 18 personaggi in costume. Tra questi anche il costume maschile di Orani che, essendo la tavola datata “maggio 1826”, è sicuramente la più antica rappresentazione del costume oranese che si conosca.
La figura è molto piccola, ma si possono distinguere alcuni dettagli abbastanza strani per il costume di Orani: il cappotto con cappuccio, bordato d’azzurro, e il copricapo rosso invece della “berritta” nera, sono capi d’abbigliamento non proprio tipici del tradizionale costume oranese.

illustrazione popolare 423 bisUn po’ più veritiera appare una incisione pubblicata sul periodico L’Illustrazione Popolare dell’11 giugno 1871. L’immagine raffigura un gruppo di persone con i costumi di Bono, Nuoro, Dorgali e Orani. Per quanto riguarda Orani (il gruppo con uomo, donna seduta e bambina, a sinistra) viene data la seguente descrizione: “La ragazzina ha il corpetto scarlattino, busto verde con striscia rossa, veste rosso scuro, grembiale bianco; la madre vestita a festa, porta l’immancabile benda bianca, maniche scarlatte, corpetto color caffè scuro con strisce rosse, fascia d’oro e veste nera a piccolissime pieghe; L’uomo che s’appoggia alla sua sedia è senza capotto; ha il corsetto rosso con le mezze maniche bleu, brache bianche, calze e rocchetto neri”.

orani 066orani costume 089Con l’avvento della fotografia le testimonianze diventano più precise e i costumi diventano soggetti importanti per la nascita delle cartoline illustrate.
Le immagini qui riprodotte risalgono agli ultimi anni dell’800 e sono opera dello stabilimento fotografico Zonini di Sassari.

colucci 417Una bella testimonianza “dal vivo” del costume di Orani è quella trasmessaci dal pittore Guido Colucci (1877-1949) che ebbe modo di visitare la Sardegna nel 1928 e di eseguire una serie di disegni e acquerelli che poi trasformò in incisioni. colucci 419L’esperienza di Colucci è raccontata con dovizia di particolari nel volume “Guido Colucci e l’abbigliamento tradizionale della Sardegna”, curato da Flavio Orlando e pubblicato dall’Editore Carlo Delfino di Sassari nel 1998.

colucci 420Colucci a Orani fu ospite del collega artista Mario Delitala, e proprio in casa di Delitala ebbe modo di eseguire gli schizzi del costume di Orani indossato, come risulta dagli appunti manoscritti, dalla signora Daniela Borrotzu. Colucci, con molta maestria, rende benissimo gli aspetti cromatici e le decorazioni del corpetto. Da tali disegni ricavò anche un’incisione che faceva parte di una raccolta di 50 costumi sardi, stampata per la prima volta nel 1936 e acquistata dal Museo Etnografico di Roma (http://www.repubblicaletteraria.net/Colucci/incisioni1/costumi_Sardegna1.htm).