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Francesco Giuseppe Garibaldi Congiu Pes, “Conzu mandrone”

Francesco Congiu Pes  - Foto tratta dal volume di Elettrio Corda “Atene Sarda”, Rusconi 1992

Francesco Congiu Pes – Foto tratta dal volume di Elettrio Corda “Atene Sarda”, Rusconi 1992

Essere artisti a Nuoro, soprattutto negli anni tra le due guerre mondiali, non doveva essere molto semplice. Sicuramente i committenti costituivano una élite limitata a poche famiglie facoltose e, spesso, gli stessi artisti facevano parte di quelle famiglie.
Francesco Congiu Pes non aveva nobili natali, e l’unico elemento di “nobiltà” era quel “Garibaldi”, aggiunto da suo padre all’anagrafe, in onore dell’eroe dei due mondi.
Congiu Pes era nato a Nuoro nel 1887 e, da autodidatta, si dedicò sempre alla pittura, sino alla sua morte avvenuta nel 1961.
Visse sempre a Nuoro dove consumò la sua esistenza bohemien, quasi ignorato per la sua arte e inquadrato, dai suoi concittadini, come uno senza mestiere, uno che non lavorava, un “mandrone”, per dirla alla nuorese, tanto che l’appellativo diventò il suo secondo nome.
Congiu Pes era per i nuoresi “Conzu Mandrone”. E la convinzione che fosse un nulla facente era talmente radicata che Salvatore Satta, nel suo romanzo “Il giorno del giudizio”, non esita a qualificare il personaggio Cossu-Boi (identificabile con Congiu Pes) come “un mezzo pittore morto di fame”.

Francesco Congiu Pes - “Il porcetto in onore dell’ ospite”

Francesco Congiu Pes – “Il porcetto in onore dell’ ospite”

Congiu Pes coltivò per anni la sua passione artistica, un’arte semplice, caratterizzata da colori vivaci, basata su temi legati alla vita popolare, alla campagna, ai costumi tradizionali.
Michele Pintore, nel 2001, su La Nuova Sardegna, scriveva: “A morte avvenuta l’oblio non tardò a calare sull’artista. Qualche decina di anni fa ci fu un’operazione di recupero, con una mostra antologica del prima tanto disprezzato pittore; ma c’è da pensare che davanti a quella riabilitazione postuma, il nostro “Conzu mandrone” si sia rivoltato nella tomba, e fedele al suo carattere abbia voltato ancora una volta le spalle ai suoi ingrati concittadini”.
E di quella mostra antologica del 1995 rimane anche una serie di cartoline pubblicate dalla Poligrafica Solinas. Dodici cartoline di costumi sardi a testimonianza di un artista fortemente legato alla sua terra, che ha continuato imperterrito a coltivare la sua passione, incurante dei lazzi sulla sua persona e della scarsa considerazione che ha sempre accompagnato la sua esistenza.

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