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Italiani a Harvard

italiani a harvard 284Costantino Nivola è morto nel 1988 e, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa, l’interesse sulla sua figura e sulla sua opera non accennano a diminuire.
Prova ne sia il libro “Italiani a Harvard. Costantino Nivola, Mirko Basaldella e il Design workshop (1954-1970)” che si va ad aggiungere alla numerosa pubblicistica comparsa negli ultimi anni sull’artista di Orani.
L’autore di questo testo, pubblicato nel luglio 2015 da Franco Angeli Editore, è Kevin McManus, docente di Istituzioni di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Contemporary Art presso la sede milanese di IES Abroad.

Nivola a Harvard

Nivola a Harvard

Come riportato nella presentazione, “il volume analizza l’attività didattica degli artisti Costantino Nivola (dal 1954 al 1957, e nel 1970) e Mirko Basaldella (1957-69) presso la Graduate School of Design della Harvard University, concentrando, in particolare, l’attenzione sul Design Workshop, fondato nel 1956 anche grazie al contributo di Nivola, suo primo direttore, e poi coordinato da Basaldella fino alla sua morte nel 1969”.
Siamo a Cambridge, Massachusetts, nel 1954 quando l’artista sardo Costantino Nivola riceve l’incarico di direttore del corso di “Fondamenti del Design”.
In quella che ancora oggi è considerata una delle più importanti università al mondo, in un dipartimento che contava tra le sue file alcuni dei più importanti progettisti, storici e teorici al mondo impegnati nel portare avanti gli ideali sviluppati in Germania nel Bauhaus, e ereditati direttamente dal grande maestro Walter Gropius, si diede vita a un’esperienza didattica destinata a lasciare un segno indelebile nell’arte e nella storia del design americano del secondo ‘900.
Quella del Design Workshop della Harvard University fu un’esperienza tutta italiana, diretta prima da Nivola (1956-57, e 1970) e poi dal collega Mirko Basaldella (1957-69) nell’ambito della Graduate School of Design. Questo laboratorio costituì una delle più interessanti applicazioni sul campo, oltre che degli insegnamenti del Bauhaus, di quell’idea di “learning by doing” (imparare facendo) che animava il mondo dei college fin dall’inizio del ‘900 e che da sempre aveva caratterizzato il percorso artistico e professionale di Nivola e Basaldella.
L’Autore, nel libro, spiega come tale aspetto influì sul perché un insegnamento legato al problematico concetto di “design” venne affidato ai due artisti italiani in un momento sto-rico in cui l’America, anche in campo culturale, aveva ormai assunto un ruolo da protagonista.
McManus, dopo un inquadramento storico e teorico relativo alla definizione di “design”, sottolinea l’ importanza di tale pratica per quanto riguarda i contenuti e le metodiche di insegnamento dell’arte nell’università americana, soprattutto in considerazione della grande importanza rivestita dall’applicazione del modello-Bauhaus.
Non a caso il volume sottolinea proprio la distanza che si venne a determinare tra l’arte prodotta dall’avanguardia americana e quella insegnata a livello universitario: due diverse formulazioni del “modernismo” che caratterizzava la produzione artistica del periodo.

Autoritratto di Mirko Basaldella

Autoritratto di Mirko Basaldella

Il lavoro di Nivola e Basaldella, ma anche di Bruno Munari, che fu invitato a Harvard nel 1967 dove tenne alcune lezioni, si colloca tra queste due tendenze, in una situazione che riesce a mediare tra una visione accademica, più legata al mondo delle università, e una più creativa, libera da vincoli teorici, in grado di spingersi verso nuovi e sperimentali terreni di ricerca.
Fu così che l’esperienza di Harvard divenne unica nel mondo dell’arte e del design in quanto, ispirandosi alla tradizione del Bauhaus e di Walter Gropius, permise a Nivola prima e a Basaldella poi, di portare avanti un insegnamento e una didattica in grado di incidere profondamente sulla cultura artistica americana del secondo dopoguerra, contribuendo così non poco alla formazione di diverse generazioni di artisti.
Un’esperienza che conferma ancora una volta il ruolo di primo piano svolto da Nivola e le sue grandi capacità organizzative e di comunicazione che, non a caso, lo porteranno ad essere uno dei pochi docenti nella storia ad aver insegnato presso ben quattro degli otto college dell’Ivy league, titolo che accomuna le otto più prestigiose ed elitarie università degli Stati Uniti d’America.

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