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A proposito di Antonio Pintus, Artista

Su la Nuova Sardegna del 16 ottobre 2014 il Prof. Manlio Brigaglia, in risposta all’invito-sollecito del pittore e incisore Enrico Piras, ha avviato un dibattito riguardante l’artista sardo Antonio Pintus.
Alcune considerazioni scaturite dallo scritto del Prof. Brigaglia e il fatto che da diverso tempo sono in possesso di una incisione di Pintus acquistata da un rigattiere fiorentino, sono i motivi che mi hanno spinto a scrivere al giornale per portare un piccolo contributo alla conoscenza di questo artista.
nuova sardegnaIl mio intervento, sintetizzato e condensato, è stato gentilmente pubblicato dal Prof. Brigaglia nella rubrica “Cronache Sassaresi” comparsa su La Nuova Sardegna dell’11 dicembre.

Ecco, dunque, il testo integrale della mia ricerca su Antonio Pintus che cerca di dare un po’ di luce alla figura di questo artista finito nel dimenticatoio di cui rimangono notizie frammentarie e incerte.
Tali incertezze riguardano anche il nome: così, mentre Enrico Piras parla di “Pintus Antonio Gavino”, Luigi Servolini nel suo “Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei”, parla dell’artista come “Pintus Antonio Gesuino”.
1 ANTONIO PINTUS FOTOServolini traccia anche una breve biografia e accompagna il testo con la foto-ritratto di Pintus e, a questo punto, l’artista ha un volto e non è più uno sconosciuto.
Servolini scrive che Antonio Gesuino Pintus era nato a Pattada (Sassari) il 9 maggio 1907, precisa che era figlio di modesti genitori e che non ebbe mezzi per studiare; “tuttavia – continua Servolini – spinto dalla passione per l’arte, cominciò a dipingere a sedici anni, ritraendo il vero. Successivamente si dedicò alla xilo-grafia, incitato dagli incisori sardi. Dal 1926 partecipò con opere di pittura e di incisione alle Sindacali. Ha esposto anche alla seconda mostra coloniale di Napoli al Maschio Angioino”.
artisti sardi branca 2È del 15 maggio 1929 un articolo di Remo Branca sulla I Mostra della Primavera Sarda a Cagliari dove Pintus è citato tra i “giovanissimi dei quali è prematuro discutere”, anche se la schiera di “giovanissimi” si rivelerà di tutto rispetto visto che includeva nomi come Pietro Collu, Bachis Figus, Carlo Contini, Anna Marongiu, Floria Riccio, che dovevano poi affermarsi nel mondo dell’Arte.
Sullo stesso tono è impostato il conosciuto e citato scritto di Pietro Antonio Manca che, nel 1932, continua a parlare di “promessa” e include Pintus, unitamente ad Antonio Mura di Aritzo, tra le “giovani speranze più accese” per quanto riguarda l’Arte isolana.
Come risulta dal catalogo della manifestazione, Pintus espose alla VI Mostra Sindacale Sarda di Nuoro del 1935 che, tra i partecipanti, annoverava Salvatore Fancello, Cesare Cabras, Francesca Devoto, Eugenio Ta-volara, Filippo Figari, Giovanni Ciusa Romagna, e, con alcune incisioni, ebbe modo di farsi notare, nel 1934, alla II Mostra coloniale di Napoli, al Maschio Angioino, in un’edizione della manifestazione personalmente voluta da Mussolini, dove, tra le altre, erano allestite due sale che ospitavano le opere di Giuseppe Biasi e i dipinti di Cesare Cabras. A quella manifestazione, con molta probabilità, si riferisce l’incisione pubblicata dalla rivista “Cimento” a cui accenna Enrico Piras. Pintus, comunque, è citato tra i partecipanti alla mostra nell’articolo di E.Campana apparso sulla rivista Emporium (1934).
??????????Servolini riporta anche alcune citazioni bibliografiche relative a Pintus in quanto partecipante a manifestazioni artistiche: “Rassegna dell’Istruzione Artistica”, una pubblicazione del 1930 edita a cura dell’ Istituto di belle arti per la decorazione e la illustrazione del libro di Urbino (lo stesso Istituto la cui direzione, dal 1934, venne affidata a Mario Delitala) e un numero del 1942 della rivista “Meridiano di Roma”.
Infine Pintus compare nel “Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei” (edizione 1973) curato da Agostino Mario Comanducci. La pubblicazione di Comanducci , ritenuta in era pre-computer, la “Bibbia” per quanto attiene la ricerca biografica di artisti piccoli e grandi, riprende integralmente quanto scritto a suo tempo da Servolini, aggiungendo solo che Pintus sarebbe deceduto a Sassari in una data imprecisata. Nel 1973, dunque, quando il “Dizionario” venne pubblicato, l’artista sarebbe già deceduto, contrariamente a quanto affermato da Filippo Corveddu, Assessore alla cultura di Pattada, che, facendo seguito alla discussione avviata dal Prof. Brigaglia, su un sito internet indica come data di morte il 2 febbraio del 1988.

1 pintus XILOGRAFIA 2L’incisione in mio possesso (cm 7,5 x 17 – foglio cm 27,2 x 31,8) raffigura un giovane in costume con il cane accucciato ai suoi piedi. In basso a destra la firma incisa “A.Pintus”. Non vi sono firme manoscritte o altre note che possano contribuire a una datazione certa. Il tipo di carta usata non ha caratteristiche particolari o particolari filigrane, si presenta ingiallita dal tempo e fa pendere la datazione dell’opera alla fine degli anni ’20, primi anni ’30 del ‘900.
L’incisione appare di ottima fattura, con uqalche incertezza esecutiva, ma con un uso attento delle sgorbie nella resa dei chiaroscuri del costume. La composizione esprime un certo senso di pacatezza, con la figura in posa plastica, appoggiata ad un bastone e il cane accucciato ai piedi del padrone. Sullo sfondo si intravvede la struttura di un nuraghe che contribuisce a dare un minimo di senso prospettico e di profondità alla composizione, mentre l’accenno di un fusto d’albero dietro l’uomo e le poche foglie che appaiono in alto a sinistra fanno spaziare l’incisione oltre lo sfondo indefinito e oltre il rigido contenimento della cornice che delimita l’immagine.
1 DELITALA XILOGRAFIANella tecnica l’incisione di Pintus richiama il tratto di alcune incisioni di Mario Delitala e segnatamente quella del “Pastore nella tormenta”, quasi che Pintus abbia voluto ritrarre l’attimo prima (o l’attimo dopo) dello scatenamento delle forze della natura, contrapponendo al movimento, esaltato da Delitala sia con il pastore che con il cane, la statica immobilità del suo personaggio e del suo animale.

Bibliografia
• Branca Remo, “L’ultima mostra non sindacale”, in “Artisti Sardi. Rilievi critici”, F.lli Pala Editori, Ge-nova 1931
• “Rassegna dell’Istruzione Artistica”, edita a cura dell’ Istituto di belle arti per la decorazione e la illustrazione del libro, Urbino 1930
• Manca Pietro Antonio, “Panorama artistico della Sardegna” in L’Almanacco degli Artisti – Il vero Giotto, Casa Editrice La Laziale, Roma, 1932
• Emporium – 1934, Vol. LXXX, n. 478, pp. 238-248 – Campana E. “Cronache napoletane. L’Italia alla II° Mostra Internazionale d’arte coloniale nel Maschio Angioino di Napoli”
• Catalogo VI Mostra Sindacale Sarda, Nuoro 1935
• “Meridiano di Roma”, 1942
• Servolini Luigi, “Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei”; Gorlich, Milano 1955
• Comanducci Agostino Mario, “Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei”, Milano, Luigi Patuzzi Editore 1973 (III edizione)

Ernst Hacker artista e incisore

Il Mercatino delle Pulci in Piazza dei Ciompi, a Firenze, con i suoi 28 stand è una delle mie mete preferite quando c’è da rovistare tra vecchi libri e oggettistica varia.
Mi è capitato, in passato, di trovare qualche rarità e mi capita spesso di trovare qualcosa (un libro, una cartolina, una stampa…) che colpisce il mio interesse e la mia curiosità.
È successo anche lo scorso 30 marzo, ultima domenica del mese, quando in Piazza dei Ciompi si è svolto il mercatino mensile dell’antiquariato che ospita un centinaio di espositori.
hacker bustaRovistando in uno scatolone di vecchie lettere e cartoline, ho notato una piccola busta (cm 13 x 10,5) dove il nome del mittente, Ernst Hacker, era accompagnato da un monogramma raffigurante un omino stilizzato che dipinge.
All’interno della bustina una piccola incisione su carta di riso, firmata Ernst Hacker e raffigurante un gattone che ha catturato un soldato armato di fucile e baionetta.
hacker incisionePer pochi spiccioli ho comprato la bustina.
Tornato a casa ho avviato una ricerca in rete e ho scoperto che Ernst Hacker è stata una figura importante per il mondo dell’arte e dell’incisione e, in particolare, un importante tramite per la conoscenza degli artisti giapponesi in occidente.
Ernst Hacker, ebreo, nato a Vienna nel 1917, studiò presso l’Accademia di Belle Arti di quella città dove frequentò anche la facoltà di ingegneria. Nel 1938, a causa dell’avvento del nazismo, lasciò l’Austria e si trasferì negli USA.

Ernst Hacker nel 1946

Ernst Hacker nel 1946

A New York frequentò la American Artists School ove perfezionò la tecnica dell’incisione xilografica ispirandosi, soprattutto, ai movimenti espressionisti europei. In questa scuola conobbe l’artista Lucia Vernarelli (1920-1995) che diventò sua moglie.
Ottenuta la cittadinanza americana, nel 1946 si arruolò nell’esercito e fu inviato a Manila e poi in Giappone. Qui si interessò delle tecniche incisorie giapponesi ed entrò in contatto con l’artista Onchi Koshiro (1891-1955) con il quale stringerà un forte legame d’amicizia.

Hacker con la famiglia di Onchi Koshiro nel 1946

Hacker con la famiglia di Onchi Koshiro nel 1946

Durante la sua permanenza in Giappone Hacker acquisì numerose opere di incisori giapponesi, tra cui diverse di Munakata Shiko (1903-1975), uno dei principali artisti giapponesi del dopoguerra.
Tornato negli USA, iniziò a utilizzare le tecniche della xilografia giapponese e continuò la sua ricerca artistica.
Nel 1974 Hacker si trasferì in Italia, a Firenze, dove soggiornò per diversi anni. Morì nel 1987 dopo una lunga malattia.

Hacker: Autoritratto con la cupola del Duomo di Firenze

Hacker: Autoritratto con la cupola del Duomo di Firenze

La vedova, Lucia Vernarelli, nel 1994, ha donato la raccolta delle stampe giapponesi di Hacker al British Museum di Londra.
La collezione è stata utilizzata dal museo nel 2002 per la grande mostra “Stampe giapponesi durante l’occupazione alleata, 1945 – 1952” . La mostra, oltre a celebrare l’opera dei giapponesi Koshiro e Shiko, ha dato ampio spazio anche alle incisioni di Ernst Hacker.