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Nivola e la xilografia

Nel 1926 Costantino Nivola, all’età di 15 anni, lascia Orani per seguire il pittore Mario Delitala, incaricato di decorare l’aula magna dell’Università di Sassari. Nivola, in questo periodo di apprendistato, inizia a muovere i primi passi artistici avendo come modello la pittura di Delitala e le diverse pubblicazioni d’arte a cui il pittore di Orani era abbonato.
Sono gli anni che vedono trionfare l’arte di Sironi e Carrà, artisti che, indubbiamente, influenzano il giovane Nivola.
Ma sono anche gli anni in cui si assiste a una rinascita della xilografia (una forma artistica basata sulla creazione di matrici di legno incise e, dopo opportuna inchiostratura, sulla successiva realizzazione di stampe su carta), grazie soprattutto alla rivista L’Eroica, fondata nel 1911 da Ettore Cozzani.
In tale opera di rinascita, un ruolo di primo piano lo giocarono alcuni dei più importanti artisti sardi: Giuseppe Biasi, Mario Mossa De Murtas, Stanis Dessy, Remo Branca e Mario Delitala.
Soprattutto Branca, Dessy e Delitala diedero un’impronta fortemente caratterizzata da elementi sardi a tale forma di espressione artistica, tanto che L’Eroica non esitò a parlare di “Scuola Sarda”, dedicando agli artisti isolani alcuni numeri monografici.
A Mario Delitala fu dedicato il n° 158 dell’ottobre 1931, con la riproduzione di dodici xilografie originali, e, in “comproprietà” con Dessy, il n° 192/193 di agosto/settembre 1934 (Sei xilografie originali di Dessy e quattro di Delitala).

senza titolo (1930)

Nivola, dunque, nel periodo passato a fianco di Delitala, ebbe modo sicuramente di vedere il maestro all’opera e di apprendere la tecnica dell’incisione su legno.
Risalgono a quel periodo, infatti, le uniche tracce di Nivola xilografo e alcune sue realizzazioni risultano esposte alla II Sindacale di Cagliari del 1931 e alla IV sindacale di Cagliari del 1933.

i fraticelli di S.Antonio (1930)

Oggi sono note solo tre xilografie di Nivola, realizzate tra il 1930 e il 1931.
E se nella xilografia senza titolo del 1930, come nei primi lavori pittorici, prevalgono gli influssi modernisti di Sironi e Carrà, nelle altre due ritroviamo forti richiami “regionalisti” che ricordano l’opera pittorica di Giuseppe Biasi, soprattutto nel dettaglio delle case, tipicamente sarde,

Gesù e i fanciulli (1931)

nel “Gesù e i fanciulli” e nel richiamo alla facciata della chiesa del Rosario di Orani nei “Fraticelli di S.Antonio”.
Una testimonianza importante degli esordi artistici di Nivola, dunque, che conferma come, anche nella xilografia, il giovane artista viveva la contemporaneità, prestando una attenzione particolare a artisti, movimenti e avanguardie che caratterizzavano in maniera preponderante il gusto e le tendenze del periodo.

1911: nasce “L’ EROICA”

il primo numero de L'Eroica del 1911

La rivista “L’Eroica”, fondata aLa Spezia nel 1911 da Ettore Cozzani e Franco Oliva, spicca nel panorama del Novecento italiano per il vasto dibattito culturale che riuscì a sviluppare.
Nata per affermare la supremazia della creatività rispetto all’invadenza  della riflessione critica, puntò molto sull’impegno “artigianale” dei diversi collaboratori, in contrapposizione al rischio di appiattimento del gusto nella società industriale.
La veste grafica e l’uso di xilografie originali, dunque, assunsero molta importanza, diventando la caratteristica più saliente della rivista  ed elemento qualificante dei contenuti.

1915: numero dedicato agli xilografi italiani

La scelta della xilografia non fu casuale. Tra le pratiche incisorie, infatti, è la più antica e la più “naturale”. Lascia intravedere la venatura del legno e il “tratto” dell’artista che, con la sgorbia, crea le matrici per l’incisione.
In questa riscoperta della xilografia, “L’Eroica” rientra in quel filone che, già dalla fine dell’Ottocento, soprattutto nell’ambiente delle secessioni e del modernismo europeo, aveva rivalutato tale tecnica, relegata, prima di allora, a livello di arte popolare.
L’Eroica conosce due periodi ben distinti: il primo dal 1911 al 1915, sicuramente più interessante per qualità

Numero dedicato a Remo Branca

artistica e dibattito estetico e ideologico. Il secondo dal 1919 al 1944 dai connotati più conservatori.
I primi numeri della rivista sono dominati dalla figura di Adolfo de Carolis, autore di incisioni caratterizzate da raffinati preziosismi neo-rinascimentali. In questo periodo collaborano alcuni artisti, come Francesco Nonni, Carlo Turina, Mario Reviglione, Benvenuto Disertori e l’austriaco Franz von Bayros, molto vicini allo stile di de Carolis. Non mancano, comunque, contributi di artisti più orientati verso il modernismo, quali Felice Casorati, Arturo Martini-Della Valle, Gino Carlo Sensani, Guido Marussig, Giulio Aristide

Fascicolo dedicato a Stanis Dessy

Sartorio,  se non addirittura caratterizzati in senso più espressionista, come Emilio Mantelli, Lorenzo Viani, Gino Rossi, Moses Levy.
Nel dibattito culturale sulla rivista, le due tendenze si scontrano e, nel 1914, si viene a creare una divergenza insanabile tra i seguaci di De Carolis e i promotori della nuova espressività che fanno capo a Emilio Mantelli, divergenza che si incentra proprio sull’uso del mezzo tecnico della xilografia. Il gruppo “secessionista” riesce a prevalere e un articolo di Ettore Cozzani sancisce l’insofferenza nei confronti della xilografia usata come mezzo di riproduzione di

Fascicolo dedicato a Mario Delitala

un disegno chiaroscurato e dai contorni molto netti, a prescindere dalle caratteristiche intrinseche del materiale e dei mezzi.
Lo “spartiacqua” tra la scuola di De Carolis e il nuovo gruppo di xilografi, è costituito dal Fascicolo de L’Eroica di Gennaio/marzo del 1915, dedicato agli xilografi italiani, e impreziosito dalle xilografie originali di Lorenzo Viani, Alberto Caligiani, Mario Mossa de Murtas, Nicola Galante, Guido Marussig, Arturo Martini della Valle, Giulio Guerrieri, Emilio Mantelli, Felice Casorati, Moses Levy, Antonio Antony de Witt, Gino Carlo Sensani, M.Benvenuto Disertori, Giuseppe Biasi.
Come si può notare, nella schiera dei “secessionisti”, c’erano anche i sardi Mossa de Murtas e Biasi la cui collaborazione a L’Eroica, comunque, si limitò esclusivamente a questo numero.
Con la ripresa delle pubblicazioni nel 1919, L’Eroica abbandonò, in parte, lo spirito che l’aveva animata nei primi anni, anche se continuerà a mantenersi fedele al suo antiavanguardismo.
Cozzani diventa promotore instancabile della rivista, coinvolgendo artisti e autori italiani e non.
Tra i tanti collaboratori si distinguono i sardi, Mario Delitala, Stanis Dessy e Remo Branca che vedranno pubblicate in più occasioni le loro incisioni ed ai quali saranno dedicati anche alcuni fascicoli monografici: Tale affermazione porterà critici ed estimatori a parlare apertamente di una “Scuola sarda” per quanto rigurda la xilografia.
La rivista è stata pubblicata fino al 1944 per un totale di 310 numeri e, come ha scritto Ralph Jentsch, “rappresenta un monumento editoriale, un repertorio fondamentale per osservare i mutamenti dello stile e l’oscillazione del gusto in un trentennio, oltre a permetterci la riscoperta appassionata di tanti artisti dimenticati”.