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Maria Lai. Il filo e l’infinito

Inaugurata a Firenze la mostra dedicata alla grande artista di Ulassai

2 inaugurazione maria lai (4)8 marzo, Festa della Donna: non poteva esserci data migliore per l’inaugurazione della mostra “Maria Lai. Il filo e l’infinito”, curata da Elena Pontiggia e visitabile sino al prossimo 3 giugno.

La mostra, organizzata dalla Galleria degli Uffizi presso l’ Andito degli Angiolini in Palazzo Pitti, presenta una sintesi della vastissima produzione di Maria Lai.

Le opere in mostra, come ha sottolineato la curatrice Elena Pontiggia, hanno in comune il tema del filo che crea percorsi e costruisce legami.

 

3 inaugurazione maria lai (5)E il “filo”, è il caso di dirlo, è il filo conduttore di tutta la mostra, a partire dal filmato realizzato da  Tonino Casula che documenta l’intervento di “arte relazionale” legarsi alla montagna, messo in pratica da Maria Lai nel 1981 coinvolgendo tutto il paese di Ulassai. Nei “telai”, poi, gli oggetti di uso comune e del fare quotidiano delle donne sarde, sono ripensati e rivisitati da Maria Lai che li ripropone secondo la rilettura propria dell’arte concettuale, con l’oggetto che mantiene una valenza simbolica e, svuotato della sua utilità pratica, diventa arte.

6 inaugurazione maria lai (15)Accanto ai telai spiccano le tele cucite, dove la tessitura e il cucito hanno lo scopo precipuo di “mettere in relazione”, di creare rapporti e contatti stretti che non siano semplici accostamenti. Un messaggio profondo che dalle opere di Maria Lai si irradia a tutto quello che nella nostra vita, nel nostro quotidiano, ha bisogno di “relazione”, sia tra gli esseri umani che con la natura e il mondo che ci circonda.

4 inaugurazione maria lai (9)Nella ricerca di Maria Lai il “filo” a un certo punto diventa scrittura; una scrittura che non si legge ma che permette a ognuno di leggere e vedere la propria storia. Lo spettatore diventa protagonista e con la sua personale lettura riesce a dare un senso compiuto all’opera dell’artista.

Lo stesso dicasi per i libri di stoffa, “libri tattili” li definisce Elena Pontiggia, nati dalla fantasia di Maria Lai per raccogliere brandelli di stoffa, “il calore di qualcosa di cucito legato alla freschezza del contemporaneo” che ci tuffa dentro storie fantastiche fatte per viaggiare verso mondi infiniti.

16 inaugurazione maria lai (60) pontiggia nipote maria lai

Le stoffe, come ha raccontato Maria Sofia Pisu, nipote di Maria Lai, sono sempre state protagoniste indiscusse nei lavori dell’artista: “In casa le stoffe dominavano. Erano ammucchiate in tutte le stanze e tutti eravamo coinvolti in una sorta di gioco che ci vedeva protagonisti nello scegliere una stoffa, nel dare giudizi sull’opera finita. Maria non dava mai giudizi sulle sue opere. Ci chiamava e chiedeva cosa ne pensavamo. Noi parlavamo esprimendo il nostro pensiero e lei ci guardava in silenzio. A volte sorrideva”.

18 inaugurazione maria lai (73) sindaco schmidt pontiggia

Il Direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, intervenendo all’inaugurazione, ha ribadito l’universalità dell’arte di Maria Lai che “coniuga la tradizione della civiltà sarda con i linguaggi dell’arte contemporanea”. Schmidt, assecondando quanto detto dal sindaco di Ulassai Gianluigi Serra, ha invitato a scoprire Maria Lai visitando la Sardegna, andando a Ulassai a scoprire i suoi mondi e le tante sue opere che lì è possibile ammirare.

Intanto, sino al 3 di giugno, Maria Lai è visibile a Firenze. In contemporanea è in corso l’altro grande evento a lei dedicato organizzata a New York dalla Marianne Boesky Gallery in una triangolazione ideale che, partendo da Ulassai tocca Firenze e approda negli USA. Un percorso “mondiale” destinato a non arrestarsi e a far conoscere quel messaggio di dialogo e relazione tra i popoli e con la natura che Maria Lai nelle sue opere ha sempre cercato e privilegiato.

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A Nugoro so andau….

Tra Natale 2012 e Capodanno 2013, ho colto l’occasione per una breve puntata in Sardegna.

raffaele ciceriUna mattinata a Nuoro mi ha permesso di visitare la mostra di Raffaele Ciceri, allestita nei locali del TRIBU, godendo della specialissima guida di Vanna Fois della casa editrice Ilisso di Nuoro, che ha curato il catalogo della mostra.

Devo dire che una visita al TRIBU vale sempre la pena farla in quanto, oltre alle mostre in corso, è sempre possibile visitare l’esposizione permanente delle opere di Francesco Ciusa.

La mostra delle foto realizzate dal farmacista Ciceri, abbraccia un periodo che parte dai primi anni del ‘900 sino a tutti gli anni ’20. Sono immagini che documentano aspetti sconosciuti della vita nuorese e dei paesi dell’interno e che testimoniano la grande passione di Ciceri, oltre al suo notevole bagaglio tecnico.
Le foto, infatti, erano realizzate con un apposito apparecchio in grado di ottenere l’effetto tridimensionale. La cosa è stata ovviamente sfruttata dai curatori della mostra che hanno predisposto appositi pannelli da visionare con occhialini tridimensionali, in grado di simulare, se ci si sposta, addirittura effetti di movimento delle immagini. ciceri_tribu_02Tra le tante foto di Ciceri, un discreto nucleo riguarda Orani, con bellissime immagini di un ballo sardo in Piazza santa Croce, scene di una processione e una straordinaria documentazione fotografica su com’era la sala consiliare di Orani, affrescata dal pittore Mario Delitala antecedentemente alla prima guerra mondiale.

http://www.tribunuoro.it/mostre/elenco/2012-10-31/raffaele-ciceri-fotografie-di-nuoro-e-della-sardegna-nel-primo-novecento

Approfittando della presenza dell’amico Marco Peri, ho continuato il tour nuorese e ho visitato la mostra/performance fotografica dell’artista Gianluca Vassallo, organizzata dall’Associazione Culturale Madriche presso l’ex Casa Sulis, nelle adiacenze di P.zza Su Connottu. I frequentatori della mostra vengono ritratti da Vassallo con uno scatto ravvicinato che ne esaspera tratti e dettagli. foto vassalloLe foto vengono stampate ed esposte in una performance in itinere, destinata a prolungarsi all’infinito. I risultati delle foto sono alquanto “inquietanti” ma testimoniano l’inquietudine generale che caratterizza il nostro mondo di individui e i nostri tempi. Ovviamente anche il mio ritratto è finito tra quelli esposti!
http://www.comune.nuoro.it/index.php/Cultura_e_Sport/Appuntamenti/5780/Pubblico_-_Individuo/Cosa_Pubblica/Pubblici_Individui_del_fotografo_Gianluca_Vassallo.htm

Per concludere la giornata nuorese (grazie anche di una splendida giornata di sole), ci siamo recati verso la chiesa della Solitudine per ammirare l’installazione dell’artista Maria Lai, dedicata a Grazia Deledda.

maria lai nuoro (1) bis maria lai nuoro (6) bisDevo dire che la situazione che si è presentata è stata, a dir poco, imbarazzante: sull’opera di Maria Lai, infatti, campeggiava un cartello con la scritta “Questo monumento (?) di cemento armato sorge su terreno di proprietà privata occupato abusivamente dal Comune di Nuoro. E il Sindaco? Fa lo gnorri e … se ne frega”.
Una situazione umiliante per l’opera di Maria Lai che, sicuramente, non ha bisogno di essere coinvolta in beghe o dispute amministrative.
Una situazione umiliante per la città di Nuoro che, nel momento in cui attraverso i suoi amministratori ha deciso di “onorare” Grazia Deledda con un’opera di Maria Lai, dovrebbe aver appurato la disponibilità del sito dove installare l’opera.
E’ una situazione che l’amministrazione (sindaco in testa) deve rapidamente affrontare e risolvere, per dare il giusto risalto all’opera dell’artista Maria Lai, che deve essere portatrice solo di messaggi positivi e culturalmente alti, e non di meschine e burocratiche dispute paesane.

Nora, l’Onorevole, Efisio, Marcello e Maria

efisio d'elia copertaSant’Efisio, originario di Elia in Asia minore, e martirizzato in Sardegna da Diocleziano nel 303 d.C., vanta nell’isola diversi primati.
E’, infatti, tra i santi più amati della Sardegna (particolarmente a Cagliari e efisio d'elia sopracopertadintorni), tanto da essere riconosciuto come uno dei patroni dell’isola, e per la sua festa (il 1° maggio) si svolge quella che è considerata la più lunga processione della tradizione cristiana: 80 chilometri, da Cagliari a Pula e ritorno.

Ma a Efisio d’Elia, indirettamente, si deve attribuire anche il “miracolo” degli scavi sistematici che, tra il 1952 e il efisio d'elia tavola colore 11960, permisero di portare alla luce i resti della città punica di Nora, località dove, appunto, Efisio venne decapitato.

efisio d'elia tavola colore 2Correva l’anno 1952 quando l’On. Enrico Pernis, presidente dell’ESIT (Ente sardo industrie turistiche), acquistò dal visconte Asquer la penisola di Pula dov’erano i resti di Nora.
efisio d'elia tavola colore 3L’interesse di Pernis era puramente economico, in quanto valutava la località come ottimo investimento da sfruttare turisticamente.
A tale proposito, e per valorizzare efisio d'elia tavola colore 4l’area, Pernis (tramite l’ESIT) finanziò l’allestimento del dramma Efisio d’Elia, composto dallo scrittore e poeta cagliaritano Marcello Serra, ispirato alla vita di Efisio, da rappresentare a Nora.
Di fatto, dunque, l’occasione per l’avvio degli scavi, condotti dall’allora Soprintendente efisio d'elia tavola bn 1Gennaro Pesce, fu costituita dai lavori per mettere in scena l’opera di Serra che venne rappresentata per la prima volta, il 3 maggio 1952, nello splendido efisio d'elia tavola bn 2scenario del teatro romano di Nora. L’interpretazione venne affidata al complesso del Piccolo Teatro di Roma, con attori del calibro di Tino Carraro, Evi Maltagliati, Camillo Pilotto, Marcello Giorda, Manlio Busoni, ecc.. Le musiche erano del maestro Ennio Porrino, la regia di Nino Meloni e le scene di Enzo Loy.efisio d'elia tavola bn 3
La rappresentazione ebbe un enorme successo e contribuì non poco a proiettare Marcello Serra tra gli autori sardi più affermati. I testi dell’opera teatrale, opportunamente pubblicati dall’editore Bruno Carta di Cagliari nel 1953, aggiunsero ulteriore lustro al nome di Serra.

Il volume (87 pagine) raccoglie i 7 atti del dramma ed ha la particolarità di essere illustrato da Maria Lai. In copertina, con pochi segni, l’artista delinea il profilo di Nora dominato dalla torre del Coltellazzo, mentre la sopracoperta riprende una delle illustrazioni interne. Le otto tavole interne (di cui 4 a colori) impreziosiscono il testo, dando efisio d'elia tavola bn 4spessore e volume ai personaggi. Maria Lai, con tratti essenziali e con l’uso di colori lievi, riesce a creare una atmosfera in perfetta sintonia con il dramma. E se le tavole in bianco e nero, rimandano ai personaggi e ai tempi di Efisio, le tavole a colori richiamano una Sardegna lontana ma attuale: una terra “antica”, come poteva essere l’isola ai tempi di Efisio d’Elia, non molto dissimile, comunque, da quella Sardegna del 1952.

I pesci di Maria

Siamo a cena da Anna e Laura, grandi amanti e studiose della letteratura contemporanea che tra le loro amicizie vantano un consolidato rapporto con l’artista sarda Maria Lai.
A casa loro, infatti, la presenza di Maria Lai è più che evidente, per le sculture e per i disegni appesi alle pareti.
La sorpresa, però, arriva dal bagno.
Racconta Anna: “Quando abbiamo acquistato quest’appartamento, il bagno era praticamente nuovo e non abbiamo fatto alcun lavoro, anche se il precedente proprietario, che evidentemente aveva numerose mensole, aveva lasciato le pareti disseminate di fori.
Proprio in quei giorni venne a trovarci Maria Lai che, notando i fori e notando una tendina con motivi marini, ci chiese se ci piacevano i pesci. La risposta fu affermativa e, dopo qualche tempo, ci fece pervenire diversi pesciolini di ceramica da lei realizzati, che  utilizzai per coprire i fori.
Dopo circa un anno Maria tornò a Firenze e vide il lavoro da me realizzato ma non rimase molto soddisfatta. Siccome c’erano ancora dei fori da coprire, Maria promise di realizzare altri pesci con l’impegno, però, che sarebbe venuta lei stessa a ultimarne la collocazione”.
E così accadde. Maria Lai tornò a Firenze e ultimò il lavoro nel bagno di Anna e Laura.
È grazie al suo tocco geniale di forme, che un bagno con piastrelle marrone scuro (una tomba egizia, lo definisce Anna) si trasforma in un fantastico fondale marino, animato dalle luci riflesse dai pesci di ceramica smaltata che nuotano liberamente nella più profonda oscurità degli abissi.

Maria a Costantino

 Durante le ricerche condotte per il mio libro “Il Nivola ritrovato. Un artista tra l’America e il Mugello”, ho avuto modo di “scoprire” numerose testimonianze epistolari del grande artista di Orani, alcune opere inedite e opere di altri appartenute a Nivola.
Tra queste due opere di Maria Lai, attualmente conservate da un privato a Dicomano, presso Firenze.

Si tratta di due piccole tele (20 cmx 30) fissate a un telaio, caratterizzate dalle trame di fili tessuti che richiamano testi scritti e che sono il segno distintivo delle opere di Maria Lai.

Una delle opere, su fondo bianco, applicata nel retro, ha una piccola etichetta con titolo e firma (autobiografia 40 – Lai ’79), mentre l’altra, su fondo nero (firmata Lai ’80), nel cartoncino sul retro riporta la dedica autografa a Nivola: “a Costantino. Maria”.
Una testimonianza dell’affinità esistente tra Maria Lai e Costantino Nivola: una dedica semplice, senza tanti fronzoli, che in pochi centimetri quadrati riesce a condensare la grande stima e amicizia esistente tra i due.

Matera: una sorpresa

Un fine settimana di maggio dedicato alla scoperta di Matera. Arrivo di notte, con lo scenario dei Sassi illuminati da centinai di punti luce: una visione quasi da fiaba. La mattina lo spettacolo è ugualmente affascinante: davanti ai nostri occhi una visione unica che, appunto, rende unica Matera, non a caso considerata dall’UNESCO, patrimonio dell’umanità.
Girare, poi, nei vicoli dei Sassi è un’esperienza fatta di scoperte continue per le architetture “affastellate”, per le aperture verso la valle sottostante, verdissima, per l’incanto delle chiese rupestri che conservano antichissimi esempi di affreschi religiosi.
Ma la sorpresa continua anche con la scoperta di numerose attività artigiane di qualità (splendidi i fischietti multicolore di terracotta) e con la cucina, ricca di sapori e profumi, tipici delle terre del Sud.
La sorpresa più grossa, però, per quanto mi riguarda, è stata la visita al MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea), collocato in uno splendido edificio, raggiungibile attraverso un dedalo di stradine nei Sassi.
Il MUSMA esiste dal 2006 e offre una panoramica della scultura tridimensionale, a partire dalla fine dell’800 e sino alle ultime tendenze dei giorni nostri.
Il Museo, oltre a una biblioteca d’arte, (2500 volumi) aperta agli studiosi e intestata a Vanni Scheiwiller, ha una estensione di 1500 metriquadri che occupano le stanze del palazzo, sette vasti ambienti (una volta adibiti a cantine) scavati direttamente nella roccia e alcuni cortili esterni.
L’effetto di profonda suggestione, dovuto all’evidente contrasto delle opere moderne collocate in un ambiente primordiale, permette una eccezionale fruibilità, con un sapiente dosaggio di luci che, ambiente dopo ambiente, cattura anche il visitatore non avvezzo all’arte contemporanea.
E’ stato dunque, interessante e sorprendente scoprire, nel percorso museale, due opere di Maria Lai e una di Costantino Nivola.
L’opera “La Torre”, di Maria Lai, realizzata tra il 1971 e il 2002 in legno dipinto e fili intrecciati, richiama le opere più conosciute dell’artista di Ulassai, mentre l’altra opera, “Sa domo de su dolo ”, (Occorre correggere il cartellino inserendo il titolo esatto dell’opera: “Sa domo de su dolu – la casa del dolore”), risalente al 2002, è realizzata in terracotta.
Di Nivola, invece, è presente un’opera realizzata nel 1959 sfruttando la tecnica del sand casting, da lui inventata, che prevedeva la realizzazione di stampi in negativo nella sabbia, dove poi veniva effettuata la colata di cemento. L’opera è stata donata al Museo dalla moglie di Nivola Ruth Guggenheim nel 2007.

Una presenza significativa, dunque, dei due più importanti artisti sardi, in un luogo insolito, lontano dalla loro terra sarda, che contribuisce ad affermare l’universalità dei due artisti e dell’Arte in generale. Il tutto in un ambiente in grado di avvicinare il pubblico a quanto di meglio l’arte contemporanea può offrire e che, sicuramente, rappresenta un’eccellenza, non solo per quanto riguarda il panorama museale italiano.