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Libreria Salimbeni: quando scoprii Edina Altara

Vitaliano Salimbeni era un libraio di vecchio stampo. Andavo in libreria, chiedevo qualcosa e, senza l’ausilio di computer o schedari, era in grado di dirmi, in una libreria con migliaia di volumi, se il libro c’era oppure no. E non si trattava certo di libri nuovi, ma di libri ormai fuori catalogo, spesso da anni.
Mi conquistò quella volta che, dopo trenta secondi da quando glielo avevo chiesto, apparve dal retro del negozio con in mano il numero speciale dedicato alla Sardegna de Il Ponte, rivista diretta da Piero Calamandrei, uscita nel 1951, che cercavo da tempo.
Eravamo alla fine degli anni ’70 e, da quel giorno, la Libreria Salimbeni di Firenze diventò mio punto di riferimento per i libri esauriti e fuori catalogo, soprattutto, per quelli che riguardavano la Sardegna.
Da quel giorno Salimbeni inizio a tenermi da parte tutto quello che poteva riguardare la Sardegna (libri, riviste, giornali, cartoline, ecc.), da farmi vedere, poi, quando capitavo in libreria.
Qualche tempo dopo fu lui a sottopormi per l’acquisto alcuni numeri de Il Giornalino della Domenica con le copertine illustrate da artisti sardi del calibro di Giuseppe Biasi, Pino e Melkiorre Melis, Remo Branca. Tra i tanti anche una illustratrice, Edina Altara, allora per me del tutto sconosciuta.
Feci le dovute ricerche (ancora computer e internet non esistevano) e ricostruii l’iter artistico dell’Altara, caratterizzato da una produzione eclettica che andava dall’illustrazione alla ceramica, con importanti sconfinamenti nel campo della moda e dell’arredamento.
Una carriera artistica straordinaria iniziata ancora adolescente, una figura singolare che, da quella copertina del “Giornalino”, non ho più abbandonato, riuscendo negli anni a raccogliere numerose pubblicazioni e cartoline da lei illustrate, alcune ceramiche e due disegni originali, utilizzati per illustrare il volume Avventure straordinarie di Cicognino , pubblicato da  Paravia nel 1947.
Una ricerca mai smessa, che ancora continua, e che sembra non aver fine, visto che su Edina Altara continuano a emergere attenzioni e novità, accompagnate sempre da nuove sorprese che ne esaltano l’opera e il percorso artistico.

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La Sardegna di Giuseppe Fanciulli

 

Alcune copertine del "Giornalino" realizzate da illustratori Sardi

Giuseppe Fanciulli (Firenze, 1881 – Castelveccana, 1951), giornalista e scrittore per l’infanzia, occupa un posto particolare per quanto attiene l’educazione di intere generazioni.
Quando Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli) fondò nel 1906 il Giornalino della domenica, infatti, Fanciulli ne fu redattore (talvolta sotto lo pseudonimo di Mastro Sapone), fino a quando le pubblicazioni furono sospese nel 1911. Collaborò di nuovo al Giornalino quando rinacque nel 1918 e, a partire dalla morte di Vamba (1920) ne divenne direttore fino al 1924.
Ebbene, in quegli anni Il Giornalino diventò una sorta di portavoce di un movimento di bambini, organizzati in gruppi quasi militareschi, che collaboravano al Giornalino con raccontini, foto disegni. Una organizzazione capillare, diffusa in tutte le città d’Italia, che coinvolgeva migliaia di bambini e ragazzi adolescenti.
La Sardegna, a scorrere i numeri del Giornalino, era abbondantemente rappresentata, con gruppi organizzati a Sassari, Cagliari, Nuoro (del gruppo di Nuoro faceva parte anche il bambino Indro Montanelli), con il gruppo di Sassari particolarmente attivo, grazie all’impegno costante di un giovanissimo Remo Branca.
L’attenzione del Giornalino per la Sardegna, si dimostrò anche con il coinvolgimento di alcuni artisti sardi che, negli anni, realizzarono diverse copertine. Iniziò Giuseppe Biasi, autore di numerose copertine nel primo periodo del Giornalino, e continuarono Melkiorre e Pino Melis, Edina Altara, Mario Mossa De Murtas, Remo Branca, Fabio Lumbau, Carmelo Floris, Antonino Pirari, Gigi Fadda.
Nei primi anni ’20 Fanciulli ebbe modo di visitare più volte la Sardegna, riportando sul Giornalino i resoconti dei suoi viaggi. Resoconti sempre attenti, fatti di descrizioni vive e vivaci: “Paesi coloriti come Porto Torres sul mare, bruni e ferrigni come Desulo o Aritzo nell’alta Barbagia, biondi e freschi come Orani ai piedi di monte Gonare, tutti esprimono la gioia pacata del vivere insieme; le loro case riempiono ogni anfratto, fanno cerchio intorno a una fonte, come la gente in una stanza, intorno al focolare”.

Giuseppe Fanciulli

Tale attenzione è dovuta anche al fatto che, nel suo girovagare, Fanciulli non è mai solo, ovunque si muova trova amici o affiliati al Giornalino che lo aspettano e si cura anche di incontrare personalità di spicco della cultura isolana: a Sassari incontra il musicista Gavino Gabriel, che con i figli esegue “la Taja”, “un canto corale a quattro voci, a volte cinque … il canto si snoda in armonie insolite e mobili, che fanno pensare al fumo cenerino levato dal fuoco del pastore verso un cielo viola”. Gira Nuoro e la Barbagia in compagnia di Remo Branca e di Tonino Siotto; descrive la valle del Tirso dove fervono i lavori per la costruzione della diga: “Un villaggio, Zuri, anderà sommerso: e no si può udire il quieto tintinnare delle sue campane, laggiù, senza pensare al giorno in cui l’alto velo delle acque soffocherà ogni voce”. A Cagliari incontra Francesco Ciusa, “entusiasta del suo nuovo lavoro, di quelle ceramiche che con tanto gusto riprendono motivi tradizionali sardi per portarli, fra poco, nel mondo grande”.
Prima di lasciare la Sardegna, da Cagliari, ancora una nota di colore: “… per un ultimo addio siamo saliti oltre i bastioni …. Il mare è d’azzurro intenso, il piano è d’oro; ritornano i due toni tipici del paese sardo … come un saluto di fantasioso oriente”.