nei libri

A proposito di “cose” che si trovano nei libri
In queste pagine presenterò di volta in volta “cose” che si trovano nei libri, soprattutto nei libri usati, pescati in qualche libreria o in qualche mercatino.
E quando parlo di “cose”, intendo non i contenuti del libro nè, tanto meno, quelle tracce inamovibili tipo dediche, appunti o note manoscritte, ma “tracce” cartacee, spesso usate come segnalibro, che molto spesso sono testimonianza di precisi aspetti di chi quel libro l’ha posseduto.
 
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Date memorabili, Perino e Boccaccio

boccaccio 432Edoardo Perino (Torino 1845 – Roma 1895) è da considerare, indubbiamente, uno dei più grandi innovatori dell’editoria italiana.
Iniziò l’attività di tipografo a Torino ed ebbe il felice intuito di seguire con la sua azienda  gli spostamenti della capitale d’Italia, prima a Firenze e poi a Roma.
Spirito intraprendente, una volta a Roma ampliò notevolmente la sua attività tipografica e istituì una “Azienda giornalistica” che, unica nel suo genere in tutto il panorama dell’Italia unita, era in grado di fornire tutti i giornali pubblicati, compresi quelli stranieri.
Tra le altre cose Perino svolse una notevole attività di talent scout e pubblico i romanzi di autori ancora del tutto sconosciuti, come Grazia Deledda e Edmondo De Amicis, facendoli conoscere al grande pubblico.
Ma la vera, grande innovazione di Perino fu la pubblicazione di opere a dispense che raggiunsero una popolarità incredibile, con migliaia di copie vendute.
Tali pubblicazioni riguardavano “drammoni” popolari, come ad esempio Beatrice Cenci di G.D.Guerrazzi che raggiunse livelli di vendita strabilianti per l’epoca, o i classici della letteratura, regolarmente sottoposti a perfette operazioni di marketing giornalistico, come nel caso della Vita Nuova di Dante che, per catturare l’attenzione del pubblico, venne stampata col titolo Gli amori di Dante descritti da lui medesimo.
Tra i classici Perino stampò anche il Decamerone di Giovanni Boccaccio, pubblicato a dispense nel 1882 e illustrato da vignette e incisioni di gusto popolare vagamente romantico, in perfetta sintonia con i gusti dell’epoca.
In un mercatino ho trovato una copia di quest’opera e, visto che era in ottime condizioni, l’ho acquistata più che altro per curiosità. E proprio curiosando tra le pagine, mentre osservavo immagini e incisioni, dal libro è scivolato un foglietto di quaderno, ingiallito dal tempo, con un elenco vergato a penna con grafia femminile, elegante e leggera.
boccaccio 433Il foglietto è anonimo e riporta il titolo “Date memorabili”, così specificate:
Il 4 Ottobre 1881 Nascita a ore 2 antimeridiane
Il 13 Marzo 1892 Morte del Babbo
Il 13 maggio 1893 Prima Comunione
Il 4 Agosto 1894 Morte della Mamma
Il 22 Ottobre 1894 Entrata nel Collegio delle Mantellate
Il 2 Luglio 1899 Uscita dal Collegio
Il 7 Settembre 1895 Cesira si è sposata
Il 17 Giugno 1896 Cesira ha avuto la prima creatura
Il 5 Ottobre 1897 Cesira ha avuto un’altra bella mimma
Il 14 Aprile 1899 Cesira ha fatto un maschio. Guido
Il 21 Aprile 1900 Guido è morto
Il 17 Agosto 1902 Mi sono fidanzata
boccaccio 431Come si può vedere sono circa 15 righe che, grazie a questa estrema e riassuntiva sintesi di vite, amori, gioie e dolori, avrebbero fatto la gioia di Achille Campanile e delle sue “Tragedie in due battute”. L’anonima ventenne, a quanto pare, rimase appagata dal raggiunto fidanzamento che evidentemente le procurò altro da fare piuttosto che concentrarsi sulle “date memorabili” della sua esistenza.

E allora, per conoscere altri amori, gioie e dolori, non rimane che immergersi nella lettura degli eventi minuziosamente descritti dal Decamerone di Boccaccio, sicuramente in grado di soddisfare qualsivoglia curiosità.

Storie di Liberazione

IL PARTIGIANO MARCO 102“Il Partigiano Marco” è un libro per ragazzi scritto da Erminio Sacco è pubblicato dall’editore Nicola Milano nel 1964. L’ho comprato al mercatino antiquario di Firenze perché mi ha colpito la copertina, illustrata da Renato Guttuso.
Una volta acquistato ho scoperto che il volume faceva parte di una collana denominata “Giovane Resistenza” costituita da nove titoli selezionati tra 105 dattiloscritti pervenuti all’editore da ogni parte d’Italia e dall’estero.
I nove titoli erano candidati a un premio, il “Concorso di rievocazioni e racconti sulla Resistenza per i ragazzi”, il cui vincitore era decretato dai lettori che potevano votare tramite la speciale cartolina allegata a ogni singolo volume della collana. La proclamazione del vincitore era fissata per il 25 aprile 1965, 20° anniversario della Liberazione.

IL PARTIGIANO MARCO 104Oltre a quella di copertina, alcune illustrazioni di Renato Guttuso già utilizzate per “Gott mitt Uns”, un album di disegni sulla Resistenza realizzato dall’Artista nel 1944, servono a dare corpo al racconto di Sacco, ispirato a episodi immaginari della Resistenza nelle Langhe e alla battaglia condotta dalle formazioni partigiane per liberare l’Italia dal nazi-fascismo.

IL PARTIGIANO MARCO 103All’interno del libro una testimonianza concreta dei risultati ottenuti dal lavoro svolto dalle forze di liberazione. Tra le pagine, infatti, è conservato un certificato elettorale per Le elezioni comunali del 1946 che a Firenze si svolsero il 10 novembre. Quelle elezioni furono le prime dopo la caduta del fascismo in Italia: per la prima volta il suffragio era universale e, per la prima volta, potevano votare anche le donne.
Il certificato riporta la firma del Prof. Gaetano Pieraccini che, su nomina del CLN, aveva svolto le funzioni di Sindaco di Firenze coadiuvato, nel ruolo di vice sindaco, da Mario Fabiani. Dopo quelle elezioni del ‘46 fu proprio Mario Fabiani ad essere eletto come primo sindaco di Firenze e con lui prese avvio la ricostruzione della città, profondamente ferita e martoriata dai bombardamenti tedeschi.

“In Orani” di Federica Mureddu

Grazie al progetto “Fototeca di Sardegna” ideato e coordinato da Biblioteca di Sardegna, è stato pubblicato il secondo volume dedicato a Orani curato anche stavolta, per quanto riguarda la ricerca e selezione delle foto, da Federica Mureddu.
in oraneIl libro è stato presentato al pubblico lo scorso 18 dicembre nella Chiesa di San Giovanni Battista, in Piazza Convento, a Orani e una selezione delle foto, opportunamente ingrandita, è stata esposta nei locali de “su Monte” in occasione del Mercatino di Natale.
Ero casualmente a Orani e ho avuto la possibilità di visitare la mostra, acquistare il libro e fare i complimenti alla giovane ricercatrice che, con passione e dedizione, è riuscita a mettere insieme 280 foto a testimonianza di aspetti e scene familiari di Orani, dalla fine dell’800 sino alla fine degli anni ’50.
nonni mereuUn’opera quella svolta da Federica Mureddu che andrebbe incentivata e stimolata, per far circolare e condividere la memoria collettiva e per non perdere un inestimabile patrimonio culturale e storico che, altrimenti, rischia di rimanere per sempre sepolto nel chiuso dei cassetti.
E tra le 280 foto mi piace riprodurne una che riguarda direttamente la mia famiglia, con i miei nonni Mereu ritratti in posa assieme ai miei zii Elena, Mario e Peppino.
Una bella foto risalente alla fine degli anni ’50 che non conoscevo e che mi ha fatto viaggiare indietro nel tempo, a rivangare la memoria e i dolci ricordi di un’infanzia ormai lontana.

Roma città aperta … in autunno

Confesso che non sapevo chi fosse Mario Meneghini quando ho comprato il suo libro, “Roma città aperta”, che in me evocava solo ricordi neorealisti. Il libro,edito dalla Casa Editrice Magi-Spinetti e pubblicato a Roma nel 1946, tocca più o meno gli stessi argomenti della pellicola di Rossellini, uscita appena l’ anno prima, anche se risulta “caricato” di un forte sentimento religioso che lo differenzia notevolmente da quanto narrato dal film.

2 roma città apertaD’altronde non poteva essere altrimenti, visto che l’autore Meneghini, da giornalista, si occupava di recensioni cinematografiche su “L’Osservatore Romano”. Tra l’altro fu proprio Meneghini il primo ad esternare sull’organo ufficiale della Santa Sede il proprio biasimo verso quel movimento cinematografico che qualche anno dopo verrà definito come “neorealismo”, accusato di “produrre films denigratori della nostra patria”.
Così, ecco che a impreziosire il libro contribuisce un’incisione ex-libris, del precedente proprietario Giorgio lettera roma165Bolaffi, applicata sul retro di copertina, e un foglio manoscritto che, ripiegato in quattro, riposava da anni tra le pagine del volume.
Il foglio, redatto da un anonimo, scritto in un italiano fluente e corretto, contiene un brano dovuto sicuramente alla penna di una persona avvezza alla scrittura.

Ed eccolo il brano di una pagina e mezza che ci racconta una serena, luminosa e vivace Roma autunnale.

lettera roma163“ Roma ci conosce benissimo, conosce tutta la nostra vita, le nostre più minute abitudini. E anche noi ab-biamo tanto camminato nelle strade di Roma.
Lungo il Muro Torto c’è un’aria boschiva che sa di foglie mattutine, di funghi autunnali; e la circolare vi passa in mezzo coi fianchi azzurri leggermente inumiditi dall’autunno, piena di gente che sale, con un senso di felicità, verso i quartieri di Porta Pia.
lettera roma164Brillano le luci dei semafori nell’ora del tramonto come pietre preziose, in quest’aria netta. Qualcosa cova sotto. Una vita nuova sta per cominciare. Il lampo pacato delle vetrine di Via Condotti, sobrie e sontuose, illumina felicemente i volti dei passanti.
Roma ribolle, fermenta dolcissimamente fra mille luci tremolanti sotto questo cielo chiaro. Nulla è più com-movente di un ritorno in città dopo una lunga assenza, in un pomeriggio d’autunno.
Gli ingressi del cinema sono illuminati da una luce calda e viva che accende gioiosamente i visi delle cassie-re. Nell’aria tersa della prima sera brulicano tutte le insegne luminose dei bar, dei negozi, delle società di assicurazioni. Le vetrine sembrano mandare un cordiale calore. È un gusto sopraffino tornare a queste luci artificiali, a queste strade asfaltate, a queste cose meccaniche dopo un lungo periodo di campagna.
Le prime lampade al neon fanno balzare il cuore in petto. E come si riflettono singolarmente nella vernice degli automobili! E allora tutti i propositi di rimanersene sempre in campagna volano via nella confusione affascinante del marciapiede, e il gusto della città che brulica dolcissimamente, entra nuovamente nelle vene come una malattia inguaribile.
Le signore tornate da poco dalle loro lunghe villeggiature escono la mattina dai villini dei quartieri alti, camminano con scarpette lucenti sulla terra dei loro giardini, umida e soffice che al mattino sembra odorare di crisantemi.
L’odore di certe giornate di ottobre sa di terra smossa, di fresche ghirlande, di giorno dei morti, di dolci in-zuccherati e pesanti avvolti nel cellofan luccicante. L’autunno marcisce deliziosamente in questi odori.
Gli appartamenti sentono di aria fresca. I pavimenti di legno brillano come mobili di lusso. Camminano su quei pavimenti, in un odore misto e gustoso di cipria, di rossetto e di cera, le belle ragazzone che trionferanno quest’inverno alle corse al trotto, nelle sale dei cinema, nei ricevimenti. Si muovono lente sui parquets lustri accomodandosi davanti allo specchio pesanti capigliature bionde. Si preparano per la stagione che arriva. Tutti hanno l’aria di dover cominciare qualcosa.
Riprende la vita cittadina con un’ansia sottile e gustosa, un leggero mordente nel petto. Che succederà quest’anno?
L’autunno scende su Roma, ristagna leggero sui vecchi selci vellutati d’erba di Piazza del Popolo, nelle tra-verse del Corso, sulla salita di San Sebastianello, striscia sulle soglie dei vecchi caffè, sui cuscini cerati delle botticelle, riempie di umore il travertino poroso della trinità dei Monti, fa brillare insolitamente i parafanghi delle automobili a via Nazionale.
In certe ore, a certi crocicchi, arriva un’aria netta che sembra portare con se l’odore vivo dei primissimi mandarini sbucciati.”

Il cineforum

civiltà delle macchine 021“Civiltà delle macchine” era una rivista bimestrale diretta da Leonardo Sinisgalli e pubblicata da Finmeccanica. Era una rivista di livello medio alto, per quanto riguarda gli aspetti culturali, che coinvolgeva grandi firme e importanti artisti, cercando di esaltare ed evidenziare i diversi legami esistenti tra arte e industria.civiltà delle macchine 025

Ho acquistato in un mercatino il numero di novembre del 1954 della rivista in quanto, nell’interno, è segnalato, con tanto di foto, l’intervento realizzato da Costantino Nivola nello show room della Olivetti a New York.

Ma ripiegato, all’interno della rivista, ho trovato anche un volantino del 1956 che pubblicizza un ciclo di film promosso dal Circolo Italiano del Cinema, con proiezioni presso la sala SPES-Catalucci di Viale Campo Boario in Roma.

volantino cineforum unito 028Anche in questo caso si tratta di una testimonianza di alta cultura, visto che la programmazione riguarda un ciclo di film dedicato al regista giapponese Kenji Mizoguchi e ad alcuni registi cecoslovacchi. Un programma impegnativo, fatto di film in lingua originale sottotitolati in italiano, in inglese o in francese, dedicati sicuramente a quello che nel 1956 doveva essere un pubblico colto.

Ma nel leggere di un film cecoslovacco in lingua originale con sottotitoli in francese, non si può non andare col pensiero a quei tremendi cineforum esaltati da Paolo Villaggio che al personaggio Fantozzi facevano dire: “questo film è una boiata pazzesca”.

Editori, santi e funghi

La casa editrice Jandi-Sapi, fondata a Roma nel 1941, si distinse da subito per le scelte editoriali all’avanguardia nel panorama editoriale italiano.
Dopo la caduta del fascismo iniziò a pubblicare i libri di alcuni autori americani, allora quasi sconosciuti in Italia.
Tra questi Ernest Hemingway, di cui la Jandi-Sapi, nel 1944, pubblicò il primo libro in italiano. Si tratta del romanzo “L’invincibile”, presentato, appunto, come “il primo libro che si pubblica in Italia dell’americano Ernest Hemingway, ed è un libro di grandi racconti …. che porta il lettore alla sorgente della narrativa americana contemporanea“.
All’interno del volume un calendarietto in carta plastificata del 1958, dedicato a S.Antonio e alla sua figura miracolosa. “S.Antonio, proteggetemi”, recita la scritta sotto l’effige del santo.
E di protezione ce n’è bisogno assai, visto che nel retro del calendarietto sono raffigurati ben 10 tipi diversi di funghi velenosi da evitare accuratamente.

La Gnòsi delle Fanfole

Chiedo scusa anticipatamente.
Chiedo scusa perché stavolta non parlo di un qualcosa trovato casualmente in un libro (di un lacerto, direbbe l’amica Silvia), ma di un libro che, evidentemente, contiene anche un CD, visto che è ampiamente pubblicizzato in copertina.
Passavo davanti alla Libreria Chiari in Piazza Salvemini. L’ho visto in vetrina e non ho potuto fare a meno di comprarlo.
Il libro in questione è la Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini, nell’edizione del 2007 pubblicata da Baldini Castoldi Dalai. L’allegato CD contiene brani tratti dal libro, interpretati e arrangiati musicalmente da Massimo Altomare e Stefano Bollani.
Il volume è costituito da una stupenda raccolta di poesie composte da Fosco Maraini utilizzando un linguaggio inventato (“poesia metasemantica”, la definisce), ricco di termini inesistenti, usati in funzione del suono e del ritmo della composizione.
Il libro ben si sposa con il CD, visto che Bollani e Altomare riescono a far scaturire sensazioni e impressioni che spingono l’ascoltatore ad associare le parole inventate a concetti reali, in modo che ognuno, in base a quello che sente (o crede di sentire), costruisce la sua poesia o la sua canzone.
E se per caso vi viene in mente, mentre leggete il libro o ascoltate il CD, di andare a consultare le note esplicative a piè di pagina, sappiate che nella loro estrema chiarezza, sono del tutto inventate, come si confà a un perfetto testo di “poesia metasemantica”.
Su YouTube è possibile ascoltare diversi brani. Tra i tanti segnalo E gnacche alla formica, eseguito dal duo Bollani-Altomare

L’Inter e un goal di Riva, per Mal dei Primitives

Quand’ero ragazzo nell’edicola del mio paese, per 100 lire, vendevano i “bustoni sorpresa”: delle buste bianche dove all’interno, normalmente, si trovava un fumetto, un album di giochini e cruciverba, qualche figurina e un poster di personaggi della canzone o dello sport.
La cosa mi è tornata in mente perché dal libro “Ritratto nuziale” di Pearl S.Buck, conservato in casa e comprato in chi sa quale mercatino, è scivolata una cartolina che pubblicizza Mal dei Primitives e il suo “filmarello” Lacrime d’amore, uscito nel 1970.

Una cartolina dove l’anonimo (ma molto probabilmente l’anonima) proprietario, si è preoccupato di annotare: “Bello”.

E si! Mal dei Primitives era considerato veramente “bello” da tutte le adolescenti di quel 1970, che sbavavano, seguendone gesta e cronache, su riviste e giornali.
Ebbi, dunque, un colpo di sfacciata fortuna quando in quella “busta sorpresa” del 1970 trovai il poster di Mal dei Primitives. Si scatenò, tra tutte le ragazze del vicinato, un’asta al rialzo che in cambio di Mal mi fece avere un cospicuo numero di figurine Panini, un poster dell’Inter e un mega-poster che raffigurava Gigi Riva mentre, con uno spettacolare tuffo di testa, infilava il pallone nella porta della Germania Est. Così, mentre una ragazzina gioiva davanti all’”icona” di Mal, io mi beavo a guardare l’Inter di Sarti, Burgnich, Facchetti … e il poster di Riva “Rombo di Tuono” , appeso in camera, sopra la testa del letto, dove mi ha fatto compagnia per tanti anni.

Tra banditismo e turismo

Antonio Cossu, scrittore originario di Santu Lussurgiu, nel 1969 pubblicò per le edizioni Vallecchi di Firenze, il romanzo “Il riscatto”.

Il libro, che riproduce in copertina un disegno di Renato Guttuso,  racconta l’esperienza di una famiglia che vittima dei rapitori che hanno sequestrato una persona. Un romanzo drammatico che racconta i tempi, gli stati d’animo, le ansie di chi deve sottostare  a una dolorosa violenza, incapace di reagire, senza poter far nulla, se non aspettare e cercare di imbastire una trattativa che porti alla liberazione del congiunto.

Il libro ha anche il merito di denunciare una piaga che, proprio in quegli anni, costituiva l’unico motivo d’interesse da parte degli organi d’informazione che, nella stragrande maggioranza dei casi, parlavano della Sardegna solo per descriverla come terra di banditi e sequestratori.
Ho acquistato la prima edizione del volume nel Mercatino di Piazza dei Ciompi a Firenze.

All’interno del libro un depliant pubblicitario di dodici facciate, edito a cura dell’Ente per il Turismo, illustra, con testo in inglese e in tedesco e con diverse foto a colori, le bellezze della provincia di Nuoro, invitando i turisti a scoprirle.

Il depliant è senza data, ma risale sicuramente agli anni ’60, quando la Sardegna contava ancora solo tre province.
E chissà se in quegli anni, come richiamo per i turisti, funzionava di più il depliant pubblicitario o le storie come quella raccontata ne “Il riscatto” di Cossu?

Quando Monti (Vincenzo) stramalediva l’Inghilterra

Achille Campanile (1899-1977) è da annoverare tra i più grandi autori di testi comici che l’Italia possa vantare. Le sue commedie, i suoi testi teatrali, i suoi libri, hanno sempre riscosso un grande successo, per la vivacità e per le innovazioni introdotte grazie alla sua comicità surreale.

Tra i tanti testi, Campanile scrisse un’esilarante commedia intitolata “L’inventore del cavallo” dove il prof. Bolibine (questo il nome dell’inventore dello strano animale), nel momento in cui sta per ricevere un premio dall’Accademia delle Scienze per l’eccezionale invenzione, viene sbugiardato dal passaggio sotto le finestre della sala della cerimonia di una parata militare e di un reggimento di cavalleria, che rivela agli accademici e al professore la terribile verità: il cavallo esisteva da prima che questi lo inventasse. Il povero Bolibine, sopraffatto dalla vergogna, si suicida.
La commedia, unitamente ad altri brevi testi teatrali, apparve per la prima volta nel 1927 per le Edizioni d’Arte Fauno di Roma, una casa editrice diretta da Giuseppe Zucca, specializzata in piccoli libri illustrati a prezzi non elevati, caratterizzati da collane identificate dal colore del “fauno” in copertina, disegnato da Carlo A.Petrucci.
“L’inventore del cavallo” faceva parte della collana “fauno giallo”, che comprendeva i titoli umoristici, ed era impreziosito da diversi disegni dell’illustratore Bruno Angoletta.

Con la comicità di Campanile contrasta un foglietto di carta velina trasparente conservato tra le pagine. Il libro, acquistato alcuni anni fa da un rigattiere di Firenze vicino a Piazza delle Cure, infatti, conservava una paginetta con stampato il sonetto “All’Inghilterra”, scritta da Vincenzo Monti nel 1802. Si tratta di una poesia carica di odio verso l’Inghilterra, scritta da Monti che, in quel periodo, simpatizzava fortemente per Napoleone Bonaparte. La ristampa su foglietto volante risale, probabilmente, agli anni ’40 del secolo scorso, quando l’Italia fascista non perdeva occasione per dileggiare “la perfida Albione” e quando anche il sonetto di Monti poteva servire a dar lustro culturale allo slogan “Dio stramaledica gli inglesi” che la radio italiana di allora aveva reso popolare e di uso comune.

Firenze, tra la Russia e la Francia

La casa editrice Il Saggiatore venne fondata a Milano, nel 1958, da Alberto Mondadori. Tra le collane editoriali del suo catalogo storico spicca La biblioteca delle Silerchie, nata nel 1958 e chiusa nel 1997. La collana raccoglieva testi brevi, spesso di autori importanti (Mann, Kafka, Faulkner, ecc.), o su specifici argomenti, ricchi di illustrazioni, dedicati al mondo dell’arte.
Altra caratteristicha delle “Silerchie” erano le copertine, cartonate rigide, illustrate in massima parte da Balilla Magistri, e da altri artisti contemporanei, con motivi astratti.
Il libro di Abram Terz “Compagni, entra la Corte” è il volume XXXIV della Biblioteca delle Silerchie, pubblicato nel febbraio 1960.
Abram Terz era lo pseudonimo utilizzato dallo scrittore sovietico Andrej Sinjavskij, protagonista della dissidenza sovietica. Il racconto, una caustica descrizione delle “purghe” staliniane, uscì prima in Polonia poi in Italia, senza che si conoscesse la vera identità dell’autore.
Sinjavskij, nato a Mosca nel 1925, dopo essersi laureato in filosofia, pubblicò i suoi primi saggi su “Novyi Mir”, anche se furono le poesie, uscite nel 1947, aconsacrarlo come una rivelazione. Letterato coltissimo, scrisse anche numerosi saggi sulla poesia russa e “Pensieri improvvisi“, un diario spirituale, ottenne un notevole successo. Il clima della destalinizzazione gli consentì di scrivere racconti coraggiosi come “Compagni, entra la corte“. Nel 1965 fu arrestato e condannato a sette anni di lavori forzati. Uscì dall’ Urss nel 1973 per trasferirsi a Parigi. Grande avversario di Solzenicyn, con l’avvento di Gorbaciov poté rientrare in URSS e si riavvicinò all’ideologia comunista. È morto a Parigi nel 1997.

All’interno del libro la scheda del film del 1962, Questa è la mia vita, diretto da Jan Luc Godard. Il film faceva parte di una rassegna cinematografica d’essai in programma presso la sala Edison di Firenze che oggi non esiste più, essendo stata trasformata, da una decina d’anni, in libreria.
Un bell’intreccio che parte da un libro, comprato a Firenze, scritto da un russo residente in Francia che, all’interno, contiene la scheda del film di un francese che veniva proiettato in un cinema di Firenze nei cui locali, oggi, si vendono libri …… e la catena potrebbe continuare….

 Salvatore Merche, prete di Oniferi

Confesso che l’unico motivo che mi ha spinto a comprare il libro “I figli della Salvatica”, scritto da Salvatore Merche e pubblicato dalla Pia Società San Paolo di Alba nel 1927, è la nota in fondo al volume dove si precisa che il libro è “vendibile presso l’autore in Oniferi (Nuoro) al prezzo di lire 8,50”.
Solo successivamente ho scoperto che Merche era originario di Orotelli e che, una volta ordinato sacerdote, fu parroco di Oniferi dal 1907 fino alla morte, avvenuta nel 1943 quando aveva 70 anni.
I figli della Salvatica” è forse il più importante libro di questo scrittore, autore di numerose publicazioni e di tanti articoli apparsi soprattutto su “L’Ortobene”, il giornale della diocesi di Nuoro.
Si tratta, come riportato in copertina, di un “Romanzo storico sardo del tempo della guerra”, ambientato nel paese di Veraneddu, “un povero e oscuro comunello del centro della Sardegna”, investito suo malgrado dagli eventi del primo conflitto mondiale
Curiosamente finzione e realtà di guerra si incrociano.
All’interno del libro, infatti, era custodito uno sbiaditissimo numero de “L’Isola”, giornale stampato a Sassari il 20 febbraio del 1944 dove si rende conto delle fasi finali della seconda guerra mondiale. Ma la vita non è solo guerra; Così, accanto a notizie che raccontano la lotta dei patrioti contro i tedeschi, in Italia e sugli altri fronti, con una cronaca quasi in diretta dello sbarco alleato a Anzio, troviamo anche il programma di una “Serata d’arte sarda” al Teatro Verdi di Sassari, con canti regionali, balli e danze antiche e costumi tradizionali che, tra i diversi esecutori, annoverava anche i dieci cantori del Coro Aggiesu, “con voci maschili e femminili”.

Guerra nei libri e nei segnalibri

Camilla Poggi Del Soldato, (1862 – 1940) è una di quelle scrittrici del ‘900 di cui, dopo un brillante successo mentre erano in vita, si è persa ogni traccia e memoria.
La sua attività la vide impegnata soprattutto nella letteratura per l’infanzia, con una serie di volumi dedicati ai più giovani. Negli anni 30 diresse anche la Biblioteca delle Giovani Italiane dell’editore Le Monnier.
Il volume Da ragazzi a uomini fu pubblicato dall’editore Paravia nel 1940, qualche mese dopo la morte dell’autrice. La storia esalta le gesta di un ragazzo di nome Giotto, “un tipo scultorio di ragazzo mussoliniano” che incarna perfettamente le “direttive precisate con imperioso intendimento mistico-fascista” a proposito della letteratura infantile. Giovanni Bitelli, nella presentazione, definisce il volume come “un libro sano e santo, un breviario fiammante del “vivere pericolosamente” dove un “fanciullo cammina da uomo verso l’avvenire, affrontando calmo e deciso non soltanto i pericoli della vita, ma anche la morte, per la libertà e la gloria della madre Italia”.
All’interno del libro un segnalibro pubblicitario della casa editrice Fratelli Bocca di Torino, reclamizza il volume del 1927 “L’Arma Chimica” scritto dal Tenente Colonello Chimico Farmacista Alfredo Pagniello, “Lavoro onorato del Primo Premio al concorso del 1925 indetto dal Ministero della Guerra”.
Anche in questi giorni di marzo 2011, funestati da disastri nucleari, da guerre e rivolte, il mondo continua a “vivere pericolosamente”, e la “chimica di guerra” magnificata da un segnalibro del 1927 incombe sul nostro domani.Rimane, tra libro e segnalibro, la consolazione della copertina e delle immagini interne, affidate al tratto dell’illustratore cagliaritano Giovanni Manca (1889-1984), vero e proprio genio della grafica e del fumetto.
Manca, ideatore di infiniti personaggi (tra cui spicca l’inventore Pier Cloruro de’ Lambicchi, che con la sua magica arcivernice ha trovato spazio per numerosi anni sulle pagine del Corriere dei Piccoli), col suo tratto pulito e leggero riesce a rendere accettabile anche un libro come questo, intriso di retorica dalla prima all’ultima pagina.

 

Formiggini: editoria e repressione

Quando il 29 novembre 1938, Angelo Fortunato Formìggini(Modena, 18781938)decisedi suicidarsi gettandosi dalla torre del Duomo di Modena, le leggi razziali fasciste erano state introdotte da poco più di un mese (Furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini dal balcone del Municipio in occasione della sua visita alla città e introdotte il 17 novembre con l’emanazione dei Provvedimenti per la difesa della razza italiana).
Formìggini, ebreo, decise di togliersi la vita non intravvedendo alcuno spiraglio per la sua attività editoriale, ampiamente vessata dal fascismo, e per la sua persona. Un atto estremo che fu tenuto sotto silenzio e di cui, per ordine del regime, non parlò nessun giornale.
Eppure Formiggìni era stato un editore importante, promotore di iniziative editoriali originali e di successo.Il mini-volantino pubblicitario riassume e pubblicizza le sue “collane”: i “Classici del ridere”, collana che dal 1912 al 1938 vedrà l’uscita di ben 105 titoli, le “Apologie”, che illustreranno le diverse confessioni religiose, le “Medaglie”, dove apparvero anche biografie di personalità sgradite al regime (come Luigi Albertini, Giovanni Amendola, Filippo Turati e Luigi Sturzo) che dovettero essere ritirate dalle librerie, le “Lettere d’amore”, le “Polemiche” e i “Profili”, forse la collana più famosa, che, iniziata nel 1909 col volume dedicato a Sandro Botticelli, continuerà sino al volume n° 128, dedicato a Gabriello Chiabrera, pubblicato nel 1938.
Il foglietto pubblicitario era proprio all’interno di uno dei volumi dei “Profili”, il n° 43 curato da Achille Loria e dedicato alla figura di Carlo Marx, apparso in prima edizione nel 1916 e ristampato nel 1924.Come si può notare, anche in questo caso, la biografia riguarda un personaggio sicuramente non gradito al fascismo, ma Formiggini non esita a stamparla, fedele ai principi enunciati in un’epigrafe che l’editore scrive pochi giorni prima di morire. Un epigrafe che contiene lo spirito del suo gesto, ma che riassume anche il suo percorso di vita e professionale, caratterizzato sempre da attività rivolte alla cultura e alla pacifica convivenza:
Né ferro né piombo né fuoco
possono salvare
la libertà, ma la parola soltanto.
Questa il tiranno spegne per prima.
Ma il silenzio dei morti
rimbomba nel cuore dei vivi.

 

Essere o non essere ….”

Troppi fra gli uomini preferiscono il parere all’essere”. Così recita l’anonimo foglietto custodito all’interno del volume “La partigiana nuda e altre cante” di Egidio Meneghetti.
Un pensiero di tre righe che sintetizza il modo di fare imperante della nostra era, dominata dall’apparenza e dall’esteriorità.
Ben altra cosa, rispetto alla vita di Egidio Meneghetti, autore delle liriche in dialetto veneto, raccolte nel libro.
Mereghetti, nato a Verona nel 1892 e morto nel 1961, laureato in Medicina e insegnante di farmacologia presso la Facolta medica dell’Università dl Padova, di cui fu pro-rettore nel periodo badogliano, pro-rettore e rettore dopo la Liberazione.
Partecipò ai gruppi Italia Libera e a quelli salveminiani di “Unità” e di “Non mollare”.
Nella Resistenza appartenne alle formazioni Giustizia e Libertà (Brigata Silvio Trentin) e fu Presidente del CLN Regionale Veneto.
Dopo che Concetto Marchesi, sulla fine del ‘43, dovette riparare in Svizzera, Meneghetti diresse la Resistenza dell’Università di Padova. Arrestato dalla banda Carità nei primi giorni del gennaio 1945, fu passato alle SS di Verona e infine nelle celle del campo di concentramento di Bolzano.
Oltre a opere scientifiche e divulgative, e a un volume di Scritti clandestini (Padova, 1945) ha pubblicato poesie in dialetto veronese su riviste e su giornali, con lo pseudonimo di Antenore Foresta. Tali poesie, più volte premiate e segnalate, furono infine raccolte in un volume (Cante in piassa, Venezia, Neri Pozza, 1955). Pubblicò anche, in edizione fuori commercio, una traduzione in versi di “Il Variopinto Pifferaro di Hàmelin” di Robert Browning. Il volume “La partigiana nuda e altre cante”, con copertina e illustrazioni interne di Tono Zancanaro, è il numero 43 della collana “Omnibus – Il Gallo”, pubblicata dalle Edizioni Avanti negli anni 50 e 60 del ‘900.
Il libro è stato acquistato a gennaio del 2011 nel mercato antiquario di Lucca.

La “Medusa” e la raccomandazione

Ho acquistato il volume numero 1 della Collana “La Medusa” che l’editore Mondadori iniziò a pubblicare nel 1933. Si tratta del romanzo “Il grande amico” di H.Alain-Fournier, scrittore francese morto giovanissimo durante il primo conflitto mondiale, nella traduzione di Enrico Piceni.
“La Medusa” ebbe diffusissima popolarità e, nel corso degli anni, propose autori e testi della letteratura internazionale fino ad allora sconosciuti in Italia. Basti pensare ad autori come D.H.Lawrence, Pearl Buck, Aldous Huxley, Herman Hesse, pubblicati prima della seconda guerra mondiale, o agli autori americani come John Steinbeck, William Faulkner o Ernest Hemingway, pubblicati nel dopoguerra. Da considerare anche il livello dei traduttori coinvolti da “La Medusa” che, solo per citarne alcuni, rispondevano ai nomi di Eugenio Montale, Elio Vittorini, Cesare Pavese, Fernanda Pivano.All’interno del volume, ripiegata in quattro, una lettera del 1938 inviata dal Marchese Vittorio Solaro del Borgo che, come recita la carta intestata, ricopriva l’incarico di “Cavaliere d’Onore di S.M. la Regina e Imperatrice”.
Con la lettera, indirizzata al prof. Bernardo Lunghetti di Siena, si chiede di essere “generosamente benevolo di incoraggiamento” nei confronti del Dottor Umberto Giuranna che deve sostenere l’esame di stato per l’abilitazione alla professione medica.
E come si poteva dire di no? Come non esaudire la richiesta della “Regina Imperatrice”?
Non ci stupisce pensare che il Dottor Giuranna, grazie alle attenzioni della “Regina” e grazie al “benevolo incoraggiamento” del “barone” Lunghetti, non ebbe alcuna difficoltà a superare brillantemente l’esame.
E dopo oltre settant’anni, non ci stupisce pensare e constatare che ancora oggi, anche se non di così alto lignaggio, certe lettere riescono ancora a determinare “benevoli incoraggiamenti”
 
 

 

Saper far di conto

Un foglietto ingiallito, piegato in quattro con riprodotta una classica tabellina. Una di quelle tabelline che, immancabilmente, costituivano l’ultima pagina dei quaderni a quadretti della mia epoca.
Nel retro, scritta a mano, una lista di acquisti risalente all’epoca in cui le Lire contavano qualcosa. Un’epoca in cui, per la modica cifra di 5800 lire, si potevano acquistare tre paia di scarpe, un calizzo (?) , un golf bianco, un golf giallo, un golf azzurrino, un vestito a fiori, un vestito da signora, due paia di calzoni e una camicetta senza maniche.
A parte la curiosità sul “calizzo”, che non ho la minima idea di cosa possa essere, rimane l’impressione per una lista d’altri tempi, con le somme calcolate a mano, senza calcolatrice e, al massimo, con l’ausilio della tabellina.

La tabellina era all’interno del libro “Perdu” dello scrittore Paride Rombi, pubblicato da Mondadori nel 1953 nella collana “La Medusa degli Italiani”. “Perdu” fu anche il primo libro ad essere premiato col “Premio Grazia Deledda” che, iniziato a Nuoro nel 1952, dopo un lungo periodo di sospensione, negli ultimi anni è stato rilanciato con successo.

 

Acquistare libri nell’800

Nonostante gli sviluppi della stampa e dell’editoria, agli inizi dell’800 non era semplice acquistare libri.
Di questo, sicuramente, si rese conto il dott. Angiolo Landucci, medico condotto di Montelupo, quando il 19 novembre del 1824 ricevette la lettera del sig. Giuseppe Sordini di Livorno.
Amico carissimo – scrive Sordini– i libri che mi accenni nella tua lettera ultima, non si trovano in Livorno e forse nemmeno in Firenze. Se gradisci farne acquisto, fa d’uopo che tu scriva a Parigi o che te li faccia venire per mezzo del Piatti o di qualunque altro libraio. Io posso pure farteli venire e anco con qualche risparmio nel prezzo, ma in tal caso sarebbe necessario che tu aspettassi almeno due mesi prima di poterli avere, giacchè in questo momento non ho da dare altre comunicazioni e per questa sola non metterebbe il conto. Se non ti dispiace dunque il ritardo, scrivimi che io non mancherò di servirti, ma se gradisci prontezza ti tornerà più a dare la commissione a Piatti che giornalmente riceve casse di libri da Parigi.
Salutandoti intanto caramente, vengo a dichiararmi Tuo Aff.mo Amico Gius. Sordini

Dalla lettera si evince il ruolo dominante dell’editore-stampatore e libraio Guglielmo Piatti, che allora, sui libri, a Firenze operava in regime quasi di monopolio. Piatti, famoso anche per le sue politiche “spregiudicate” che lo portarono a stampare opere di autori come Giacomo Leopardi e Vittorio Alfieri, già ai primi dell’800 stampava un catalogo sulle disponibilità librarie per la vendita a distanza, anticipando quanto oggi viene normalmente fatto on-line tramite i diversi siti che vendono libri.
La lettera, piegata, era conservata all’interno del quarto volume dell’opera “Instituzioni di Materia Medica” di Domenico Bruschi, professore di Materia Medica e Botanica presso l’università di Perugia.
L’opera in quattro volumi, curata dal dott. Giovanni Pozzi, venne pubblicata nel 1834 dall’editore Vincenzo Ferrario e si tratta della prima edizione milanese

Cugusi-Persi e i pesci in sardo

Ignazio Cugusi Persi, chimico e farmacista cagliaritano dell’800, era sicuramente una figura di spicco nel panorama scientifico isolano, visto che tra il 1875 e il 1879 risultava come direttore dell’ “Annuario-almanacco pei chimici, farmacisti e medici italiani”, stampato prima a Cagliari e poi a Milano. Tra le altre cose, oltre ad alcune pubblicazioni attinenti perizie chimico-legali, nel 1879, per le edizioni “Avvenire di Sardegna” di Cagliari,  pubblicò un volume di 79 pagine dal titolo chilometrico: “Repertorio alfabetico dei nomi degli alberi, arboscelli, fruttici, radici, corteccie, fiori, semi, erbe e piante sarde in italiano-sardo e sardo-italiano coll’indicazione terapeutica delle piante medicamentose e repertorio alfabetico dei nomi dei pesci in italiano-sardo-francese e sardo-italiano-francese”. Il volume è stato recentemente ristampato in anastatica da una casa editrice inglese e presenta una certa curiosità per gli argomenti trattati.
Una qualche attinenza con il libro di Cugusi-Persi ce l’ha un fascicolo dello stesso autore che l’anno scorso ho acquistato al Mercatino delle Pulci di Firenze.
Si tratta di un opuscolo di 7 pagine, stampato a Cagliari nel 1877, che contiene due memorie. Una dal titolo “Il nuovo contraveleno generale” e l’altra “Perizia chimico-legale di grano avariato”.
All’interno dell’opuscolo tre foglietti, manoscritti in entrambe le facciate, riportano i nomi dei pesci in italiano, in sardo e in francese. Dato che l’opuscolo è appartenuto sicuramente a Cugusi-Persi, i foglietti costituiscono, probabilmente, gli appunti di una prima stesura del repertorio di cui tratta la pubblicazione del 1879.
Visto che sono reperibili scarsissime notizie sull’autore, sarebbe interessante approfondire gli studi su Ignazio Cugusi-Persi e sulla sua opera editoriale e scientifica.

 

“Sapienza italica” e “Italia nuova”

“Italia Nuova” da un lato e “La grandezza di Roma nei monumenti” dall’altro, recita il segnalibro Fila illustrato da CRI, pseudonimo del pittore e illustratore livornese Carlo Romanelli, attivo negli anni ‘20 e fino agli anni ’50.
Il segnalibro, che risale al 1937, era all’interno del volume “La Natura secondo Pitagora”, scritto dal filosofo Enrico Caporali nel 1914.
Il libro, che sul frontespizio ha una dedica dell’autore al barone Enrico de Marinis, già ministro della Pubblica Istruzione, uscì per la collana “La Sapienza italica” della casa editrice Atanor di Todi.
Con quest’opera, come riportato in copertina, “facendo rivivere il Pitagorismo alla luce dello scibile moderno si mira alla restaurazione della nazionale coltura”. Restaurazione che, purtroppo, portò la “coltura” e non solo verso quell’”Italia nuova” esaltata dal segnalibro

 

Il cavallo e la Bibbia

Premetto subito che il cavallo e la Bibbia non centrano nulla. Centrano solo per il fatto che un foglietto con figura e indicazioni sulle parti anatomiche del cavallo è casualmente finito dentro il volume “Sa Jerusalèm victoriosa”, scritto dal canonico Melchiorre Dore nel 1842, che racconta in rima il Vecchio Testamento.
L’edizione in mio possesso risulta stampata a Nuoro da Gaetano Mereu Canu, Editore Tipografo, nel 1883, con note del canonico Giovanni Spanu, e sicuramente si tratta di uno dei primi libri stampati in città.
E’ una copia molto rovinata che presenta pesanti tracce di unto per tutta la parte inferiore del volume.
L’opera è scritta in sardo, ma un sardo colto, lontano dalla parlata comune e “infarcito” da termini mutuati dal linguaggio ecclesiastico e religioso  noto all’autore. Questo non impedì al libro di avere notevole fortuna e diffusione, tanto che fu ristampata più volte diventando un vero e proprio bestseller popolare: fino a non tanto tempo fa, era ancora facile incontrare qualche vecchio in grado di recitarne lunghi brani a memoria.

Pino Melis: il “santino” e il  libro

 Il “santino” raffigura un Gesù infante e riporta la scritta “lasciate venire a me i fanciulli che di essi è il regno dei cieli”, tratta dal Vangelo di Luca.
L’immaginetta, pubblicata a cura della Pontificia Opera della Santa Infanzia negli anni ’30, riporta nel retro una preghiera dettata dal Pontefice Pio XII e gli scopi dell’ “Opera”, tra cui quello di “salvare la vita ai bambini pagani abbandonati, procurar loro la grazia del Battesimo ed una educazione cristiana”.
Il “santino” era all’interno del volume “La piccola regina (Santa Teresina del Bambino Gesù)”, di M.C.Martinez Cassone, pubblicato dalla S.A.S., Società Apostolato Stampa negli anni ’30.
Il volume fa parte della collana “I cavalieri e le ancelle del gran Re” e, come tanti della serie, è illustrato in copertina e all’interno dall’artista bosano Pino Melis (Bosa 1902 – Roma 1985). Anche il “santino” è di Pino Melis, a dimostrazione e conferma di una grande vicinanza ai temi religiosi del cattolicesimo che l’artista ha sempre manifestato.
Chi volesse saperne di più su Pino Melis (ma anche sui fratelli Federico e Melkiorre), può consultare “Pino Melis”, la bellissima monografia che la Ilisso ha pubblicato nel 2009 a cura di Antollo Cuccu e Antonio Faeti

Lo sciopero generale e il “lazzarone”

 23 maggio 1984, sciopero generale in Toscana; cortei e concentramento in Piazza Santa Croce dove parla Bruno Trentin, segretario della CGIL Nazionale. Lo sciopero venne indetto a seguito degli accordi separati sulla scala mobile (il cosiddetto “Accordo di San Valentino”) che, di fatto, fece svanire la federazione sindacale unitaria, iniziando quel processo di attacco e isolamento verso la componente sindacale di sinistra che ancora oggi perdura.
Quel giorno in Piazza Santa Croce ci andai con mio padre che era casualmente a Firenze. Oltre alla grande folla che riempiva la piazza, ricordo l’acquazzone improvviso che ci colse impreparati e che ci vide tornare a casa completamente fradici.
Il volantino era conservato all’interno del volume di Egidio Bellorini “Canti amorosi raccolti a Nuoro”, pubblicato originariamente nel 1893 e ristampato in anastatica dall’Editore Arnaldo Forni di Bologna nel 1976.
Ricordo che mio padre rileggeva i vecchi sonetti in sardo raccolti da Bellorini, e ricordo ancora il suo stupore quando si imbatté in un sonetto di fine ‘800 che, invece, un autore dialettale contemporaneo spacciava come suo: “Ma vadia tue custu lazzarone!!” fu la laconica espressione di commento! .

La Cometa e le “Stelle”


Il Nuovo Giornale di Firenze, anno V, n° 137 di mercoledì 18 maggio 1910 annuncia “L’incontro della Cometa di Halley col nostro Pianeta” che si prepara ad attraversare la “coda cometaria”.
L’evento è presentato con dovizia di dettagli storici e tecnici sulla cometa e sul suo scopritore.
A pagina due anche alcune note di cronaca tra cui spicca la notizia di un astronomo francese che parla di “fine del mondo” per l’inevitabile scontro tra la Terra e la Cometa. In netta controtendenza l’annuncio successivo recita: “S’informa il pubblico che da oggi il Caffè Restaurant al Piazzale Michelangiolo resterà aperto tutta la notte per comodità di coloro che vorranno ammirare la Cometa di Halley”.
Il giornale, più volte ripiegato, “Cometa tra le Stelle”, era all’interno del volume “Profili d’attrici e d’attori”, dello scrittore e drammaturgo Alessandro Varaldo autore, tra l’altro, di “Il sette bello”, considerato il primo giallo italiano.
Profili d’attrici e d’attori” venne pubblicato a Firenze dall’Editore Barbèra nel 1926.
Il libro, in 289 pagine, presenta una carrellata di divi nostrani del cinema e del teatro (Lyda Borelli, Dina Galli, Irma ed Emma Gramatica, Maria Melato, Ruggero Ruggeri, ecc.).
La copertina è opera del pittore e incisore Giulio Cisari

Segnalibro FILA

Uno dei classici segnalibro  che  una volta le cartolerie dispensavano in omaggio a chi acquistava un libro, un quaderno o un kit di matite Giotto, il prodotto di punta del marchio FILA, la Fabbrica Italiana Lapis e Affini, con sede a Firenze.
“Se in disegno vuoi prendere otto – recitava la pubblicità – matita FILA e pastelli Giotto”.
In questo caso il segnalibro fa parte di una serie dedicata alle maschere italiane e raffigura il Dottor Balanzone, tipica maschera bolognese, in un disegno dell’illustratore Piero Bernardini.
Il segnalibro era all’interno del volume “Paese dalle ombre lunghe” , forse il libro più conosciuto dello scrittore svizzero (ma nato a Napoli) Hans Ruesch (1913-2007),  famoso anche per i suoi trascorsi come pilota automobilistico (corse anche per la Ferrari) e per il suo libro “Imperatrice nuda” con cui, nel 1976, iniziò una campagna mondiale contro la vivisezione.
 

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Una lettera

La lettera, spedita da Padria, in provincia di Sassari, il 18/11/1927  e arrivata a Sassari il 19/11/1927,  porta a una prima considerazione:  ottant’anni fa le poste erano più veloci di ora.
La lettera è scritta da una mamma alquanto irritata col figlio che non fa arrivare sue notizie. E questo fatto porta a una seconda considerazione: mai fare irritare una mamma sarda che, quando vuole, sa essere tremendamente dura: “Chieder notizie della vostra salute – scrive la mamma – è cosa inutile perchè son certa che come hai trascurato finora a scrivermi lo farai tranquillamente d’ora innanzi, pazienza“.
Il silenzio lamentato dalla scrivente madre, d’altronde, ben si addice ad un atteggiamento di protesta verso un evidente stato di “matriarcato” e si sposa appieno con il contenuto rivoluzionario del volume che ospitava la lettera.
La lettera, infatti, era contenuta all’interno del secondo volume del libro di Sebastiano Pola “Moti delle campagne di Sardegna dal 1793  al 1802”, pubblicato a Sassari dalla Stamperia della L.I.S. nel 1923, dove si ricostruiscono in maniera dettagliata e precisa i moti rivoluzionari che, in quegli anni, percorsero tutta l’isola.
L’opera è stata acquistata nel 1987 presso la Libreria Salimbeni di Firenze.

Ascanio e l’impresa spaziale

A Firenze, sotto i portici di Piazza Repubblica, c’è una bancarella che vende libri vecchi e usati. E lì che ho comprato il romanzo “Ascanio” dello scrittore Francesco Zedda, nato a Cagliari nel 1907 e morto nel 1993.
Il romanzo è ambientato sullo sfondo della Milano dell’Ottocento, nei momenti più drammatici del Risorgimento, con abbondanza di fatti e avvenimenti legati al Teatro della Scala diretto dal maestro Ascanio Sforza che, appunto, presta il suo nome per il titolo del romanzo.
Un ambiente, quello musicale descritto da Zedda, a lui molto noto, visto che nel dopoguerra la sua attività di docente lo portò a insegnare italiano al Conservatorio Verdi di Milano e in quello di Santa Cecilia a Roma.
Il libro (423 pagine) è pubblicato dalla Casa Editrice Ceschina di Milano nel 1962 e in copertina riproduce il dipinto “L’Orchestra della Scala” del pittore nuorese Bernardino Palazzi, altro figlio di Sardegna che, al pari di Zedda, a Milano costruì la sua fortuna e il suo successo.

All’interno del libro una cartolina con una veduta del Kremlino, spedita da Mosca a Firenze nel 1961; una cartolina che può rappresentare un ideale trait d’union tra la trama del libro, legata a fatti storici del passato, e quel futuro nuovo che si intravvede dal francobollo celebrativo di una delle imprese spaziali che caratterizzavano l’Unione Sovietica di quegli anni.

 

Provenzal: un Autore “jolly”

Un detto popolare afferma che “La casa nasconde ma non ruba”.
E’ con piacere, dunque, che spostando un divano ho ritrovato il “Dizionario delle Immagini” di Dino Provenzal, un autore che amo, per la sua storia e per il suo modo di scrivere, buono per tutte le occasioni.
Provenzal, livornese, nato nel 1877 e morto a 95 anni nel 1972, iniziò a scrivere giovanissimo, con uno stile versatile, tendente a un garbato umorismo, che lo avvicinava più alla tradizione anglosassone che non a quella mediterranea.
Di lui Giovanni Papini scrisse: “Uomo colto, curioso, pronto, arguto, affettuoso ma corrosivo, negatore e schernitore più che costruttore. La sua conversazione è, in fondo, bonaria e sincera ma si regge, soprattutto, sui frizzi, sulle canzonature, sulle caricature, sulle parodie, sui giochi di parole, sulle barzellette a volte crudeli”.
Insegnò in tantissime scuole, in lungo e in largo per la penisola, per stabilirsi, negli anni ’30, definitivamente a Voghera.
Nel 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali, per le sue origini ebraiche, venne escluso dall’insegnamento e dovette nascondersi per sfuggire alla deportazione (il fratello Federico morì ad Auschwitz).
Il “Dizionario delle immagini” (sottotitolo: come hanno visto il mondo centinaia di scrittori italiani dall’Ottocento ad oggi), uscito nel 1955, fa parte di una serie di libri che Provenzal pubblicò con l’editore Hoepli (Dizionario delle voci; Dizionario umoristico; ecc.) caratterizzati da un modo di scrivere gradevole e suggestivo che si addentra nei percorsi e nelle curiosità della lingua italiana.
In mezzo al libro una carta da gioco: un jolly.
Una di quelle carte da gioco che stavano, come riporta Provenzal nel “Dizionario delle immagini”, citando la Deledda di Annalena Bilsini, “…tutte disposte sulla tavola come un quadrato di giardino fiorito”.

 

Anonima signorina

Chi sei, anonima signorina finita casualmente dentro un libro?
Da un rigattiere fiorentino, per due euro, ho comprato il libro “Fiori di Landa”, pubblicato nel 1942 dall’Opera Nazionale per il Mezzogiorno. Si tratta di una raccolta di novelle di Pietro Casu (1878-1954), un prete-scrittore sardo originario di Berchidda.
Dentro il libro la foto di una ragazza senza indicazioni di nome, di data, di località o del fotografo. A giudicare dal look è una foto presumibilmente risalente agli anni ’60.
E allora a voi il compito di provare a rintracciarla: chi l’ha vista??
 

Pellicole pancromatiche

In tempi di fotografia digitale, parlare di pellicole pancromatiche appare antiquato e per certi versi incomprensibile.
Così, leggere il foglietto pubblicitario della Ferrania (anno 1964) che spiega caratteristiche delle diverse pellicole, sensibilità, tempi di esposizione e di sviluppo, rimanda a tempi vicini ma lontani per l’incredibile accelerazione avuta dalla tecnologia fotografica negli ultimi anni.
E a tempi lontani rimanda anche il libro che conteneva il foglietto pubblicitario.
“La storia di Billy Budd” di Herman Melville, infatti, racconta le vicende di un mozzo ventenne imbarcato su una nave da guerra inglese alla fine del Settecento.
Il volume, nella splendida traduzione di Eugenio Montale, risulta stampato nel 1961 e, in quarta di copertina, riporta la seguente scritta: “Questo libro è distribuito gratuitamente ai Centri di lettura e di Informazione, a cura del Ministero della Pubblica Istruzione – Servizio Centrale per l’Educazione Popolare”.

Come nel caso delle pellicole pancromatiche, anche in questo caso si parla di cose “incomprensibili”. Non esistono più, infatti, la distribuzione gratuita di libri, i Centri di lettura e di Informazione, il Servizio Centrale per l’Educazione Popolare e, forse, non esiste più neanche il Ministero della Pubblica Istruzione

 

Svedesi e tedeschi in Francia

Un semplice cartoncino grigio annuncia per venerdì 11 novembre 1949 l’incontro di calcio tra gli svedesi del Jonkoping e i francesi del Toulouse. Il cartellino dava diritto ad accedere allo stadio a prezzi scontati: 10 franchi per i posti migliori e 8 franchi per i popolari.

Non so che incontro sia stato perché in quegli anni non esistevano competizioni europee. E’ probabile che gli atleti svedesi abbiano “svernato” verso climi più miti, approfittandone per giocare qualche amichevole di prestigio.
Tra l’altro, proprio quell’anno, la squadra di Jonkoping registrò il suo miglior piazzamento di sempre, giungendo seconda nel campionato svedese.

Il cartoncino era all’interno del volume “Il silenzio del mare” di Vercors, prima edizione italiana pubblicata da Einaudi nel 1945 nella traduzione di Natalia Ginzburg.

Vercors era lo pseudonimo adottato dallo scrittore Jean Bruller che pubblicò il libro clandestinamente nel 1942 e racconta del clima che si respirava in Francia durante l’occupazione nazista narrando, in particolare, della prima forma di opposizione: il silenzio, adottato da molti francesi che scelsero di tacere come forma di protesta nei confronti del nemico.
Il libro è stato da me acquistato domenica 23 maggio al Mercatino del Libro di Fiesole, in una delle rare giornate di sole che ci ha regalato questa piovosa Primavera del 2010.

Quando c’erano le Lire

Un biglietto multiplo dell’ATAF, l’azienda trasporti fiorentina, di un imprecisato anno, verosimilmente della metà degli anni ottanta, con un timbro del 28 luglio, ore 4.05 del pomeriggio, sull’unica corsa utilizzata, e altre tre corse intonse, mai usufruite.
Costo complessivo del biglietto 1450 lire, più o meno 75 centesimi di euro.
Non c’è che dire, i costi dei trasporti sono notevolmente aumentati, e quello che si spendeva allora per quattro corse in autobus, oggi non basterebbe neanche per una corsa.

Il biglietto era all’interno del volume “Santi, Streghe e Diavoli”, pubblicato dalla Casa Editrice Sansoni di Firenze nel 1971 e curato da Luigi M.Lombardi Satriani.
Il volume, grazie al contributo di diversi studiosi di etnologia, analizza il patrimonio delle tradizioni popolari nella società meridionale e in Sardegna.
Questo è il primo libro che ho comprato a Firenze nel 1975 presso la Libreria S.Marco nell’omonima piazza e, se non sbaglio, lo pagai 1800 lire.
Il libro mi servì non poco e trovai numerosi spunti per preparare l’esame di Plastica ornamentale con il Prof. Natalini; un esame incentrato sui vari simboli utilizzati nell’artigianato sardo che allora mi fruttò un 30 e lode.
Casualità vuole che il biglietto dell’ATAF si trovasse a mo’ di segnalibro nel capitolo curato da Raffaello Marchi e dedicato a Barbagia e Ogliastra. Precisamente il biglietto era a pag. 453 del volume dove, a suo tempo, avevo sottolineato la frase in cui Marchi spiegava il modo di dire “S’istrale ‘e Orane!”, letteralmente “la scure di Orani”, sottinteso “che ti tirino”, una imprecazione con la quale si augurava una morte simile a quella che, a quanto pare, si dava a Orani quando si uccideva con la scure. Imprecazione che evidentemente attinge a una “tradizione” da non ascrivere tra quelle nobili e artistiche che da sempre caratterizzano il mio caro borgo natio!

 

Natalino Otto e “Fernando Cafissi – cantante”

 Di Natalino Otto conosciamo tutto essendo stato uno dei cantanti più amati tra gli anni 40 e 50.
“Il re del ritmo” era stato battezzato per la sua propensione a interpretare il genere “swing” che giungeva d’Oltreoceano. Quel genere musicale che, nonostante fosse stato bollato dal regime fascista come “barbara antimusica negra”, contribuì a formare schiere di musicisti jazz anche in Italia.
Unitamente alla foto di Natalino Otto c’era un biglietto da visita di “Fernando Cafissi – cantante” di Iolo presso Prato.
Di Cafissi non sono riuscito a scovare notizie, anche se, andando a rileggere quanto scritto a matita sul fronte e sul retro del biglietto da visita, possiamo intuire che esercitava la sua attività canora nelle sale e case del popolo tra Prato e Pistoia.
Sul bigliettino, infatti, si legge: “Caro Ignazio, giovedì vai alla tipografia. Tu prendi i manifesti per Iolo. Metà li attacchi e metà li porti all’affissione. La latta[della colla ?] è dietro il banco di Iolo. Poi vai a S.Piero Agliana, vai a prendere le locandine e tu le metti nei bar a Prato. Fai un bel lavoro perché domenica il locale della casa del popolo di S.Piero Agliana lo prendo io, anzi domenica vieni te con me a S.Piero e mi aiuti.
Io parto stasera per Mazara. Fai tutto per benino. Mi rimetto a te.
Ciao Fernando

Il biglietto di Cafissi e la foto con dedica di Natalino Otto, contenuta in un piccolo pieghevole che riassume la discografia del cantante, erano all’interno del volume “Il postino suona sempre due volte” di James M. Cain nella traduzione di Giorgio Bassani. Si tratta della nona edizione che, nella sopracoperta illustrata, riproduce una scena dell’omonimo film di Tay Garnett interpretato da Lana Turner e John Garfield nel 1946. Il volume venne pubblicato da Bompiani nel 1965 nella collana “I più famosi libri del mondo”.

 

Sant’Antonio

Una cartolina raffigurante S.Antonio da Padova (che i portoghesi dicono S.Antonio da Lisbona) attorniato da bambini che gli porgono i bianchi gigli, simbolo del santo. Nel retro una preghiera al Glorioso Santo, con imprimatur della Curia Arcivescovile di Milano, datata 1937.

La cartolina era all’interno del volume di Padre  Agostino Gemelli, “La Personalità del delinquente nei suoi fondamenti biologici”, edito a Milano dall’Editore Giuffrè nel 1948.
Il volume (376 pagine – cm 18 x 25) è stato acquistato nel gennaio 2008 al Mercatino delle Pulci, in Piazza dei Ciompi, a Firenze.

  

Gioventù Italiana di Azione Cattolica

 Tessera di partecipazione rilasciata in occasione del Convegno Nazionale dell’80°, svoltosi a Roma dal 10 al 13 settembre 1948.
Tra i consigli contenuti all’interno della tessera spiccano:
“Ricordati di non fidarti dei vini che non conosci, di essere prudente e riservato con gli estranei, di diffidare dei venditori ambulanti, di tenere al sicuro i tuoi denari;
di non essere sguaiato nel canto e nel manifestare il tuo entusiasmo”.
In tempi in cui il sacco a pelo non esisteva, infine, la tessera si raccomanda che “I convegnisti in possesso della presente tessera devono portare una o due coperte”.

La tessera era all’interno del volume di Nicola Pende “Un medico di fronte al Vangelo” – Milano, Il Giorno, 1948 – pag. 172 – cm 12,5 x 18
Riflessioni di Pende, famoso medico e cattedratico, a proposito delle sacre scritture

 

Disegno anonimo

 Un foglietto di 9 x 13 centimetri col disegno di un volto.
Un volto di ragazza con un copricapo anni 20/30.
Una traccia di matita anonima lasciata sul foglio bianco.
Niente di finito: un ritratto appena abbozzato ma sicuramente importante se degno di essere conservato in mezzo a un libro.
Forse, visto il libro che lo conteneva, il ritratto della compagna di classe. Quella che non ti degna di uno sguardo e che segretamente ami alla follia…. Chissà!!

Il disegno era all’interno del volume di A. DE R. LYSLE, L’inglese in tre mesi senza maestro Torino, Casanova & C., 1950
cm 14 x 22 – Pag. 435

 

Vallecchi “Dinasty”

Un libro pubblicato nel 1947 in occasione del primo anniversario della morte dell’editore Attilio Vallecchi, ne traccia la figura nel ricordo degli amici scrittori e letterati. Papini, Pratolini, Soffici, Palazzeschi, Meoni, Malaparte e molti altri, raccontano aneddoti e momenti particolari del loro rapporto con Vallecchi, esaltandone gli aspetti umani ed imprenditoriali che lo portarono ad essere un vero e proprio “faro” nella cultura internazionale del 900.
Io ho iniziato a lavorare alla Confesercenti di Firenze nel 1982, quando la sede era nel Viale dei Mille al numero 90, proprio dove aveva avuto sede la storica casa editrice. E ricordo ancora un vecchio magazzino; vi erano accatastati vecchi mobili ed arredi appartenuti alla Vallecchi, schedari, mobili fatti a casellario, cassette con tanti scomparti, predisposte per contenere le lettere da utilizzare nella composizione dei testi: un accatastamento che testimoniava lo splendore di una grandezza che non c’era più.
All’interno del volume, acquistato al mercatino antiquario della Fortezza da Basso di Firenze, c’erano i biglietti da visita di Piero e Enrico Vallecchi, figli di Attilio, che, alla scomparsa del padre, presero in mano le redini della casa editrice.
Enrico, in particolare, resse le sorti dell’azienda sino al 1962, quando per problemi finanziari dovette cederla. La Casa Editrice fu riacquistata da Enrico nel 1983 e, dal 1999 la proprietà è passata all’editore Fernando Corona che ha rilanciato l’attività editoriale dello storico marchio, riproponendo in stampa anastatica i titoli più pregiati del catalogo Vallecchi e proponendo nuove collane e nuovi autori.

AA.VV.
Attilio Vallecchi nel ricordo di alcuni amici

Firenze, Vallecchi, 1947
pag. 235 – cm 13 x 19,5
Brossura – copertina illustrata da una incisione di Pietro Parigi
Nell’interno una foto ritratto di Attilio Vallecchi

 

Radiocorriere TV

L’Italia intera era divisa in due distinte scuole di pensiero: quelli del “Radiocorriere” e quelli di “Sorrisi e Canzoni”. Una delle due riviste, comunque, era sicuramente presente in ogni abitazione.
Una sorta di “guida spirituale” che accompagnava gli italiani nella scelta dei programmi TV, quando la televisione era in bianco e nero, i canali TV erano due, e le uniche alternative si chiamavano “France 1”, Tele Montecarlo e Tele Capodistria.
Il gadget, omaggio del Radiocorriere TV, è una sorta di prontuario costituito da due cerchi uniti da un perno centrale. Ruotando i due cerchi è possibile avere l’informazione sui valori delle diverse valute europee (dati dell’ufficio cambi del 3 maggio 1971), mentre dall’altro lato vengono forniti i dati dell’ora corrispondente alle ore 12 italiane nelle principali capitali del mondo. Un oggetto oggi del tutto inutile visto che le valute europee sono state sostituite dall’Euro e visto che, con un semplice click su internet e possibile conoscere l’ora esatta di qualsiasi località del Mondo.
Il gadget era all’interno del volume di H.G. Wandelt “L’ABC della Fotografia”, pubblicato dalla società Agfa alla fine degli anni 50. Un manualetto di 96 pagine con  numerose foto nel testo, che illustra tecniche e stili fotografici, dispensando consigli sul miglior modo di utilizzare i prodotti Agfa

 

Unità, vigilanza, lotta

Un volantino del PCI che annuncia un comizio a Firenze di Enrico Berlinguer, non ancora Segretario del Partito Comunista Italiano. “Per uno sbocco positivo della crisi e sbarrare la strada alla destra” recita il volantino. Argomenti ancora attuali che richiedono intelligenza, lungimiranza e una visione disinteressata della politica. Una visione dominata da quella questione moraleauspicata da Berlinguer e ancora, purtroppo, di scottante attualità.
Il volantino, piegato in quattro e con appunti di una nota spese nel retro, era all’interno del volume di Sabatino MoscatiItalia sconosciuta“, edito a Milano da Mondadori nel 1971. Il volume di 267  pagine, con centinaia di foto b/n e colore, descrive itinerari archeologici e turistici alla scoperta di importanti siti d’arte e civiltà preistorica, greca, cartaginese, etrusca, italica, romana e cristiana

 

Parliamo dell’elefante

Uno dei famosi foglietti pubblicitari inventati da Leo Longanesi.
Piccoli foglietti promozionali, venivano inseriti nei libri editi da Longanesi e servivano per promuovere le pubblicazioni di quest’editore.
I foglietti, oltre alla recensione del libro pubblicizzato, erano sempre accompagnati da una vignetta illustrata dallo stesso Longanesi.
Il foglietto era all’interno del volume di Giuseppe Berto, “Il cielo è rosso”, Milano, Longanesi, 1954 – cm 12 x 19 – Pag. 453
Volume n° 13 della collana “La Gaja Scienza” Acquistato nel 2001 nel Mercato di Piazza dei Ciompi a Firenze. Il volume ha sul frontespizio vecchi timbri di appartenenza della biblioteca estinta del Dopolavoro Ferrovieri di Firenze

 

RODINA

Foglietto pubblicitario per “Rodina” farmaco indicato contro il raffreddore e le forme influenzali.
La pubblicità risale al 1940 e avverte che “il raffreddore deve essere curato immediatamente, soprattutto per scongiurare il pericolo dell’influenza e delle altre complicazioni”. Preoccupazioni legittime, anche se nel 1940, probabilmente, le preoccupazioni erano di ben altro tipo.
La pubblicità era all’interno del volume di Novalis, “Cristianità o Europa“, Torino, Einaudi, 1942 – prima edizione
pag. XV+113 – cm 11,5 x 18 – Volume n° 7 della collana “Universale Einaudi” – a cura di Mario Manacorda

 

 

Macedonia

 Segnalibro pubblicitario delle sigarette “Macedonia”.
Icona del ventennio fascista. Quando la pubblicità non era politicamente corretta si poteva pubblicizzare il tabacco e i bambini potevano fumare. 
Il segnalibro era all’interno del volume di Piero Bargellini “Caffè Michelangiolo”, Firenze, Vallecchi, 1944
Il libro, acquistato nel gennaio 1998 dalla Libreria Fallani in Via della Pergola a Firenze, ripercorre la storia del famoso locale fiorentino, ritrovo di letterati ed artisti, e punto d’incontro dei pittori Macchiaioli: un locale famoso e sicuramente fumoso, adatto ad ospitare intellettuali e pittori, avvolti dalle volute di fumo azzurrognolo delle sigarette

 

Maggio Musicale Fiorentino

Programma per la stagione 1935 del Maggio Musicale Fiorentino.
Foglietto di 12,5 x 16,5 cm.
Il frontespizio presenta una bella xilografia di Bramanti con uno scorcio fiorentino. Nell’interno è riportato il programma della stagione che prevedeva le opere Mosè di Rossini, Castor et Pollux di Rameau, Orseolo di Pizzetti, Un ballo in maschera di Verdi, Il ratto al serraglio di Mozart, Norma di Bellini e Alceste di Gluck.
Vittorio Gui, Bruno Walter, Tullio Serafin e Phil Gaubert erano i direttori.
Da considerare che i biglietti più cari costavano 65 lire. 
Il programma era all’interno del libro di Umberto Tucci “La Radio. Elementi divulgativi e pratici”, pubblicato a Firenze dall’ Editore Bemporad-Marzocco nel 1936.
Il volume (pag. 124 – cm 12 x 17,5), che esalta le meraviglie della radio, con notizie e informazioni tecniche, è stato acquistato dalla Libreria Baroni in Via della Pergola nel 2001. Una libreria, anche questa, passata alla storia visto che ha definitivamente chiuso i battenti.

 

Libreria Beltrami a Firenze

Nel 1992 (24 febbraio 1992 – Corriere della Sera), ricordando lo scomparso editore Valentino Bompiani, Carlo Bo scriveva: “Ho conosciuto Valentino Bompiani molti anni fa, quando cominciava la sua carriera di editore. Per essere più precisi, l’ ho visto nella libreria Beltrami a Firenze: un uomo elegante, molto gentile, con i tratti che avrebbe conservato intatti fino all’ ultimo. L’ ho visto nelle sue funzioni, faceva il giro delle librerie per presentare le novità che erano a quel tempo poche. A un certo punto entrò nel negozio Papini e Bompiani chiese al libraio di essergli presentato. Con il passare degli anni diventammo amici e potei entrare meglio nelle sue idee e nei suoi gusti”.
Una coincidenza eccezionale ma sicuramente possibile nelle librerie fiorentine degli anni 10, 20 e 30 del Novecento, quando la città era simbolo di cultura e le avanguardie artistiche e letterarie primeggiavano.
La cartolina riportata pubblicizza proprio la Libreria Beltrami di Firenze in Via Martelli 14/r.  Una bella pubblicità affidata al tratto del grande disegnatore Piero Bernardini illustra un angolo di strada dove tutti, cane compreso, vanno in giro con il loro libro.
Nel retro la cartolina riporta il logo “LIR” riferito alle Librerie Italiane Riunite, associazione di librai che aveva sede a Milano, e pubblicizza la vendita di “Novità internazion ali, guide, riviste, giornali di moda, libri scolastici e scientifici”.
Ma i tempi cambiano, e se provate a passare oggi in Via Martelli 14/r difficilmente potrete incontrare letterati o editori, visto che al posto della libreria campeggia un’insegna “Spaghetteria-Pizzeria Little David”.
 La cartolina della Libreria Beltrami era all’interno del libro “A richiesta del pubblico”, stampato dall’editore Giannini di Firenze nel 1945. Il volume, scritto da Odoardo Spadaro, raccoglie una serie di ricordi autobiografici del popolare chansonnier fiorentino a cui va il merito, tra l’altro, di aver introdotto in Francia la “paglietta”, capello di paglia fiorentina, resa famosa nel mondo da Maurice Chevalier.

 

Tessera della Camera del Lavoro di Prato per il 1921

La tessera, stampata dalla Tipografia Operaia di Monza (cm 7,5 x 11), ha il frontespizio illustrato da una xilografia a due colori di Ugo Ortona, artista originario di Borgia (CZ).
Ortona, nato nel 1889 e morto a Roma nel 1977, fu pittore, illustratore, xilografo e scrittore d’arte. Frequentò il Liceo Artistico e l’Istituto di BBAA di Roma. Insegnò figura disegnata nei licei artistici di Napoli e di Roma, assieme a Manzù e Casorati. Esordì alla Promotrice di Napoli con l’opera “Luci ed ombre”. Dal 1930 tenne numerose mostre in varie città d’Italia e all’estero. Partecipò a importanti rassegne, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. Nel dopoguerra fu segretario del Premio di pittura “Villa S. Giovanni”. Sue opere si trovano nelle Gallerie Nazionale e Comunale d’Arte Moderna di Roma, nella Galleria Civica di Genova, nella Galleria Corsini di Roma, e in varie sedi istituzionali. Eseguì mosaici (Palazzo degli Uffici di Catanzaro), affreschi (Sala consiliare del Comune di Catanzaro), pitture su vetrate (Chiesa dell’Annunziata e Cappella del Duomo di Reggio Calabria).
La tessera , non utilizzata, presenta all’interno gli appositi spazi per l’applicazione dei bollini e per l’inserimento dei dati anagrafici.
Nel retro sono riassunti gli scopi della Confederazione: “…organizzare il movimento proletario nel campo della resistenza, per modo che alle lotte di categoria subentrino sempre maggiormente le lotte d’insieme…”

La tessera era all’interno del volume
AA.VV.
Le opposizioni parlamentari nel presente momento politico.
Milano, Edizioni “Corbaccio” 1924 – Prima Edizione
Il volume, oltre a una foto-ritratto di Matteotti, contiene discorsi di Giacomo Matteotti, Gonzales, Albertini, Abbiate, Sforza e Turati riprodotti nel loro testo ufficiale aggiuntavi la dichiarazione 27 giugno 1924 delle opposizioni alla Camera. Risulta stampato a cura dell’Associazione Italiana per il Controllo Democratico, e venne pubblicato nei giorni convulsi susseguenti all’assassinio di Matteotti.

14 risposte a “nei libri

  1. e bravo angelo…un po’ di segnalazioni di libri non banali era proprio quello che ci voleva: avremmo dovuto incitarti a farlo prima!

  2. un libro non ha prezzo, per il resto c’è masterxxxx!

  3. Ciao Angelo, avrai riuscito a farmi leggere un po d’italiano, ne sono vergognosa di averlo lasciato perdere da anni,
    Chi sa forse riuschiro’ anche a parlarlo la prossima volta…. merci à tous. Un abbraccio

  4. detesto ripetermi e ancora di più fare complimenti, ma davvero è straordinariamente interessante il tuo estrarre le tracce dei lettori e descrivere così bene i vari lacerti (bella parola, vero??) che i libri conservano e possono tramandare dlle nostre vite quotidiane…

  5. marco merciai

    i segnalibri F.I.L.A. ……
    perbacco, ne facevamo collezione andando in gruppo alle librerie e cartolerie a chiederne ed anche al mitico 48. Le serie erano divise per colore:
    ricordo bordo azzurro per i fiori, ora rivedo il giallo per le maschere ecc. non ricordo quanti fossero, ne avevamo un bel mazzo, tutti gli amici, per le collezioni e gli scambi, prima che la Panini dilagasse coi suoi album, ma qui era una ricerca senza fine, ogni tanto ne uscivano di nuovi…….

    • E’ proprio vero! cercavamo di collezionarne il più possibile senza mai sapere quando la serie era ultimata. Comunque, caro Marco, se ti interessa, di segnalibri FILA ne ho ancora una decina!!

  6. marco merciai

    anch’i0, allora di anni ne avevo una decina…….

  7. paolo curreli

    poco fa ho fatto comprare , per pochi euro, la bellissima copertina del Newyorker sulla Sardegna di Steimberg a Cristolu, ( lo puoi vedere su fbuk se sei amico ) ho pensato perché no l’ho presa io? ma…non riesco a collezionare niente, per quanto ami moltissimo i libri , la grafica e , naturalmente, l’illustrazione
    direi che ora che ho scoperto il tuo blog cìè qualcuno che lo fa per me
    leggo , mi diverto e non devo conservare niente
    l’immaginetta sui bambini è davvero bella , un po’ bizantina
    il segnalibro una di quelle cose che ti tornano su ( un po’ come i peperoni
    anzi megli0 perché molto gradevole) col profumo dei pastelli nuovi nuovi
    e…sulla poesia i nostri vecchi non li fregava nessuno
    il ritratto a matita è sicuramente di qualcuno ( uno studente) pratico della tecnica, la costruzione del volto ecc… anche se essenziale lo trovo bello

  8. paolo curreli

    sono quasi certo che il foglio appartenga al manuale del carabiniere
    ovviamente a cavallo, l’ho visto da poco anche in anastatica
    ma ne ho visti diversi del genere
    (mio padre, mio nonno, e mio bisnonno fecero la scuola militare del Nizza cavalleria, mio nonno era un carabiniere)
    ciao

    • Ciao Paolo … Quest’intreccio tra sacre scritture e arma dei carabinieri è intrigante … potenza divina e potenza terrena che convivono in un libro!!

  9. Mi piace moltissimo questo blog: prendersi cura dei frammenti, di piccole cose che sfuggono all’attenzione e raccontano la vita quotidiana senza interpretazioni. Lontano da tutto quello che è grande, ricco, sfavillante, pieno di valori verità certezze significati. Cose da niente, o dimenticate, che solo in noi possono trovare una eco, e ci domandano di regalare loro quel che manca.
    Cose perfette per un museo archeo-ideologico, la mia collezione di idee chiuse in frammenti: http://touchingideas.blogspot.it/

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