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Nivola e lo Stephen Wise Towers

Nel numero di Marzo del 2002, la prestigiosa rivista americana di architettura e design “Metropolis”, dedicò un ampio inserto a Costantino Nivola curato da Paul Makovsky. L’articolo, intitolato “Sand Man” illustrava tutte le opere realizzate da Nivola per gli spazi pubblici di New York e proponeva un itinerario di visita per riscoprirle. Quando nel 2013 andai a New York, quella rivista ci fece da guida e, quasi fosse una caccia al tesoro, con Enrica e Arianna ci si divertì a scoprire la città seguendo un itinerario “Nivoliano”.

Non mancò, ovviamente, la visita all’area dello Stephen Wise Towers dove, tra graffiti e sculture, era evidente il segno profondo lasciato dalla creatività di Nivola nel progetto di sistemazione dell’area curato dall’architetto Richard Stein.
Fu emozionante in quell’area vedere i cavallini in cemento realizzati da Nivola che, solidamente fissati al terreno, davano vitalità a un ampio spazio con la loro immobile corsa, destinata a prendere vita con i giochi dei bambini, pronti a cavalcarli e volare con la fantasia verso mondi fantastici.


Devo ammettere che davanti a quei cavallini non ho resistito: il richiamo era talmente forte ch e mi ci sono seduto anch’io, giusto per provare a capire quale fosse stato l’intento di Nivola. Fu una sensazione piacevole, utile per comprendere meglio il senso dell’opera complessiva che, dalla prospettiva del cavallino, permetteva di ammirare dal basso verso l’alto l’intera parete dell’edificio di fronte, con il grande graffito, e di spaziare con lo sguardo per tutta l’ampiezza del giardino dov’erano disposte le altre sculture di Nivola.


Oggi, 9 marzo 2021, apprendo che l’area dello Stephen Wise Towers è stata smantellata, che i cavallini sono stati rimossi senza riguardo (pare spaccati a colpi di mazza) per un progetto di “riqualificazione” dell’area.


Se le cose stanno realmente così, siamo veramente di fronte a un “crimine” da condannare senza appello.

Siamo di fronte a una chiara manifestazione di insensibile ignoranza da parte di amministratori che non hanno la minima percezione di quello che stanno facendo. E’ impensabile, infatti, che una città come New York, che ha fatto della multiculturalità la sua bandiera, ricca di storia e testimonianze artistiche legate a tutti i popoli e a tutte le culture, permetta un tale scempio in nome di una fantomatica “riqualificazione”, senza prima preoccuparsi di capire la portata dell’intervento.
Non è la prima volta che opere d’arte vengono “mandate al macero” e, probabilmente, non sarà neanche l’ultima; di quella giornata, purtroppo, rimarranno solo le foto e il piacevole ricordo, accompagnato però dal rammarico per la perdita, come scrisse Pietro Porcinai, di quel “giardino senza età, che diverte bambini e adulti”.