Archivi tag: Orani

Un pezzo di Orani che non c’è più

Marina è un’amica di Nuoro con la quale condivido passioni e interessi. Negli anni abbiamo imparato a non “pestarci i piedi” con le nostre ricerche, così se per esempio compare su eBay una cartolina che interessa a entrambi, evitiamo di farci concorrenza in modo da non alzare i prezzi dei prodotti in vendita.

Succede, anzi, che a volte ci si segnali a vicenda gli articoli di reciproco interesse.

Nei giorni scorsi Marina mi ha contattato per segnalarmi che aveva acquistato un lotto di vecchie foto di Nuoro e che, tra queste, ce n’era una riconducibile a Orani. Alla mail era allegata l’immagine qui riprodotta.

foto-orani-da-marina-moncelsiLa foto, datata “Orani 21/4/1929”, raffigura un giovane adolescente con pantalone alla zuava, calzettone lungo, farfallino e cappello a visiera in testa. Il giovane è poggiato al basamento della colonna con la croce che una volta era collocata in Piazza Convento. Lo scorcio di piazza che si intravvede è caratterizzato dalla presenza degli alberi (eliminati definitivamente nei primi anni ’60) e, soprattutto, dallo splendido porticato in pietra che circondava la piazza, demolito durante il ventennio per far posto a quella che era la “casa del fascio”.

Una bella testimonianza visiva di un angolo di Orani che non esiste più … così come non esiste più la foto!.

E’ successo, infatti, che Marina mi abbia fatto omaggio della foto inviandomela tramite le poste italiane. Ebbene, la lettera con la foto non è mai arrivata e la foto si è persa in qualche meandro di smistamento. Per il momento ci accontentiamo della versione digitale e l’unica speranza è legata ai noti disservizi delle poste nostrane: non mi stupirei se, tra qualche anno, un postino, con nonchalance, suonasse alla mia porta per consegnarmi una lettera con foto miracolosamente riapparsa.

Tziu Nino Masini, suonatore di ballo sardo

ballo sardo017orani ballo in piazza027

Le due immagini del ballo in piazza sono del grande fotografo Franco Pinna (La Maddalena 1925 – Roma 1977). La foto a colori è tratta dal volume “Sardegna” della collana Tuttitalia, dedicata alle regioni italiane e pubblicata dall’Istituto Geografico De Agostini di Novara nel 1963, mentre la foto in bianco e nero è tratta dal volume “Sardegna una civiltà di pietra”, della collana Italia nostra, pubblicata dall’Automobile Club d’Italia nel 1961.
Pinna faceva parte dello staff che negli anni ’50 percorse il Meridione d’Italia e la Sardegna per documentare le tradizioni popolari delle genti del Sud. Quella ricerca, coordinata da Ernesto De Martino, permise di mettere insieme una sterminata documentazione fotografica e audio visiva sulle principali manifestazioni folcloriche, ancora vive alla fine degli anni ’50.
Le due foto riprodotte, scattate a Orani in Piazza S.Croce, come si può notare dagli impianti di registrazione approntati in piazza, vennero realizzate in occasione di una campagna documentaria sul Carnevale in Sardegna promossa dal Centro Nazionale Studi Musica Popolare di Roma in collaborazione con l’Accademia di S.Cecilia e con la RAI.
tziu nino 2Nelle due foto il suonatore impegnato all’organetto è tziu Nino Masini che del ballo sardo era un vero e proprio virtuoso. Suonava l’organetto con grande maestria e con lui la piazza si animava per quel ballo trascinante e oltre modo coinvolgente. Il suo “dillu” prolungato era una vera e propria gara di resistenza che solo i ballerini più abili riuscivano a portare in fondo. La figlia di Ziu Nino, Paola, apprezzata per le sue composizioni poetiche, in un verso scrive: “…ricordo con amore il babbo quando / suonava l’organino in piazza santa Croce / sprigionando nell’aria, come d’incanto,/ note gioiose, allegri motivi…
Nel 1961, a conclusione della campagna di raccolta di materiale folclorico, a tziu Nino venne rilasciato anche un attestato di riconoscimento per il contributo dato, soprattutto in occasione delle ricerche sul Carnevale in Sardegna.
Ed eccola la lettera, riprodotta integralmente, grazie a Gonario Noli, genero di tziu Nino, che l’ha messa gentilmente a disposizione.

lettera tziu nino

Su Vicariu: Orani e il suo parroco

Rita Niffoi, pediatra, alterna la sua attività di medico a quella di ricercatrice di tradizioni oranesi. In questo suo percorso di recupero della memoria storica, dopo i volumi “Vocabolariu Oranesu-Italianu / Italianu-Oranesu”, e “Mi depo accostare a Deus – Sas preghieras de sos Oranesos“, raccolta di antiche preghiere tramandate dal popolo di Orani, Rita a scritto un nuovo libro dedicato alla figura e all’opera di Don Nicolò Barboni, “su Vicariu”, oranese di nascita, che a Orani ricoprì l’incarico di parroco per quarant’anni.
DON BARBONIIl volume, che s’intitola “Don Nicolò Barboni, 1869-1957: 88 anni di storia Oranese”, racconta dettagliatamente la vita di Don Barboni che, inevitabilmente, diventa una minuziosa storia di Orani, visto che il prete ebbe un ruolo non secondario su tutte le vicende (piccole e grandi) che interessarono il paese.
Così, se da un lato il volume riserva grande spazio a vicende come la costruzione della chiesa par-rocchiale o alla nascita delle diverse associazioni cattoliche, dall’altro fa emergere decine di eventi, di aneddoti legati a personaggi oranesi e non. Un lavoro certosino, ottenuto grazie all’attenta analisi di libri e documenti, che Rita Niffoi ha saputo condurre e sviluppare in maniera eccelsa, con passione, senza mai esagerare nell’agiografia del parroco e senza cadere nel facile elogio del personaggio che, invece, è restituito alla memoria di tutti gli oranesi sfrondato da quelle leggende e da quella “mitologia” che in qualche modo circondava la figura di Don Barboni.

"Orani" (dettaglio) in un mio acquerello del 1975

“Orani” (dettaglio) in un mio acquerello del 1975

Il libro, inoltre, ha il pregio di riportare nel microcosmo di Orani anche la grande Storia, quella con la “S” maiuscola, come gli avvenimenti legati alle due guerre mondiali o come l’avvento del fascismo, raccontati e vissuti con la dinamica spicciola degli avvenimenti di paese che, comunque, erano il riflesso preciso di quanto avveniva a livello nazionale.
Il passato è dentro di noi – scrive l’autrice nella prefazione – tutto ciò che è stato, i tempi, i luoghi e le persone, è memoria nascosta da un velo di nebbia e giunge un momento in cui deve essere ri-portata alla luce”: la convinzione è che la ricerca non finisca qui e che Rita Niffoi ci riserverà altri sprazzi di luce per la memoria degli oranesi di ieri, di oggi e di domani.

Rita Niffoi
Don Nicolò Barboni, 1869-1957: 88 anni di storia Oranese
Studiostampa, Nuoro 2015
Pag. 257 – cm 17 x 24
Brossura – copertina illustrata

Quando venne eletto Saragat

Oggi, 31 gennaio 2015, è il giorno di Sergio Mattarella, nuovo Presidente della Repubblica eletto con una larga maggioranza rispetto ai voti necessari, in una elezione che, tutto sommato, si è consumata in tempi brevi, visto che il responso positivo è giunto dopo la quarta votazione.
saragat corriereBen altra cosa rispetto alle ventuno tornate elettorali che si resero necessarie per eleggere Giuseppe Saragat nel 1964.
La politica allora era caratterizzata da una fortissima DC frammentata in numerose correnti, e che rappresentava il centro-destra, dal PCI e dal PSI, gli storici partiti di sinistra, dal PRI, PSdI e PLI , partiti minori collocati al centro, e da MSI e Monarchici all’estrema destra.
L’elezione di Saragat giunse, appunto, alla ventunesima votazione quando vennero ritirate le candidature di Nenni(PSI) e Terracini (PCI) e i voti della sinistra si riversarono sul socialdemocratico Saragat che sul suo nome fece confluire anche i voti di parte della DC.
Credo che all’elezione di Saragat siano legati i miei primi contatti con la politica e con la familiarità di certi nomi. Risale sicuramente ad allora la mia scoperta di personaggi come Fanfani, Terracini, Nenni, Saragat e quel Bucciarelli Ducci di cui tutti ci chiedevamo quale fosse il nome ignorando che fosse un doppio cognome.
Nel 1964 avevo otto anni e da noi a Orani la televisione era ancora un lusso per pochi. Le notizie si ascoltavano alla radio, tutti zitti, quando c’era il “Gazzettino” che ci informava sull’andamento delle votazioni per il nuovo capo dello Stato. L’elezione del Presidente Saragat andò tanto per le lunghe che divenne un evento dove un po’ tutti, grandi e piccoli, erano coinvolti per le discussioni politiche che innescava. Ricordo le discussioni di mio padre, comunista convinto, che teneva testa a un vicino di casa, professore alle scuole medie, fervente democristiano. Discussioni che magari partivano da una quisquilia di paese e approdavano alla politica internazionale, con difese a spada tratta della Russia o dell’America a seconda di chi parlava. Erano comunque discussioni incentrate sul rispetto reciproco, che mai trascendevano e che, quasi sempre, terminavano davanti a un bicchiere di buon vino.
Con l’elezione di Saragat l’intimità della radio, ascoltata in religioso silenzio e in famiglia, venne seriamente messa in crisi da un evento che in “Sa Gruche”, il mio vicinato, era diventato la notizia del giorno: tziu Totoni Carrone aveva la televisione.
60-anni-RaiTziu Totoni (il nonno materno dello scrittore Salvatore Niffoi) era un vicino di casa, minatore in pensione, con il pallino della tecnologia. Una passione che, già pensionato, lo portò a iscriversi alla Scuola Radio Elettra di Torino, una scuola che forniva nozioni di tecnica ed elettrotecnica per corrispondenza .
Ebbene, seguendo i corsi della Radio Elettra e acquistando i pezzi che man mano gli servivano, tziu Totoni era riuscito a costruire il televisore che, per l’appunto, iniziò a funzionare nei giorni dell’elezione di Saragat.
Fu così che tutto il vicinato venne invitato e si riunì a casa di tziu Totoni per assistere all’accensione “ufficiale”, una sorta di ricevimento con tzia Gonaria, la moglie, che offriva caffè alle signore, vino agli uomini e biscotti ai bambini.
E noi bambini tutti lì, seduti in terra in prima fila davanti al televisore in attesa dell’accensione. Prima dell’”apparecchio”, che non aveva ancora la forma finita (molti fili erano ancora all’aria e mancava la scatola esterna) venne acceso il trasformatore che aveva bisogno di un po’ di tempo per riscaldarsi. Fu poi la volta del televisore e sullo schermo si illuminò un piccolo puntino bianco. Per alcuni secondi ci fu un silenzio irreale e poi la TV iniziò a parlare: “Fanfani, Fanfani, Leone, Terracini”. Era la voce stentorea del presidente della Camera Bucciarelli Ducci che leggeva i nomi sulle schede.
Ci furono complimenti, strette di mano e auguri “a bos la godire chin salude”.
E mentre Bucciarelli Ducci continuava a leggere, l’immagine sullo schermo appariva disturbata da una serie di righe orizzontali che deformavano il tutto. Con perizia tecnica, tziu Totoni spiegò che il giorno dopo sarebbe andata meglio dato che avrebbe aggiustato l’orientamento dell’antenna verso il ripetitore di Vadde Urbara in modo da regolare meglio l’immagine.
Fu così che in quei giorni ho potuto assistere, in una sorta di rito di comunità, alle diverse votazioni che portarono all’elezione di Saragat, e fu così che imparai i nomi di quei politici che, nella mia memoria, mai riuscirò a separare dal ricordo di tziu Totoni e del suo “apparecchio”.

xilo via roma171

La casa di Via Roma a Orani in una mia xilografia del 1981.

 

Quando le foto ti ritrovano

Grazie a una delle mie grandi passioni, la collezione di antiche cartoline della Sardegna, appena posso giro per mercatini alla ricerca di rarità per arricchire la mia raccolta. Un’appuntamento fisso, tutti i mesi, è il mercatino dell’antiquariato che si tiene a Firenze presso i giardini della Fortezza da Basso. Alcuni anni fa, mentre rovistavo in un banco particolarmente fornito di cartoline e vecchie foto, mi ritrovai per le mani una foto che ritraeva un giovane seduto, in posa, accanto a un vecchio apparecchio radiofonico. Non ebbi dubbi e lo riconobbi subito: era mio suocero, Giuseppe Campanini, nato nel 1906 e morto nel 1981, uno dei primi radiotecnici in Italia.
SUOCERO 029Feci presente la “scoperta” al titolare del banco che, incredulo, sfilò la foto dalla sua custodia: nel retro c’era la firma autografa e una dedica ad un amico farmacista di Sarzana che ne confermavano l’identità. La foto era datata 1927 e il commerciante la vendeva per 25 euro vista la rarità dell’apparecchio radiofonico ritratto accanto a mio suocero. Volevo pagare e acquistare la foto, sconosciuta a tutta la famiglia, per riportarla nell’alveo familiare, ma il commerciante rifiutò i quattrini dicendomi: “No. Te la regalo perchè non sei tu che hai trovato la foto, ma la foto che ha ritrovato te”. Quella foto, ora, fa bella mostra di sè, incorniciata, su un ripiano della mia libreria.

marina 197Oggi, 20 novembre 2014, dopo una decina d’anni, la storia si ripete. Con mia moglie Enrica capitiamo per caso al Mercatino delle Pulci di Firenze, in Piazza dei Ciompi. Mi metto a rovistare in un banco tra vecchie cartoline e vecchie foto e, all’improvviso sobbalzo: “questa è mia cugina!”. Giro la foto e nel retro ho la conferma: c’è l’invio con dedica di mia zia Mattiuccia e di mio zio Francesco che, nel 1964, da Lione in Francia inviavano la foto di mia cugina Marina a qualche loro conoscente non precisato nella dedica.

Confesso che sono rimasto sorpreso ed emozionato nel rivedere Marina da piccola con i suoi bei riccioli biondi e nel ritrovare un pezzo della mia famiglia su una bancarella. E, anche se mi rimarrà sempre la curiosità di scoprire come ha fatto questa foto a finire su un banco del Mercatino delle Pulci di Firenze, devo ammettere che per la seconda volta mi succede di essere ritrovato da una foto.

S’Animedda e su mortu-mortu

Se si pensa alle festività dei santi e dei defunti, ormai, il pensiero corre immediato a Halloween, nata per soddisfare i gusti americani e diventata una ricorrenza internazionale.

s'animedda 1Il mio pensiero, invece, corre a quand’ero bambino: a quando ancora la mia generazione ignorava l’esistenza di Halloween.
La festa per noi bambini di Orani (ma di tutti i paesi della Sardegna) era caratterizzata da su mortu-mortu e da s’animedda.
Su mortu-mortu consisteva in una sorta di questua che vedeva gruppi di bambini andare di casa in casa, dotati di apposito sacchetto, a chiedere qualcosa per le “anime” (dolci, frutta secca, frutta di stagione, ecc.). Il contenuto del sacchetto, poi, veniva spartito tra tutti i bambini che avevano partecipato alla raccolta.
s'animedda 3S’animedda era il nome della zucca che, una volta svuotata, veniva incisa in modo da ottenere una faccia mostruosa che diventava ancora più mostruosa una volta inserita una candela accesa all’interno. Anche con s’animedda si girava per le case dove ai bambini venivano offerti dolci o frutta. Ricordo l’ultima volta che con gli amici si organizzò s’animedda: eravamo già vicini alla maggiore età… Si decise di iniziare il giro dalla casa di don Puddu, viceparroco originario di Oliena. Don Puddu ci fece accomodare e ci offrì da bere s'animedda 2un ottimo vino. In pratica il nostro giro finì lì in quanto passammo tutta la sera a bere in compagnia e a discutere con il prete di Fabrizio De Andrè e delle sue canzoni.
Quest’anno, però, visto che mi sono ritrovato una zucca per casa, ho deciso di rinnovare s’animedda che, anche se non andrò a bussare alle porte dei vicini, rimarrà accesa in casa per ricordare “sas animas” e per ricordare le spensierate “animedde” dell’infanzia.

Orani, Piazza Convento

Un vecchio lotto di fotografie su internet (alcune le ho acquistate io, altre le ha comprate un amico collezionista di Nuoro), ci permettono di ammirare alcune vedute di una Orani oramai scomparsa.

Orani 2In particolare alcune foto, che risalgono ai primi del ‘900, ritraggono scorci della piazza del Convento con l’evidenza di alcuni dettagli che ci svelano come fosse la piazza oltre cent’anni fa.

ciceri_tribu_02

(foto Ciceri)

Le foto ritraggono diverse persone all’uscita dalla messa, allora celebrata nella chiesa del convento dato che la parrocchiale era ancora in costruzione, e paiono riprese in periodi diversi visto che una in particolare è scattata d’inverno, con la neve che imbianca la collina di sa Costa, mentre le altre appaiono abbastanza soleggiate e la neve non s’intravvede.

Orani 3La foto con la neve è con molta probabilità da attribuire al fotografo/farmacista nuorese Raffaele Ciceri, autore di uno scatto molto simile caratterizzato da una identica situazione climatica. Daltronde, come è stato documentato nella mostra tenutasi nel 2013 al TRIBU di Nuoro, Ciceri era assiduo frequentatore di Orani.

Orani 5Oltre che per la testimonianza sui costumi indossati, le foto sono interessanti perché documentano com’era la piazza del Convento prima degli interventi fascisti degli anni ’20 e prima di quelli degli anni ’60 che ne hanno determinato la fisionomia attuale.

Orani 4Intanto va evidenziato che la gradinata delle scale che collegava i due livelli della piazza non era centrale come ora, ma era più spostata sulla sinistra, mentre sul lato destro esisteva un’altra rampa più stretta che costeggiava il muro, demolita ed eliminata negli anni ‘60 in occasione del rifacimento della piazza.

La piazza superiore, oltre ad essere alberata, sul lato destro era ancora caratterizzata dallo splendido porticato (visibile nella foto di Ciceri), demolito negli anni ’20 quando fu costruita la “Casa del fascio”, diventata poi scuola materna e attualmente sede della pro-loco.

Orani 6Chiaramente la parte inferiore non aveva le sembianze di oggi visto che al posto dei due bar che oggi caratterizzano la piazza c’era un grande muraglione di contenimento, parzialmente visibile (dietro l’auto parcheggiata) in una foto degli anni ’30.