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Peppantoni Sau: Su tziu ‘e su turrone

Orani San DanielePer San Daniele (13 Ottobre), a Orani si celebra la festa “grande” dedicata a San Daniele. Paese strano Orani: il patrono è Sant’Andrea, ma la festa vera, quella che dura tre giorni, si festeggia per San Daniele.

E San Daniele è sempre stata occasione di grandi iniziative con gare poetiche, canti a chitarra gruppi rock (che quando ero piccolo io erano gruppi “beat” che, però, si chiamavano, Barritas, Bertas o Mamuthones).

E per San Daniele non mancavano mai le giostre, le corse con cavalli e asinelli, gare podistiche e altri giochi di abilità: avete mai provato a percorrere duecento metri stringendo tra i denti un cucchiaio con un uovo sopra? Io a suo tempo ho provato a cimentarmi ma dopo sette metri circa l’uovo era già spiaccicato per terra!

bancarella torroneAltra cosa che per San Daniele non mancava, erano i venditori di torrone di Tonara  che allestivano le bancarelle in piazza e, soprattutto le donne, con una cassetta sul capo e la stadera in spalla, giravano per le case cercando di vendere il torrone. Per noi bambini era un’attesa che durava da un anno all’altro, anche perché i grandi, durante l’anno, sapevano creare l’aspettativa promettendoci in continuazione: “Si aches a bonu, a Santu Tanielle d’ammustro su tziu e su turrone (Se stai bravo, a San Daniele ti faccio vedere l’uomo del torrone)”

Per me “su tziu ‘e su turrone” era solo uno. Casa mia , in Via Roma, infatti, era tutti gli anni una tappa fissa di tziu Peppantoni Sau, un torronaio di Tonara che nel suo giro non mancava di fare sosta e scambiare due chiacchiere con babbo, accompagnate sempre da un buon bicchiere di vino.

Lo ricordo tziu Peppantoni, dietro la sua bancarella con il sue grembiule bianco, intento, con precisi colpi di mannaia, a sminuzzare i vari tipi di torrone che metteva in vendita.

Ma lo ricordo anche in occasione della Festa dell’Unità che allora ancora si festeggiava a Orani. Tziu Peppantoni, infatti, oltre a essere un ottimo produttore di torrone, era anche un apprezzato poeta estemporaneo. Succedeva, così, che tutti gli anni, in occasione del concorso di poesia de L’Unità, saliva sul palco e declamava i suoi componimenti.

poesiasppeantoniMi fa piacere, dunque, leggere che le poesie di Peppantoni Sau sono state raccolte in un volume e presentate al pubblico in una bella serata organizzata nei giorni scorsi a Tonara. Ricordo che i suoi componimenti erano belli come contenuto e impeccabili come metrica: ora che sono raccolti in un volume le poesie di Peppantoni Sau continueranno a viaggiare per feste e paesi, in quel vagare de “su tziu e su turrone” che, come i versi liberi, non conosce mai sosta.

 

 

Teliseri
Poesia di Peppantoni Sau dedicata al rione di Tonara dov’era nato e dove aveva vissuto

E tue Teliseri ite mi nasa,
ca ses poveru e tristu unu rione,
ma in sas concas de Pitzirimasa,
donzi notte ti cantat su mazzone.

Si est annada ona ‘e cariasa,
ti ballas e ti cantas che puzone,
ma si ti falat un’annada mala,
tue moris che puzone fertu a s’ala”

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Nuoro in un sonetto

enrico costa 288Nel 1895 Enrico Costa (1841-1909), scrittore e giornalista sassarese, pubblicò due volumi che raccoglievano i suoi diversi componimenti poetici apparsi su giornali e riviste o già editi in altre pubblicazioni.
I due volumi, intitolati “In Autunno” e pubblicati dall’editore Giuseppe Dessì di Sassari nella collana “Biblioteca Sarda”, erano caratterizzati da una copertina con motivi sardi illustrata da Arthemalle, autore attivo in Sardegna che nel 1894, sempre per Dessì, aveva già illustrato i “Racconti Sardi” di Grazia Deledda.
Nel primo volume sono raccolte una serie di composizioni fra cui alcuni sonetti dedicati a dodici città sarde. Costa, che li definisce “12 vignette all’acqua forte”, pone l’accento, con toni satirici e sarcastici, su aspetti caratteristici delle singole città.
in autunno costa 286I sonetti, composti dopo un giro effettuato dall’Autore per tutta l’isola e pubblicati come “taccuino di un viaggiatore” per la prima volta nel 1882 nel giornale Serate letterarie di Cagliari, vennero successivamente riproposti su L’Avvenire di Sardegna.
La messa in caricatura delle città non fu sempre ben accolta e allo scrittore vennero mosse numerose critiche che, come scrisse Costa stesso, “mi attirarono addosso un mondo di chiacchiere, di malumori e di fastidi”.
Ogni sonetto è dedicato a un personaggio della città in questione e quello sulla città di Nuoro, ad esempio, è dedicato a Sebastiano Satta.

Ma eccolo il sonetto su Nuoro:

Figlia de la montagna, e madre amata
Di figli irrequieti e turbolenti,
In balia di sé stessa è abbandonata
La città de le lotte e dei lamenti

Ha vini che stramazzano un beone,
Ed uomini più forti assai del vino;
A lei donò il Governo una Prigione
E la natura un sasso ballerino.

Amor fornì le donne d’un corsetto,
Che chiuder finge, e provoca all’uscita
I due tesori del ricolmo petto

Sarei per essi un grassator crudele,
Pronto al ricatto, e a rinunziar per vita
Al vin d’Oliena, all’aranciata e al miele!

Costa non manca di citare quelle che dovevano essere le “attrazioni” di Nuoro alla fine dell’Ottocento: la prigione governativa, la famosa “Rotonda” che dominava l’abitato, la pietra ballerina che, però, come scrive lo stesso Costa “da pochi anni non balla più: forse perché disgustata dai mille tormentatori che le ponevano le mani addosso” e l’”aranciata”, il tipico dolce nuorese a base di scorze d’arancia candite nel miele.

Costa, poi, sottolinea con i suoi versi quanto sia rimasto colpito dal petto provocante delle nuoresi, al punto che per tanto ben di Dio sarebbe stato disposto a rinunciare al vino di Oliena e persino a vestire i panni del grassatore.

A leggerlo oggi il sonetto mostra una qualche attualità, soprattutto nella prima quartina che sottolinea turbolenze, lotte e lamenti: tutta “merce” che a Nuoro non è mai scarseggiata!

Ivaldo e le rime sarde

Bello il post di Bastiana su Antoni Cuccu (http://cartebianche.blogspot.com/2011/04/antoni-e-diagne_08.html).
Mi ha fatto tornare alla mente quei libricini sulle gare poetiche che circolavano per casa e che mio padre leggeva (e imparava) avidamente. Leggeva e memorizzava, e quando qualche ottava lo colpiva particolarmente, la leggeva a voce alta coinvolgendoci tutti nelle rime estemporanee del poeta di turno. Alcuni di questi libricini mi hanno seguito a Firenze e due mi sono stati regalati, un paio d’anni fa, da Ivaldo Baglioni, storico bibliotecario della Nazionale di Firenze.

Ivaldo Baglioni

Ivaldo, dall’alto dei suoi 88 anni, è una leggenda vivente. Fu lui che durante l’alluvione del 1966 fu nominato direttore del personale e a lui si deve, in quell’occasione, il coordinamento delle attività e il salvataggio di tantissimi tesori della Nazionale.
Ho conosciuto Ivaldo grazie all’amicizia con le figlie Lucia e Laura. Nonostante il carattere alquanto burbero, la comune passione per i libri antichi ci ha vicendevolmente resi simpatici.
E così, ogni tanto, mi arriva un “segnale”:  qualche libro che ha a che fare con la Sardegna, come, appunto, i due opuscoletti di altrettante gare poetiche che Ivaldo ha scovato in qualcuno di quegli angoli che Firenze riserva ancora ai bibliofili.
E mi piace pensare che questi due pezzetti di Sardegna siano partiti dalla valigia di Antoni Cuccu, per transitare nelle mani di Ivaldo Baglioni e approdare, poi, negli scaffali di casa mia, per rinnovare quella passione per le antiche rime isolane da leggere in compagnia.

Umberto Saba poeta e libraio

Due grandi amori hanno caratterizzato la vita di Umberto Saba (Trieste 1883 – Gorizia 1957): la poesia e l’attività di libraio, che ha esercitato con identica passione per tutta la vita.
L’attività di libraio antiquario la inizio a Trieste nel 1919, mentre le prime poesie risalgono ai primi del ‘900.
Capitare, dunque, in un mercatino e trovare in una bancarella un testo che raccoglie le poesie di Saba e poco più avanti, in un’altra bancarella, un catalogo della sua libreria, ha permesso, ancora una volta, di dare un senso alla mia passione libraria.
Mettere insieme, in uno scaffale della mia libreria, le due metà di Saba, una accanto all’altra, permette quasi di completare la figura del personaggio rappresentato dallo spirito poetico e dal “corpo” commerciale.
Ma anche il commerciale non è esente dalla poesia e in tante delle schede bibliografiche compare la mano del poeta che sempre descrive i libri in vendita con note, parole o commenti mai banali, tanto che un catalogo di vendita libraria per corrispondenza diventa interessante anch’esso da leggere.
Libreria antiquaria” è il titolo di una poesia di Saba dedicata proprio al suo negozio di libri e apparsa nella raccolta “Quasi un racconto” del 1951.

Ed eccola la poesia di Saba, vero e proprio omaggio a quell’attività che lo occupò per tutta la vita e omaggio a “Carletto” Cerne, fedelissimo collaboratore di Saba in libreria.

 

Libreria antiquaria

 

Morti chiedono a un morto libri morti.

Illusione non ho che mi conforti
in questo caro al buon Carletto nero
antro sofferto. Un tempo al mio pensiero
parve un rifugio, e agli orrori del tempo.
Ma quel tempo è passato oggi, e la vita
con lui, che amavo. E di sentirmi inerme
escluso piango come tu piangevi
quando eri ancora un bambino e perdevi
tra la folla la madre tua al mercato
.

 E per concludere un consiglio del grande poeta/libraio triestino rivolto nel 1954 a bibliofili e collezionisti: “Quella di raccogliere libri antichi o, comunque, rari, può essere – per chi non segua alcuni criteri precisi – molto costosa, ed anche interminabile. Per questo consigliamo i bibliofili a concentrare la loro attenzione ed a fare i loro acquisti, scegliendo alcuni criteri precisi: ad attenersi cioè ad un determinato genere di libri, e poi derogare il meno possibile. Va da sé che il «genere» può – anzi deve – variare secondo l’animo del raccoglitore.
Meglio è fidarsi dei librai antiquari, che sono, in generale, persone più oneste di quanto non si creda (nessuno, o quasi, di loro si è fatto ricco); specialmente di quelli che, dopo una lunga esperienza, fatta, il più delle volte, a loro spese, si sono acquistata una buona fama sul mercato ristretto dell’antiquariato librario”