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Il satiro e la vergine

Francesco Delitala, ortopedico di fama mondiale, era nato a Orani nel 1883. Con il fratello Mario, illustre artista vissuto sino a 103 anni, ha condiviso la longevità visto che anche Francesco, morto nel 1983, ha toccato il traguardo dei cent’anni.
Nella sua lunga carriera universitaria ha insegnato clinica ortopedica a Padova, Napoli, Venezia e quindi a Bologna, dove ha diretto l’Istituto Rizzoli sino al 1953.
I suoi contributi scientifici sono innumerevoli e riguardano le varie branche dell’ortopedia.
Gli interessi di “Franceschino” Delitala, comunque, non si limitavano all’ortopedia, ma spaziavano dall’arte vera e propria alla grande competenza nella storia della medicina e nelle medaglie antiche.
Tutte queste passioni sono raccolte nel volume “Il satiro e la vergine”, apparso nel 1971 per l’edizione della “Stamperia napoletana”.
Il volume venne pubblicato a cura degli allievi veneziani di Delitala (1920-1935) per commemorare i cinquant’anni dall’inizio del suo insegnamento.
Il libro, che nella copia in mio possesso ha anche una dedica autografa al frontespizio, raccoglie racconti e aneddoti, in massima parte autobiografici, con alcune spassosissime scenette legate agli esordi della sua professione quando esercitava l’attività di medico condotto tra Fonni e Orune. Delitala racconta di una volta che venne pagato con un cavallo o di quando dovette intervenire per dirimere una questione su un asino a cui erano state mozzate le orecchie.

La chiesa diroccata di S.Andrea, "campusantu vezzu", in un mio disegno del 1999

Racconta anche di quando era studente a Sassari, e rammenta un episodio strettamente legato a uno dei luoghi storici di Orani, quella chiesa diroccata, dagli oranesi conosciuta come “campusantu vezzu” (vecchio cimitero) perche per anni aveva assolto a tale funzione. Scriveva, infatti, “… Nei primi anni di università … nessuno mi superava per la passione che mettevo nello studio dell’anatomia…. Ero diventato un personaggio indispensabile perché rifornivo l’Istituto di crani, di ossa lunghe e corte, alla rinfusa, per tutto l’anno. La miniera da cui estraevo tanto materiale era l’ossario del cimitero di Orani, una chiesetta semidiroccata e priva di tetto, in cui da secoli si accumulavano le ossa degli oranesi, dopo aver passato i dieci anni regolamentari di onorata sepoltura. E poiché  erano esposte alle intemperie, al caldo, alla pioggia ed al gelo diventavano bianche, lucenti, pulite come l’avorio. Certamente scavavo anche tra le ossa dei miei avi, che spero mi abbiano perdonato.
Prima di partire per Sassari, durante le vacanze facevo la cernita, ne  riempivo una valigia di fibra, la legavo a croce con lo spago e partivo; venivo fermato regolarmente alla cinta daziaria, rigorosa perché doveva reprimere il contrabbando delle salcicce e dei prosciutti. <<Niente di dazio?>>. <<Ossa di cristiani>>. <<Aprire>>. E quando vedevano che il contenuto corrispondeva alla dichiarazione fuggivano inorriditi.”
Ma a Orani Francesco Delitala ha lasciato anche traccia della sua arte pittorica. Vi sono, infatti, nella parrocchiale del paese due dipinti che riproducono San Pietro e San Paolo che, per stessa ammissione di Delitala, “parevano tolti dalla cornice della Pinacoteca vaticana, in cui stanno a ricordare l’opera pittorica di fra Bartolomeo della Scala”.
Dunque, se vi capita di trovare in qualche bancarella “Il satiro e la vergine”, non fattevelo sfuggire. E se qualche editore ne ha voglia, può sempre provare a ristamparlo: è un libro bello da leggere e da far conoscere.