cartoline

Remo Branca: artista e uomo di chiesa

Remo Branca (Sassari, 1897 – Roma 1988), artista e incisore sardo, era notoriamente conosciuto per la militanza cattolica che lo vide impegnatissimo per tutta la sua vita. Un attaccamento talmente forte che lo portò, ad esempio, a scontrarsi con il regime fascista nel momento in cui vennero soppresse le associazioni cattoliche.
branca paolo pio XIINelle opere di Branca, soprattutto nelle incisioni, i motivi religiosi non mancano, con soggetti ispirati alla vita di Cristo o alle sacre scritture, o con opere agiografiche come, ad esempio, il ritratto di Papa Pio XII eseguito negli anni ’50.
Anche due cartoline acquistate in un mercatino testimoniano il rapporto di Remo Branca con la chiesa e con gli alti vertici ecclesiastici.
branca paolo sesto 009La prima cartolina, risalente al 1971, ritrae Branca durante un’udienza con Paolo VI al quale l’artista offre il suo libro “Un frate allegro”, volume dedicato a S.Crispino da Viterbo, pubblicato dall’editore Fossataro di Cagliari proprio quell’anno.

branca giovanni paolo II008La seconda cartolina ritrae Branca con Papa Giovanni Paolo II e con il Cardinale Sebastiano Baggio, arcivescovo di Cagliari, durante un’ udienza nel 1981. In quell’occasione Branca donò al pontefice una cartella di sue xilografie e quella che si intravvede è proprio quella che ritrae Pio XII.

Le ragazze di Oniferi

ONIFERI 640Tre ragazze con il tipico costume di Oniferi , due in piedi e una seduta, posano immobili per il fotografo. Le tre ragazze sono ritratte con il vestito giornaliero, come si può facilmente dedurre dal fatto che non hanno monili o gioielli di nessun tipo.
La cartolina, edita dalla L.T.S., una sigla che stava ad indicare “Luigi Tonossi – Sassari”, una casa editrice specializzata nella stampa di cartoline illustrate, non è viaggiata.
Una cartolina identica, in quanto facente parte della collezione Colombini, è stata pubblicata nel volume “Sardegna tra due secoli” a cura di Fernando Pilia (edizioni 3T – Cagliari, 1980) e risulta edita prima del 1906.

 

Quando Nuoro era in provincia di Sassari

NUORO 641Una cartolina acquistata su una bancarella romana immortala una giovane donna nel tipico costume nuorese, statica, appoggiata a una sedia, in una classica posa spesso utilizzata per i ritratti femminili (gli uomini, normalmente, erano fotografati appoggiati al fucile).
La cartolina, spedita da Nuoro a Roma nel 1902 risulta edita dalla S.C.G. e riporta la didascalia “Costume di Nuoro – Sassari”: mancavano ancora 25 anni al 1927 quando Nuoro venne staccata da Sassari e diventò provincia.

Vatteroni in Sardegna

autoritratto, 1964

autoritratto, 1964

Sergio Vatteroni (1890-1975), artista originario di Carrara, si distinse per i suoi lavori di scultura, ma non disdegnò la pittura e, soprattutto, l’incisione.

Nel 1932 la rivista L’Eroica gli dedicò un numero monografico che riproduceva numerosi disegni dell’artista e, in particolare alcune delle acqueforti da lui realizzate per illustrare l’intero ciclo lavorativo del marmo. In quell’occasione Ettore Cozzani, fondatore e direttore de L’Eroica, scriveva: “…l’amore del marmo lo ha portato alle cave; e nelle cave egli ha trovato il mondo della sua fantasia e la sua personale ispirazione”.
Quella “personale ispirazione” Vatteroni la cercò anche in altri luoghi, caratterizzati sempre dal profondo legame dell’uomo con la terra.

Carbonia, in miniera - 1939

Carbonia, in miniera – 1939

Desulo, 1939

Desulo, 1939

Fu così che nel 1939 visitò in Istria le miniere di Albona e la Sardegna  per documentare il lavoro dei minatori di Carbonia.

Il viaggio in Sardegna, oltre a dare origine a una serie di incisioni legate al tema delle miniere, permise a Vatteroni anche una escursione nell’interno dell’Isola (a Desulo) dove, a pastello, l’artista eseguì disegni dal vero di scene di vita e di persone in costume.

S.Antioco - Acquaforte 1939

S.Antioco – Acquaforte 1939

Costume di Desulo, 1939

Costume di Desulo, 1939

Parte delle incisioni di Carbonia e almeno uno dei disegni di Desulo furono utilizzati per la realizzazione di alcune cartoline illustrate, pubblicate, sempre nel 1939, dalla Casa Editrice Alfieri & Lacroix di Milano e dalla Rizzoli. L’attività  di illustratore  vedrà impegnato successivamente l’artista a bordo dell’”Andrea Doria”  dove, su  incarico del Ministero della Marina (1941), realizzerà una serie di cartoline per illustrare la guerra sul mare.

Pellerano, l’autocromia e la Sardegna

pellerano autocromiaL’autocromia è un particolare procedimento fotografico ideato nel 1903 dai fratelli Lumière.

Tale invenzione permetteva di realizzare foto a colori, sfruttando un sistema abbastanza complicato, basato su lastre sensibili trattate con granelli di fecola di patate colorati in verde, blu-violetto e arancione. Il procedimento, commercializzato a partire dal 1907, divenne molto popolare e fu ampiamente sfruttato.

Tra i pionieri dell’autocromia è da annoverare anche l’italiano Luigi Pellerano autore del volume “L’autocromista e la pratica elementare della fotografia a colori”, pubblicato nel 1914 dalla casa editrice Hoepli di Milano nella famosa collana dei “Manuali”.

Pellerano, originario di Cagliari, era ufficiale dell’esercito. A partire dal 1910, in Libia, mise in pratica le sue conoscenze fotografiche e le sue foto trovarono spazio su importanti riviste come l’americana “National Geographic”. Successivamente, sempre come ufficiale, viaggiò molto ed ebbe modo di scattare numerose foto in varie località tra cui la Sardegna. Le autocromie realizzate in Sardegna, oltre a essere pubblicate in svariate riviste, diedero origine anche a una serie di cartoline illustrate (12 per la precisione) che riproducevano costumi tradizionali, scene di vita rurale e scorci paesaggistici, stampate dalla Cartoleria Dessì di Cagliari nel 1915.

Tali cartoline ebbero molto successo per il loro perfetto realismo cromatico. Grazie alla tecnica dell’autocromia l’industria tipografica dell’immagine riuscì a compiere un poderoso balzo in avanti e ad aprire importanti scenari per lo sviluppo della fotografia e della sua storia.

"In terra di Oliena"

“In terra di Oliena”

"Olianesi in viaggio"

“Olianesi in viaggio”

"Signora di Oliena"

“Signora di Oliena”

"Signora di Nuoro"

“Signora di Nuoro”

"Donna di Bitti"

“Donna di Bitti”

"Cacciatore"

“Cacciatore”

"Costumi di Pirri"

“Costumi di Pirri”

"Cagliari rada"

“Cagliari rada”

"Picioccus de crobi"

“Picioccus de crobi”

"A is Anliogus - presso Cagliari"

“A is Anliogus – presso Cagliari”

"Costumi di Iglesias e Osilo"

“Costumi di Iglesias e Osilo”

"Panattare e miliziano di Cagliari"

“Panattare e miliziano di Cagliari”

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L‘Abbazia di Saccargia

Due cartoline acquistate oggi in un mercatino vicino a Perugia, rimandano a uno dei più importanti monumenti dell’arte romanica in Sardegna: l’abbazia della SS. Trinità di Saccargia, presso Codrongianus in provincia di Sassari.
saccargia antica 146La prima cartolina risale ai primi del ’900, periodo in cui la chiesa fu interessata da importanti interventi di restauro, e raffigura la basilica vista di fianco con i resti del convento in primo piano.

saccargia buoi 145La seconda cartolina risale alla fine degli anni ’50 ed è caratterizzata da un carro a buoi in primo piano che rimanda a una civiltà contadina che rivive solo nei musei.
Nel punto dove transita il carro ora scorre una superstrada e gli alberi davanti alla basilica sono scomparsi per far posto a un’area di parcheggio.

 

La Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica

melis scuola centrale 128Tra le tante cose, dopo la prima guerra mondiale, emerse la necessita di una larga riforma dell’educazione fisica militare. Con tale obiettivo, nel 1920, fu decisa la creazione di un centro di educazione ginnica militare e, con il regio decreto 20 aprile 1920, venne istituita la Scuola centrale militare di educazione fisica in Roma. Scopo principale della scuola era quello di provvedere ogni comando di divisione militare di un capocentro di educazione fisica e di preparare tutti gli ufficiali subalterni all’insegnamento: l’istituto comprese quindi tutte le discipline formative dei docenti.
L’istituto funzionò sino al 1936.

La cartolina, illustrata da Melkiorre Melis, risale al 1926 e, con una resa grafica quasi a pochoir, esalta il mito della bellezza fisica propugnato dal regime fascista. Alla figura del gladiatore romano in primo piano è abbinata la sagome del milite, con tanto di baionetta, intento a rinnovare il saluto romano (anche se la mano non si vede). Nello sfondo la facciata della costruzione della Farnesina dove la scuola aveva sede

NUORO REDENTORE 045

Il Redentore sull’Ortobene

La statua del Redentore, opera dello scultore Vincenzo Jerace (1862-1947) è posta sul punto più alto (circa 1000 metri) del Monte Ortobene che sovrasta Nuoro.
La scultura (alta 7 metri) venne collocata nella posizione attuale nel 1901 e, da allora, è diventata meta costante di pellegrini e fedeli.
Quelli ritratti nella cartolina, più che da fedeli,  hanno l’atteggiamento “alpinistico” da scalatori per l’impresa realizzata.
La cartolina risale agli anni ’30 e non è viaggiata. Uniche indicazione sono quelle della tipografia (Garioni di Piacenza) e dell’editore Mereu girolamo di Nuoro

Sebastiano Guiso, fotografo nuorese

oliena 048Splendida questa cartolina/ritratto eseguita dal fotografo nuorese Sebastiano Guiso (1891-1955). Il vecchio di Oliena, che indossa un costume ordinario, non da grandi occasioni, guarda verso l’infinito, ignorando completamente l’obiettivo dell’apparecchio fotografico che lo sta per immortalare.
La cartolina risulta spedita nel 1915 da Nuoro per Firenze ed è indirizzata al sig. Demetrio Biagiotti, segretario del Liceo Michelangelo, nonchè capogruppo della Federazione subalterni delle scuole medie di Firenze.  La cartolina è spedita da un certo Mastino che, nell’inviare “affettuosi saluti”, si firma solo col cognome.

Ferro recente e l’arrendadore

ferro recente 034“Ferro recente” è un romanzo di Marcello Fois, scrittore nuorese, pubblicato da Einaudi nel 1999.
Una storia ricca di intrecci tra terrorismo, sangue, passione e follia in una Nuoro misteriosa e intrigante.
A un certo punto nel romanzo (pag. 43) è descritta la sala consiliare del Comune di Nuoro, dominata dal quadro “la cacciata dell’arrendadore” (l’arrendadore era l’esattore dei tributi) dipinto da Mario Delitala nel 1926.
È lo stesso quadro che compare in una cartolina degli anni ’30 dove l’opera, senza neanche citare l’autore, è definità “Nuoro – Municipio – Quadro storico nella sala del Consiglio”.

delitala arrendadore033Ecco la “lettura” di Marcello Fois del dipinto di Delitala:
Volgendo il capo verso sinistra rivide il quadro nella parete centrale, esaminato punto per punto a ogni seduta: una tela di due metri per quattro dove un tribunale di anziani in costume nuorese giudicava un uomo reo di chissà quale misfatto. I giudici avevano una gravità antica di barbe e camicie candide. In basso, incatenato sotto il banco della Corte, un uomo anch’esso barbuto guardava il terreno non osando alzare lo sguardo, come i calli nei banchetti del Tintoretto, ma tutto in una oscurità cromatica manieristica. Due guardie avevano trascinato l’accusato nel tribunale e l’avevano depositato, forse scaraventato in malo modo, al suolo e lui non solo non aveva cercato di alzarsi, ma aveva chinato lo sguardo ancora più in basso. I rossi dei corpetti spiccavano come macchie di sangue e laceravano il tono bruno, terroso e salmastro della pittura. Aveva rubato del bestiame? Aveva ucciso il compare in una rissa? Era un brigante sanguinario? Aveva spostato i confini della tanca? Aveva dato fuoco al sughereto del confinante? Aveva avvelenato i pozzi e gli abbeveraggi? I giudici, gli anziani, apparivano nella loro ieraticità di saggezza montana e biblica. Pantocratori imparziali e incorruttibili. L’avrebbero condannato appeso alla corda, nella Forca di Belvi. L’avrebbero trasportato, incatenato su un carro, tra i lecci e i noccioli. L’avrebbero elevato tirandolo per il collo, più in alto questa volta, più in alto di tutti”.
Niente di tutto questo: i giudici, molto semplicemente, lo cacciarono. Il quadro, infatti, si riferisce a un avvenimento del 6 gennaio 1772 quando a Nuoro, il sindaco, i consiglieri e la popolazione tutta si erano riuniti nella Casa Comunale per celebrare una sorta di processo all’arrendadore, l’avido esattore delle tasse, imposte dal feudatario, il marchese di Orani che risiedeva in Spagna.
Il processo si era concluso con la cacciata da Nuoro dell’uomo che riscuoteva le arrende, un certo Mureddu di Fonni, con la minaccia di morte per lui e per lo stesso marchese se avessero osato ritornare a Nuoro.
Diciamocelo: a quei tempi, sui tributi, c’era una una politica molto più efficace di quella attuale…

Una messicana per Annesa

COLUMBA L'EDERA 468 COLUMBA L'EDERA 469

COLUMBA L'EDERA 470 COLUMBA L'EDERA 471

Nel 1950 il regista Augusto Genina diresse il film L’edera, ambientato in massima parte in Barbagia, e ispirato all’omonimo romanzo di Grazia Deledda, e alla cui sceneggiatura contribuì anche lo scrittore Vitaliano Brancati.
Il film segue abbastanza fedelmente il romanzo della Deledda, sia per quanto riguarda la trama che per quanto attiene alla caratterizzazione dei personaggi.
Il personaggio centrale del romanzo (e del film) è Annesa, una ragazza adottata dalla famiglia Decherchi, che si macchia di un delitto per cercare di salvare la famiglia che l’ha adottata dal fallimento.
Un “drammone”, insomma, con lo sfondo degli ambienti rurali dell’interno della Sardegna.
Una serie di quattro cartoline, stampate per promuovere il film, raffigura i principali protagonisti. Due cartoline sono dedicate al personaggio di Annesa, interpretato dall’attrice messicana Columba Dominguez, classico esempio di bellezza latina, che, indossando per esigenze di scena il costume sardo, riesce ad essere credibile nelle vesti del personaggio deleddiano.
Le altre cartoline raffigurano Franca Marzi (che interpreta la vedova Zana) e Roldano Lupi, che interpreta Don Paulu Decherchi, inquadrato a cavallo in una scena con la Dominguez e con altre comparse con il costume di Oliena.
Anche Roldano Lupi appare pienamente calato nello spirito del personaggio deleddiano. Un’interpretazione tanto convincente che, nel 1956, gli frutterà il coinvolgimento in una riduzione televisiva di Canne al vento, dove interpreterà il personaggio di Predu.

SU CANTARU

Sabato 20 ottobre, a Orani, è stato inaugurato il nuovo Museo dedicato a Costantino Nivola.
Si tratta di un’opera architettonica ben organizzata, che riesce a dare la giusta luce e il giusto risalto alle opere del grande artista oranese.
La nuova ala del Museo ingloba anche la vecchia sede, a suo tempo ottenuta riadattando l’edificio del lavatoio costruito durante il fascismo. Un luogo caro alla comunità oranese che, ancora oggi, continua a frequentare la sorgente de Su Cantaru per l’approvvigionamento dell’acqua potabile e che ora ha la possibilità di fruire di una struttura e di un parco impregnato di arte e cultura.
Nella cerimonia inaugurale qualcuno ha voluto ricordare lo stretto legame di Nivola alla sua terra e la vicinanza tra le sue “madri” di marmo e le donne sarde. Quelle donne sarde che erano padrone incontrastate degli spazi ove sorge il Museo, ben prima che il fascismo rinnovasse il lavatoio.

La cartolina risale ai primi anni ’20, è stampata sui toni blu, non è viaggiata e non ha indicazioni sul fotografo o sull’editore. Rappresenta un gruppo di donne intente a lavare i panni nella vasca de Su Cantaru e ci rimanda a gesti e tempi antichi che, come le sculture di Nivola, richiamano ed evocano figure ancestrali, sapientemente conservate negli angoli più reconditi della nostra memoria.

Roba da cinghiali…

Oggi giornata dedicata al riordino della libreria di casa: sposta, spolvera, metti a posto, sistema.
Il lavoro consiste anche in una rapida sfogliata “antipolvere” dei libri e nella rimozione di eventuali fogli o foglietti lasciati come segnalibro.
Così, dal volume “Italiani anche questi” di Giorgio Soavi (Rizzoli, 1979) è saltata fuori quella che reputo la più brutta cartolina di tema sardo che abbia mai visto.
È una cartolina degli anni ’70 che ritrae due bambini che indossano i tipici costumi di Orgosolo. A parte il bambino con le braghe corte che fanno intravedere un pezzo di gamba (cosa inammissibile nel costume di Orgosolo), merita una attenzione particolare il cinghiale che, grazie a un imbalsamatore poco accorto, è diventato strabico e con un’aria vagamente allucinata.
Ma il bello è che la foto è stata scattata in quello che sembra essere un salotto buono. Una stanza solitamente riservata, in Sardegna, per le visite importanti e dove il trofeo strabico è esibito per l’ammirazione di quei fortunati che hanno la possibilità di accedere a quella stanza: roba da cinghiali!!!!

La tessitura

Quella della tessitura è indubbiamente, da sempre, una delle arti più sviluppate in Sardegna.
Dal “Dizionario” del Casalis, ad esempio, apprendiamo che nell’800, in tutti i paesi dell’sola, la tessitura era fortemente sviluppata, tanto che in alcuni paesi esisteva un telaio per ogni famiglia.

Nella maggior parte dei casi si trattava di telai domestici, dedicati alla produzione di teli e coperte grezze di uso quotidiano. Spesso, però, la produzione riguardava anche manufatti di pregevole fattura (tappeti, coperte, arazzi, ecc.), caratterizzati da motivi decorativi distintivi, che permettevano di ricondurre i tessuti ai paesi ove erano stati prodotti.
Anche le cartoline illustrate hanno dedicato attenzione a tali produzioni.
Della mia collezione fanno parte quattro cartoline che testimoniano della fase di lavorazione preliminare all’arcolaio e della fase di tessitura vera e propria.

Il telaio è quello tradizionale, orizzontale, tipico della Sardegna e, come precisato in due delle quattro cartoline, il tessuto prodotto e l’Orbace, ottenuto dalla lavorazione della lana grezza.

Le cartoline sono dei primi del Novecento e sono la testimonianza visiva di una pratica che, ancora oggi, grazie anche ad una sapiente azione di valorizzazione e recupero, rappresenta una delle massime attività espressive dell’isola.

Le piastrelle di Meschini

Da una decina d’anni, tra le altre, su una parete di casa mia ci sono anche due piastrelle policrome (cm 20 x 20) che raffigurano due ragazze con i tipici costumi sardi.
Le piastrelle non hanno una firma decifrabile, anche se sono siglate, e non sono quindi riconducibili a un autore certo; sono comunque realizzate sicuramente da un professionista, sia per la qualità del disegno che per la tecnica di cottura utilizzata.
Le ho acquistate in un mercatino antiquario e, siccome avevano cornici molto sciupate, ho provveduto io a realizzarne due nuove, in modo da  valorizzarle adeguatamente.

E’ stata grande la sorpresa, pertanto, quando alcuni giorni fa, vagando su ebay, ho trovato due cartoline che, al di la di alcuni dettagli, sono in tutto e per tutto identiche alle piastrelle in mio possesso.
Grazie alle cartoline, così, ho potuto dare una attribuzione anche alle anonime piastrelle.
Si tratta di due cartoline, verosimilmente risalenti agli anni ’50, stampate dalla “Ars Nova”, azienda che faceva capo all’illustratore Giovanni Meschini (Roma, 1888 – 1977), famoso negli anni ’20 e ’30, soprattutto per le cartoline sacre realizzate con la tecnica del pochoir.
E anche se le piastrelle non sono dell’artista romano, il merito va sicuramente a lui, visto che l’anonimo ceramista, anche se con maestria, si è limitato semplicemente a riprendere e riprodurre fedelmente il lavoro di Meschini.

Tavolara, artista e designer

Una cartolina in bianco/nero, risalente alla fine degli anni ’50 – primi anni ’60, senza alcuna indicazione se non un generico “artigianato sardo”, riproduce uno dei personaggi dovuti alla mente geniale di Eugenio Tavolara (1901-1963).
Tavolara, artista versatile e poliedrico, di cui si celebra la vasta produzione con una bella mostra al TRIBU di Nuoro (aperta sino al 30 agosto 2012), fu tra i fondatori dell’I.S.O.L.A., l’istituto sorto per promuovere e sviluppare l’artigianato sardo di qualità.

 La Signora Ballero

 Quando Ofelia Verzelloni giunse a Nuoro per insegnare materie letterarie alla Scuola Normale, aveva poco più di vent’anni, dato che era nata nel 1896.
Ofelia era nata a Faenza, e con sè portava, oltre a una grande passione per l’arte, alcune lettere di presentazione, tra cui una di Grazia Deledda destinata al pittore Antonio Ballero.
E galeotta fu la lettera, tanto che Antonio e Ofelia, nel 1921, nonostante lui avesse 32 anni più di lei, convolarono a nozze.
E Ofelia, oltre a coltivare l’arte della pittura, diventò la musa ispiratrice di Ballero che la ritrasse in tantissime opere.
Nella mia collezione posseggo una cartolina che riproduce un dipinto di Ofelia Verzelloni. Il titolo dell’opera è “Le Canefore” e raffigura tre donne di Desulo, in costume che reggono le brocche dell’acqua sul capo.
La stampa della cartolina, che risale agli anni ‘20, non è tecnicamente perfetta, ma testimonia, comunque, di una notevole maestria  e professionalità raggiunta da Ofelia nella pittura.

Carlo Chessa

Ricorre quest’anno il centenario della morte di Carlo Chessa, artista sardo nato a Cagliari nel 1855 e morto a Collegno (TO) nel 1912.
L’opera di Chessa è conosciuta soprattutto per le innumerevoli incisioni realizzate per illustrare giornali e libri in un’era in cui la fotografia era ancora agli albori. Le sue acqueforti diventarono ricercate dai grandi editori (Treves e Sonzogno, in particolare) che le utilizzarono per vivacizzare importanti riviste, come L’Illustrazione italiana.
Ma Chessa fu anche un ottimo pittore, stimato in particolar modo per paesaggi e soggetti alpestri, e partecipò a numerose manifestazioni artistiche in Italia e all’estero. Nel 1898 da Torino Chessa si trasferì a Parigi dove rimase per sette anni con l’incarico del governo italiano di eseguire riproduzioni di opere italiane conservate al Museo del Lussemburgo. Anche a Parigi si fece apprezzare come acquafortista illustrando numerosi libri. Nella capitale francese, tra l’altro, ricevette una menzione d’onore al Salon del 1901 ed una medaglia fuori concorso a quello del 1906.
L’allegata cartolina riproduce proprio un quadro che Chessa presentò al Salon del 1902. La Dimanche è il titolo dell’opera, è rappresenta una ragazza in costume (piemontese o francese) che legge il messale.
Un’opera nel perfetto stile pittorico di Chessa, fortemente legato agli schemi classicheggianti della fine dell’ottocento, che rivela una grande maestria artistica e una abilità tecnica non indifferente.
Quella del centenario potrebbe essere l’occasione giusta per rinfrescare la memoria su questo artista, sconosciuto ai più, che, dopo una mostra nel 1960 presso la Galleria degli Amici del libro a Cagliari, non ha avuto più modo di essere degnamente onorato.

Mora di macchia

Gaetano Spinelli, pittore, era nato a Bitonto, in provincia di Bari, nel 1877. Morì a Firenze nel 1945.
Tra il 1903 e il 1906, si stabilì a Sassari con l’incarico di docente di pittura presso l’Accademia di belle Arti. A Sassari Spinelli incontrò la sua futura moglie e si dedicò con passione alla pittura, ispirato dalla bellezza dei costumi sardi e dai colori dell’isola.
Un articolo pubblicato dalla rivista Emporium nel settembre 1916, dal titolo “un interprete dell’anima sarda: Gaetano Spinelli”, dedica ampio spazio all’esperienza dell’artista in Sardegna, riproducendo anche alcune opere di figure in costume. Sono le stesse opere che possiamo vedere in una foto che ritrae Spinelli nel suo studio di piazzale Donatello a Firenze.
Nella foto sono chiaramente individuabili le opere “Dies mei sicut umbra”, alla sinistra di Spinelli, “Nell’ombra di Sardegna”, la tela con le tre figure femminili dietro il pittore, e “Mora di macchia”, la figura femminile col bambino.
Di quest’ultimo quadro posseggo anche una cartolina che riproduce l’opera a colori. La cartolina, stampata dall’Istituto Arti grafiche di Bergamo, risale al 1918 e risulta inviata da Asti a Firenze nel 1933.

La “scoperta” dell’aratro

L’aratro, macchina agricola per eccellenza, è il protagonista di alcune cartoline illustrate che, nei primi anni del ‘900, anche in Sardegna promuovevano le innovazioni tecnologiche utili a superare arcaici sistemi di lavorazione della terra.
Una cartolina realizzata dalla ditta Dessì & Dettori di Sanluri (nel retro si precisa che la ditta ha anche una “figliale” a Bosa), che si propone come “ufficio tecnico agricolo commerciale sardo”, promuove macchine agricole, concimi, anticrittogamici e sementi.
La particolarità che la rende eccezionale è l’illustrazione, in perfetto stile Liberty, che raffigura una moderna Cerere appoggiata su un altrettanto moderno aratro, firmata dall’artista cagliaritano Raoul Chareun prima che assumesse il nome d’arte di Primo Sinopico. È una cartolina, quindi, sicuramente antecedente il 1909, anno in cui Chareun si trasferì a Padova dove assunse lo pseudonimo che l’avrebbe reso famoso.
L’aratro ritorna ad essere protagonista in una cartolina illustrata dal pittore Mario Delitala per la ditta Sisini di Sassari (di cui ho già scritto in un altro post) e in una cartolina del pittore e illustratore Mario Mossa De Murtas, realizzata sempre per la ditta Sisini.
Questa cartolina, prodotta nel periodo della Prima Guerra Mondiale, in perfetto stile propagandistico, mostra una famigliola con il marito che parte per il fronte e affida la cura della terra a moglie e figlio: “Deo ando a gherrare, tue tribaglia cun s’aradu comporadu dae s’ing. Sisini” (Io vado alla guerra, tu lavora con l’aratro comprato dall’ing. Sisini).

La “Giovane Sardegna”

 La cartolina, illustrata dall’artista sassarese Remo Branca (Sassari, 1897 – Roma, 1988), firmata “Remo 1919”, risulta spedita da Genova per Piacenza nel 1920.
La cartolina, come riporta la dicitura sul retro, fa parte di una serie edita dalla “Federazione Giovane Sardegna”, associazione costituita nel 1919 da cui ebbe origine il Partito Sardo d’Azione.
Sezioni della “Giovane Sardegna” furono costituite nell’Isola e nelle principali città italiane. Dell’assemblea, convocata nel 1919 per la costituzione della sezione di Torino, parla anche Antonio Gramsci negli scritti sulla questione meridionale, individuando come promotore dell’iniziativa Pietro Nurra, (Alghero 1871 – Genova 1951), studioso di tradizioni e letteratura popolare sarda e bibliotecario presso la Biblioteca Universitaria di Genova. La “Giovane Sardegna” venne sciolta dal fascismo, al pari di tante altre associazioni, nel 1926.

L’altare di Gonare

La festa al santuario di Gonare è appena passata (8 settembre), e anche per quest’occasione, migliaia di pellegrini si saranno assiepati intorno all’altare in cima al monte. Quello stesso altare compare in una cartolina spedita da Orani nel 1940 e firmata dal canonico Nicolò Barboni.
Su Don Barboni, quando ero bambino, circolavano storie e aneddoti vari.
Si raccontava, ad esempio, che tenesse la scatola del tabacco da naso sull’altare, anche quando diceva messa, e che, per farsi intendere dagli oranesi,  facesse le prediche in sardo trasponendo i luoghi delle sacre scritture a località intorno al paese: così il povero Cristo, invece di salire sul Calvario, era costretto ad affrontare faticosamente la salita di Marragoloi.
 

 Si parte per le vacanze

La cartolina è del 1908, quando ci si spostava, armi e bagagli, col carro trainato dai buoi, sicuramente più lento, ma senza lo stress delle code in autostrada.
Buone Ferie a Tutti
 

Orani: 1901

 

La cartolina, spedita da Nuoro per Casale Monferrato l’11 luglio 1901, è dello stabilimento fotografico Zonini di Sassari.

 

Sa itria

 

il Rosario

Il paese è circondato da campi e orti e la
parrocchiale, eterna incompiuta, è ancora senza cupola. Ingrandendo i dettagli, colpisce la posizione della chiesa de Sa Itria, isolata a margine del paese, e la chiesa del Rosario, ancora senza campanile.
 
 

Orani: la bambina con la brocca

Due cartoline di Orani sono andate, recentemente, ad arricchire la mia collezione di cartoline. Si tratta di due cartoline “multivedute”, ognuna con tre immagini del paese. entrambe sono state spedite da Orani nel 1960 e sono indirizzate a una persona residente a Roma. Le cartoline, come quasi tutte quelle di quel periodo, sono stampate a cura di “Contu Cosimo – Tabacchi” che, possiamo dirlo, a Orani aveva l’esclusiva o quasi delle vendita di cartoline.
I dettagli sono interessanti.
La prima cartolina, accanto a due immagini note (l’interno della parrocchiale con l’altare maggiore dipinto da Mario Delitala e il panorama del paese), riproduce una foto con il dettaglio di una partita di calcio, nel vecchio campo sportivo di Istolo, quando la squadra di Orani si chiamava “Gonari”.

La seconda cartolina presenta una piazza del Convento ancora con due alberelli, il caseggiato delle scuole elementari e il vecchio edificio delle scuole medie, nella piazza di sa Itria, qui definito “asilo infantile”. Il dettaglio ingrandito mostra una bambina con la brocca dell’acqua, testimonianza di un’altra era, quando l’approvvigionamento idrico ancora non riguardava tutte le abitazioni.

Orani: sa piazza ‘e Masellu

Orani – Mercato.
Così recita la cartolina che raffigura quella che per gli oranesi è “sa piazza ‘e Masellu”, una piazza che oggi ha ben altra fisionomia, con alberi e monumento centrale. La cartolina, spedita nel 1938 da Orani, raffigura un esempio di quell’architettura fascista che, durante il ventennio, interessò anche il mio paese. E fascistissima risulta essere anche la destinazione, visto che il destinatario della missiva stava a Littoria.

Delitala e la pubblicità

Una cartolina pubblicitaria spedita da Cagliari a Ballao nel 1937 riproduce un dipinto di Mario Delitala. Come riportato nel frontespizio della cartolina, il quadro risulta “espressamente eseguito per la Ditta Ing. F.Sisini Macchine per l’Agricoltura con sede a Sassari , Cagliari e Oristano.
Il dipinto, utilizzato sempre dalla ditta Sisini per un manifesto del 1913 è contemporaneo della tempera “Il guardiano della vigna” che Delitala realizzò per la ditta vinicola Zedda-Piras, e che ancora oggi è utilizzato nell’etichetta del “filu ferru”, la tipica grappa isolana.

Orani – Via Nazionale

Una bella cartolina inviata da Orani a Prunetta in provincia di Pistoia il 30 luglio 1933, in una giornata, come scrive chi spedisce la cartolina, caratterizzata da un caldo soffocante.
“Orani (Sardegna) – Via Nazionale”, così recita la didascalia della foto. L’immagine è scattata nel tratto della strada principale, davanti all’attuale tabacchino. Un carro trainato dai buoi (su juvu) procede al centro della strada su cui si affacciano le case caratterizzate da bei balconi in ferro battuto. Alcune persone sono sedute sulla soglia a chiacchierare. Cose d’altri tempi!! A sedersi oggi in quel punto, come minimo, c’è il rischio di essere travolti e schiacciati dalle auto.
Nel punto dove sono le persone c’era il negozio di ziu Juvanne Sedda che risulta anche come “editore” della cartolina in questione.

“Prima della predica” di Antonio Ballero

L’olio “Prima della predica” del pittore nuorese Antonio Ballero(Nuoro 1864-Sassari 1932) venne esposto alla Quadriennale di Torino del 1923. Il dipinto, alla sacralità dell’altare che si intravvede nello sfondo, contrappone la serenità di una scena familiare dominata dalla donna in costume che allatta il bambino.
L’edizione del 1923 della Quadriennale, vide la partecipazione di una nutrita schiera di artisti sardi, tra cui Francesco Ciusa, Cesare Cabras, artista originario di Monserrato, Giuseppe Altana, nato a Torino (1886) ma originario di Ozieri dove morì nel 1975, Stanis Dessy, Carmelo Floris.
La cartolina non è viaggiata e risulta edita dalla “Fotocelere” di Torino. Faceva parte di una serie appositamente stampata per promuovere la manifestazione artistica torinese

Antonino Pirari, pittore di Nuoro

Ho recentemente acquistato due cartoline. La prima cartolina riproduce il quadro “Venerdì santo” del pittore nuorese Antonino Pirari (1893-1957) e risulta viaggiata da Sassari per Roma nel 1935. La seconda cartolina è viaggiata nel 1902 e riproduce un contadino di Nuoro intento a smuovere un covone. Questa cartolina, oltre alla scritta “proprietà privata”, non riporta alcuna indicazione sull’editore o sull’autore della foto.

Appare singolare, però, che la cartolina del contadino ricordi tantissimo il quadro “Il covone” che proprio Pirari presentò alla Biennale di Venezia nel 1920 e la copertina che l’artista nuorese realizzò per il numero 17 dell’ottobre 1921 de “Il giornalino della Domenica” fondato da Vamba e diretto da Giuseppe Fanciulli.
In quel numero de “Il giornalino”, Fanciulli parla di Pirari in questi termini: “ … Antonino Pirari, giovane ed eccellente pittore di Nuoro, che, quasi ragazzo, illustrò per il Giorna1ino, nel 1911, una novella di Grazia Deledda, e da allora sempre conserva la più viva simpatia per queste pagine … La composizione riprodotta nella copertina, con una magnifica tricromia, rappresenta un Contadino di Nuoro sull’aia, nell’atto di raccogliere il grano con la pala; la forte figura dal vivido costume è circonfusa di sole, in un’immensità di silenzio ardente”.

Può darsi che si tratti di una semplice coincidenza, ma è probabile che Antonino Pirari abbia avuto per le mani la cartolina del contadino e che a questa si sia ispirato. Occorre tener presente, inoltre, che dai Pirari la fotografia era di casa, visto che il fratello di Antonino, Piero Pirari (1886-1972), ha legato il suo nome all’attività di fotografo, tanto che un fondo di sue foto dei primi del ‘900 è raccolto presso l’Istituto Etnografico della Sardegna.

 

Il satiro di Porcheddu

Beppe Porcheddu (1898 – 1947), artista di origini sarde (era nato a Torino e il padre era di Ittiri), scomparve misteriosamente nel 1947 senza lasciare alcuna traccia di sè. Porcheddu, negli anni ’20 e ’30, ebbe grande successo come grafico, illustratore e ceramista: sono tantissimi i libri e le riviste da lui illustrati, e sue sono alcune splendide ceramiche disegnate per la Lenci.
La cartolina, stampata dalla tipografia Vogliotti di Torino, raffigura un satiro intento a versare il vino in una coppa. La cartolina è firmata e datata 1913, quando Porcheddu aveva appena quindici anni.
L’immagine, recentemente, è stata riprodotta nel volume “Il vino in Sardegna”, edito dalla casa editrice Ilisso di Nuoro nel 2010.

 

Saluti da Orani

La cartolina risulta spedita da Orani per Littoria per la Pasqua del 1943. Le due foto riproducono una veduta panoramica, con la solita parrocchiale ancora da ultimare e tanta campagna ancora non costruita, e uno scorcio del corso nella parte bassa di piazza del convento. Al posto dell’attuale farmacia c’è una casa con balcone, mentre le fronde degli alberi, dalla piazza superiore, fanno ombra all’auto di Massimo Daddi, l’unica che allora circolava in paese.

Un Mereu funzionario reale

La cartolina risale agli anni ’50 e riproduce la stele del funzionario reale Méreu conservata al Museo Egizio di Torino. E non per sottolineare quanto si venga da lontano, ma la stele risale alla Dinastia XI che ha regnato in Egitto tra il 2160 eil 2000 a.C.

Francesco Bande, suonatore di ballo sardo

La cartolina risale agli anni ’60 e, probabilmente, la foto è stata scattata durante la cavalcata sarda a Sassari.
Il costume riprodotto è quello di Bultei e il fisarmonicista ritratto è Francesco Bande, uno dei più grandi interpreti di ballo sardo che la Sardegna possa vantare.
Francesco era figlio di Tziu Mario Bande, oranese, trasferitosi in gioventù a Bultei.  Tziu Mario Bande, a sua volta, era fratello per parte di madre di Tziu Nino Masini, altro oranese grande suonatore di organetto e di balli sardi.
La tradizione di famiglia, oggi, è portata avanti da Inoria Bande, figlia di Francesco, che dal padre ha appreso l’arte del ballo sardo. Inoria, oltre a divulgare instancabilmente le tradizioni sarde, nell’isola e non, svolge funzioni di direttrice artistica del Museo Etnografico “Francesco Bande” a Sassari.

L’asilo di Orani

Una cartolina spedita nel 1955 da Orani per Caserta riproduce un angolo post-bellico del paese. La “casa del fascio”, infatti, è diventata scuola materna e i piccoli oranesi, sicuramente dietro lo sguardo attento di “Mastra Gina”, fanno il girotondo intorno agli alberi. Quegli alberi che qualche anno dopo saranno tagliati, in una operazione di definitivo stravolgimento della piazza del convento.

Rapporti di buon vicinato ….

 In tempi di globalizzazione, con lo sviluppo che hanno avuto le tecnologie legate alla comunicazione, risulta abbastanza semplice far dialogare in tempo reale un aborigeno con uno scandinavo o con un abitante della Terra del Fuoco.
Molto più difficile (se non impossibile) risulta superare gli ostacoli che dividono “campanili” distanti solo pochi chilometri.
Orani, collocato com’è tra Oniferi e Sarule, nonostante vi siano solo otto chilometri di distanza, ha da sempre avuto rapporti di vicinato che, quando andava bene, contemplavano l’ignoranza, nel senso che abitanti di Oniferi e di Sarule erano ignorati o considerati poco più di niente.
In un tentativo di “riconciliazione” ecco tre cartoline dei primi del ‘900 che cercano di stabilire, se non altro, un rapporto di buon vicinato…. e meno male che non possono parlare, se no già mi sembrerebbe di sentire gli sfottò incrociati: “Viddedda!”, “Gaghisi!”, “Preda modde” .
Meno male che i tre soggetti in costume sono li, fermi, in atteggiamento di posa, anche se, in fondo in fondo, sono ferocemente impegnati in una gara di esibizione per mostrare qualcosa in più rispetto al vicino, che si tratti della doppietta, della croce al merito o dello spadino con tanto di cintura finemente lavorata.

Orani, il patrono e la grafia di nonna

Certo a Orani abbiamo una particolare vena di originalità. Anche sui santi riusciamo a complicare le cose. Il santo patrono di Orani, infatti, è S.Andrea che ha dedicata la chiesa principale e che, però, si festeggia il 30 novembre senza tanti clamori. Per S.Daniele, invece, anche se ha una semplice statua in condominio con altri sull’altare maggiore della chiesa del Convento, il 10 ottobre si celebra la festa grande, con tre giorni di bancarelle, musica e canti.
Una cartolina del 1962 riproduce l’altare maggiore della parrocchiale dedicata a S.Andrea, con il bellissimo dipinto realizzato da Mario Delitala nel 1955.
L’altra cartolina, spedita nel 1939, testimonia, invece, di come fosse l’altare prima della realizzazione di Delitala.
Questa cartolina ha, tra l’altro, una storia curiosa. Io l’ho comprata in un mercatino a Firenze e risulta spedita da Orani da una signora, notoriamente analfabeta, che abitava nella casa accanto a mia nonna materna. Una volta ho fatto vedere la cartolina a mia mamma che ha riconosciuto la grafia di mia nonna Francesca che, della sua generazione, era una delle poche che sapeva leggere e scrivere e quindi scriveva lettere e cartoline “conto terzi” per tutto il vicinato.

 Saluti da Orani

Una cartolina spedita da Orani per Roma nel 1958, indirizzata a una persona detenuta nel carcere di Rebibbia.
Una cartolina “multivedute”, con tre immagini del paese: un panorama tipico, già noto per essere stato riprodotto anche su cartolina singola, una veduta alquanto singolare con uno scorcio delle case popolari e una terza veduta che documenta un incontro di calcio nel vecchio campo sportivo di Istolo.
Una cartolina multivedute che, oltre a portare il saluto della famiglia, faceva arrivare al detenuto una documentazione fotografica del paese e un ricordo vivo di Orani.
Editore della cartolina risulta “Contu Cosimo – Tabacchi”, tziu Grecu, che nella sua tabaccheria, oltre a vendere cartoline e giornali, ha avviato generazioni di oranesi al vizio del fumo.

Sa “netta” e tziu Tadeu Siotto

Viaggiando si internet capita di fare incontri inaspettati, come quello con la nipote, “sa netta”, de Tziu Tadeu Siotto, che da anni vive in “continente”.
E allora ecco l’omaggio all’incontro.
Tziu Tadeu Siotto è il vecchio in costume di Orani, ritratto in una cartolina del 1943 con la moglie, Tzia Maria Porcu. Nella foto il volto di Tzia Maria risulta ritoccato e l’identificazione della donna è stata possibile grazie al fatto che la foto, senza ritocchi, era stata utilizzata in alcune riviste e libri, tra cui il volume “Festivals and folkways of Italy”, di Frances Toor, pubblicato a New York nel 1953.
Alla fine degli anni ’30 risale anche la cartolina con le due donne in costume. Anche in questo caso i volti delle due donne sono stati ritoccati. Anche in questo caso, comunque, grazie al fatto che la stessa foto senza nessun ritocco, era stata pubblicata dalla rivista del Touring Club Italiano “Le Vie d’Italia” nel 1939, è stato possibile risalire all’identità delle due donne che sono Tzia Maria Porcu e la sorella Nicolosa. Tzia Maria, come detto, era la moglie di Tziu Tadeu Siotto, mentre zia Nicolosa sposò in seconde nozze Tziu Cavadeddu, l’ultimo oranese ad indossare il costume maschile.

Orani in una cartolina centenaria

Orani in una cartolina spedita nel 1910 da Sassari a Washington negli Stati Uniti. La cartolina , per quanto riguarda lo stampatore, riporta la scritta “Prem.Stab. Got. C.Fadola – Sassari”. Ho acquistato la cartolina qualche anno fa in un asta su Ebay da un venditore americano che, in maniera del tutto originale, l’aveva schedata come “Orano”.

A guardarla con il lentino, la foto rivela alcune curiosità: nella piazza del Convento c’erano ancora gli alberi e, sulla destra, l’antico porticato demolito per far posto alla “casa del fascio”; la parrocchiale è ancora in fase di costruzione e mancano la cupola e il campanile; la chiesa de Sa Itria e circondata da orti e non da case. Una Orani che non c’è più e che nella cartolina conserva ancora quella forma di cuore di cui parla Nivola nelle sue “memorie di Orani”.
 

La sposa di Orani

La cartolina raffigura una ragazza con indosso il costume tipico: agli oranesi che mi leggono il compito di riconoscerla.
La cartolina risulta spedita da Orani per Affori (MI) nel 1933 ed è indirizzata al Dott.Gonario Deffenu, medico di Nuoro che esercitava a Milano. A spedirla il Dott. Peppino Tanchis, medico condotto di Orani, dove ha esercitato la sua professione almeno per cinquant’anni

 

Stanis Dessy: la Brigata Sassari

La cartolina riproduce una xilografia del pittore Stanis Dessy (1900-1992), “La Brigata Sassari a Casera Zebio”, realizzata nel 1934, con la quale l’artista, nel 1935, vinse la medaglia d’oro per la xilografia nei “Concorsi della Regina”. Da segnalare che in quel concorso il secondo e il terzo premio furono assegnati, rispettivamente, a Mario Delitala e a Remo Branca: tre artisti sardi che sbaragliarono il campo!
La cartolina non è viaggiata e risulta stampata nel 1935 a cura del Regio Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

 

La bambina e il Mirto

Il Mirto sardo, prima che un liquore, è una pianta le cui bacche, una volta mature, si possono tranquillamente mangiare.
L’immagine ritrae una bambina col costume di Busachi che, appunto, mangia le bacche del Mirto.  La cartolina è tratta da una foto ENIT e risulta spedita da Cagliari per Firenze il 28 aprile 1940
 

8 settembre, festa di Gonare

A poco più di mille metri, sulla cima del Monte Gonare, si trova il Santuario dedicato alla Madonna. Il Santuario, collocato al confine tra i territori di Orani e di Sarule, viene fatto risalire al XII° secolo, anche se la struttura attuale risale al ‘600.
La festa, che si tiene l’8 settembre e viene organizzata ad anni alterni dai comuni di Orani e Sarule, è uno dei principali eventi religiosi (e non!) della Sardegna, e richiama ogni anno migliaia di fedeli da tutta l’isola.
La prima cartolina non è viaggiata, non riporta indicazioni sul luogo di stampa e presumibilmente risale ai primi del ‘900. Mostra il piazzale delle “cumbessias”, le casette destinate a ospitare i fedeli, e il monte con il santuario in cima.
La seconda cartolina è tratta da una foto del fotografo Guiso di Nuoro e risale agli anni ’30. Raffigura un corteo di cavalieri di Sarule in costume che, con ogni probabilità, si dirigono alla festa di Gonare.

Filippo Figari: 45° reggimento fanteria

Il disegno per la cartolina del 45° Reggimento Fanteria, realizzata dal pittore cagliaritano Filippo Figari (1885-1973) nel periodo del primo conflitto mondiale, è l’unica opera conosciuta dell’artista di quegli anni.
Per la figura del portabandiere, Figari utilizzò come modello il soldato Mossa, morto poi in battaglia.
La cartolina, stampata dall’Istituto Italiano Arti Grafiche di Bergamo, non è viaggiata e nel retro riporta un timbro con la firma del colonnello Pio Mastai Ferretti, comandante del Reggimento e discendente del pontefice Pio IX.

Eugenio Tavolara e la porta della Solitudine

 La chiesa della Madonna della Solitudine, o più semplicemente “la Solitudine”, a Nuoro è la chiesetta dove riposano i resti di Grazia Deledda.
Lo stato attuale della chiesa è frutto di un restauro della fine degli anni ’50, curato da Giovanni Ciusa Romagna, quando, per accogliere i resti della scrittrice Premio Nobel, venne ristrutturata la vecchia chiesa seicentesca.
La cartolina, spedita da Nuoro a Firenze nel 1962, riproduce il portale in bronzo della chiesa, opera dell’artista Eugenio Tavolara (Sassari, 1901 – 1963).

 

“Incontro” di Cesare Cabras

Incrocio di sguardi  in questo dipinto di Cesare Cabras  (Monserrato 1886 – Cagliari 1968), che ritrae alcuni paesani con il costume tipico. Il costume è quello di Teulada, paese dell’estremo sud della Sardegna, che ha ispirato molti degli artisti sardi del secolo scorso (Biasi, Mossa De Murtas, ecc.).
La cartolina, stampata dalla Fotocelere di Torino, venne edita in occasione della “Quadriennale” di Torino del 1923
 dove l’opera era esposta.

 

Mario Mossa De Murtas e il Giornalino della Domenica

Mario Mossa De Murtas, importante figura per l’arte in Sardegna nel ’900, nato a Sassari nel 1891 e morto in Brasile nel 1966, ha avuto, nella sua carriera, una vocazione particolare per l’ncisione e l’illustrazione.
Collaborò, con Giuseppe Biasi, alla rivista L’Eroica nel momento in cui si determinava una vera e propria rivoluzione (sulla scia della seccessione viennese) artistica sul modo di fare xilografia. A Mossa De Murtas si devono le illustrazioni di uno dei volumi del Decameron pubblicati dall’Editore Formiggini alla fine degli anni ’10 del ’900.
Un’importante contributo Mossa De Murtas lo diede a “Il Giornalino della Domenica”, pubblicazione settimanale fondata da Vamba e dedicata ai più piccoli, che annoverò tra i collaboratori una nutrita schiera di artisti sardi (Biasi, Altara, Melkiorre Melis, Pino Melis, Remo Branca, Carmelo Floris, ecc.).
La cartolina pubblicitaria riproduce proprio una illustrazione, La raccolta delle arance in Sardegna, utilizzata per la copertina de “Il Giornalino della Domenica” n° 25 dell’ 8 giugno 1919

 

Carmelo Floris: Processione di S.Pietro

Carmelo Floris (1891-1960) è una delle figure più rappresentative dell’arte in Sardegna nel ’900.
Abile pittore e incisore, ha sempre interpretato in maniera originale temi legati alla tradizione e alla terra sarda.
La cartolina, edita da Piero Mura di Nuoro, risale al 1925 e rappresenta il dipinto “Processione di S.Pietro” che, proprio in quell’anno, Floris espose alla Terza Biennale Internazionale di Roma.

 

Maria Lai e l’artigianato sardo

La cartolina venne stampata in occasione della prima edizione della Mostra dell’Artigianato Sardo, tenutasi a Sassari dal 3 al 18 novembre del 1956 e risulta spedita in quei giorni da Sassari a Vicenza. La Mostra, un evento eccezionale promosso dalla Regione Sardegna per valorizzare la produzione artigianale isolana nelle sue diverse manifestazioni artistiche, diede il via anche all’ I.S.O.L.A. (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale) con lo scopo primario di favorire l’artigianato locale in ambito regionale, nazionale e internazionale, favorendo, incentivando, valorizzando e diffondendo la cultura ed i prodotti della Sardegna. L’ISOLA, sotto la direzione di Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas, si adoperò tantissimo per la rinascita dell’artigianato, coinvolgendo tutti i più importanti artisti isolani tra cui Maria Lai, oggi considerata una delle più importanti artiste contemporanee ancora viventi, autrice del disegno riprodotto nella cartolina.

 

Giorgio Ansaldi “Dalsani”

Quando il piemontese Giorgio Ansaldi (1844-1922) realizzò le litografie di costumi sardi, pubblicate dal settimanale satirico, umoristico, letterario Il Buonumore nel 1878, ancora non esistevano le cartoline postali.
Le prime cartoline illustrate, infatti, iniziarono a circolare alla fine dell’800, e tra le prime realizzate in Italia figurano proprio quelle che riprendono le litografie dei costumi sardi di Ansaldi che, per le sue immagini, attinse direttamente agli originali fotografici di Cocco, Aruj e Kurner, fotografi attivi in Sardegna alla fine dell’Ottocento.
Le litografie e le cartoline sono firmate “Dalsani”, lo pseudonimo e anagramma che Ansaldi utilizzava per firmare le sue opere, dimostrando già in questo una grande maestria con l’uso delle parole. E proprio i giochi di parole erano l’altra grande specializzazione di Ansaldi, visto che fu proprio lui a inventare i rebus-vignetta, così come ancora si vedono nelle riviste di enigmistica.
La serie completa dei costumi di Ansaldi è costituita da 43 tavole ed è visibile sul sito della Regione Sardegna

 

Loris Riccio

 Illustratore, nato a Palermo nel 1899, morto a Sassari nel 1988. Figlio di Medardo Riccio, storico direttore de “La Nuova Sardegna”, fratello di Myriam, giornalista, e Floria, illustratrice.
Illustratore raffinato, a lui si deve la realizzazione di numerose copertine di riviste di moda e diversi manifesti pubblicitari. Alla fine degli anni 20 si trasferisce a Parigi e anche qui conosce un notevole successo come illustratore, collaborando con riviste del calibro di “Vogue”.
La cartolina riprodotta fa parte di una serie di quattro dedicate alla musica e danza nel mondo, con chiara allusione al jazz e alle sfrenate esibizioni di Josephine Baker che imperversava nella Parigi degli anni ‘30.

 

Bakisfigus

 L’illustrazione rappresenta il costume di Busachi è venne realizzata dal pittore Bakisfigus (Bachisio Secondo Figus – 1905-1990), artista originario di Abbasanta.
La cartolina risale al 1935 e fa parte di una serie, sempre caratterizzata da soggetti sardi, realizzata da Figus per pubblicizzare il liquore Ramazzotti.
Bakisfigus fu un apprezzato grafico pubblicitario e i suoi bozzetti (dentifricio Odol, Shell, ecc.) sono stati utilizzati per tutti gli anni 30 e 40 del ’900. La sua maestria, comunque, la raggiunse con le cartoline, quasi sempre ispirate a scene di vita paesana e a motivi tradizionali sardi.

 

Carnevale a Orani

A Orani, soprattutto per il carnevale, era attesa l’esibizione dei suonatori di ballo sardo che, grazie al loro talento musicale, riuscivano a organizzare giri di ballo che, spesso, la piazza non riusciva a contenere. Una cartolina di Orani degli anni ’60, tratta da una foto di Antonio Piu, mostra Piazza Santa Gruche in una di queste occasioni; il suonatore, in costume in primo piano, è Domenico Bruno, uno dei più bravi organettisti che Orani abbia avuto.

 

 

Edina Altara: la merenda sul prato

 La cartolina risale ai primi anni ’20 del ‘900 e risulta spedita da Firenze a Bormio.
È illustrata da Edina Altara  (Sassari 1898 – Lanusei (Nuoro) 1983), artista riscoperta negli ultimi anni grazie a un rinnovato interesse della critica e del mercato per gli artisti sardi.
L’illustrazione in bianco/nero, dal titolo “La merenda sul prato”, è realizzata in quel perfetto, ingenuo primitivismo che caratterizzò la produzione giovanile di Edina Altara che quì si firma con il solo nome. È probabile che la cartolina fosse destinata a fungere da strumento didattico per i bambini che la dovevano colorare a mano.
La cartolina, infatti, era proprio rivolta ai più piccoli e, come riporta la scritta sul retro, era destinato a finanziare il movimento “pro bibliotechine e assistenza ai bambini”, nato da una idea del Giornalino della Domenica a cui l’Altara collaborava..

 

Don Concas

Una cartolina, spedita da Orani a Cagliari nel 1964, riproduce la facciata della parrocchiale di S.Andrea di Orani vista dal basso, dalla piazza di “Su Patiu”.
La cartolina è visibilmente ritoccata e fanno bella mostra delle nuvole posticce che al fotografo, probabilmente, davano un tocco di bellezza in più.
La foto risulta di proprietà e realizzata da “Foto Fadda – Orani”, ed è stata stampata dalla Foto-Roto “Moisello” di Pavia.
Non so chi sia il Fadda fotografo (Giginu Catilanu ?), però la cartolina è interessante per un altro aspetto.
Tra le persone affacciate alla balaustra, infatti, è chiaramente riconoscibile Don Arnaldo Concas che a Orani è stato parroco per quasi trent’anni e che a Orani, ospite della casa di riposo, è morto qualche anno fa. Un personaggio che ha inciso molto sull’educazione di tanti giovani e sulla vita del paese.
Così, in un’intervista, lo descrive lo scrittore Salvatore Niffoi: “E poi frequentavo la chiesa, eravamo una bella compagnia di miscredenti, ma lì scoprii il mio primo padre spirituale, don Arnaldo Concas, uno tosto, una specie di Paolo VI, ricco di suo, dal quale fui anche cresimato. In chiesa c’era sempre una biblioteca molto fornita; c’era “Il Vittorioso”, libri di avventure, di Crociate, le “Strisce” di Jacovitti. Per gente come noi che mangiava la lattosa, il crisantemino selvatico, le piante, un po’ di tutto, quella biblioteca era il mondo di fuori”.

 

Il Monumento al Poeta

La cartolina, “vera fotografia” della Fotocelere di Torino, risulta spedita da Sassari per Aosta il 7 agosto 1937 ed è edita per conto di Giulio Malgaroli, Cartoleria e Libreria dello Stato, in Corso Garibaldi 95 a Nuoro.
Raffigura il monumento al poeta nuorese Sebastiano Satta, realizzato dallo scultore Francesco Ciusa, e collocato sulla collina di S.Onofrio che, da un lato domina Nuoro e dall’altro si apre verso la valle e i monti di Oliena.
Il monumento, inaugurato il  9 dicembre 1934, fu da subito danneggiato dai vandali che lo deturparono irrimediabilmente, tanto che, nel 1946, il sindaco di Nuoro ne stigmatizzò la pressoché totale demolizione.
Oggi il monumento è ridotto al semplice troncone dell’obelisco, senza più le figure che facevano parte della struttura. Ma oggi la città di Nuoro ha anche l’opportunità di recuperare il rapporto storico e artistico con uno dei suoi figli più importanti. L’occasione è fornita dalla prossima inaugurazione dell’esposizione permanente, ospitata al primo piano dei locali dell’Ex Tribunale, che raccoglie l’opera pressoché completa dell’Artista. Una mostra che ricostruisce il percorso artistico e umano del più importante scultore sardo del Novecento, un artista fondamentale per la storia e l’arte isolana, e che serve a riconciliare la città con Ciusa e con la sua opera.

 

Mario Delitala: “Ziu brancas de ferru”

La cartolina riproduce una famosa xilografia dell’artista oranese Mario Delitala. “Ziu brancas de ferru” (o “Ziu brazzos de ferru“, come riporta qualcuno) è il titolo dell’opera. La xilografia apparve originariamente sul numero 158 (ottobre 1931) della rivista “L’Eroica”, interamente dedicato all’opera di Delitala, con il titolo “Pastore seduto“.
La cartolina, invece, fa parte di una serie riproducente opere dei principali artisti sardi, pubblicata nel 1959 in occasione delle onoranze a Grazia Deledda, quando la salma della scrittrice fu definitivamente tumulata nella chiesetta della Solitudine di Nuoro.

 

Sebastiano Satta: Il poeta fotografo

Una cartolina spedita da Nuoro il 29 maggio 1908. Tre pastori, “Mandriani Nuoresi” recita la didascalia, in costume mentre seguono il gregge. Uno col pastrano buttato sulla spalla, gli altri sommersi da fascine di legno. Uno spaccato di vita d’altri tempi immortalato dalla foto scattata da Sebastiano Satta (1867-1914), il famoso poeta nuorese, vero appassionato di fotografia.
La cartolina risulta stampata a Torino per conto di G.Tortorici che a Nuoro, nel 1897, aveva inaugurato un’edicola nel Corso principale e che, come rivendita di cartoline, attingeva a immagini di vita locale come questa colta da Sebastiano Satta.
La cartolina risulta indirizzata a Luisa Siotto-Pintor, autrice anche di un libro sul “bel canto” (Segreti del bel canto: osservazioni e consigli ad uso degli studiosi e dei profani,  Milano, F.lli Bocca, 1938) che risiedeva a Firenze: “Peregrinando per la Sardegna ti ricordo e ti saluto col solito grandissimo affetto”, scrive una persona che si firma con l’esotico nome di Nikita. E ci piace immaginare Nikita che vaga per le terre di Sardegna, scoprendo vestigia, panorami e “mandriani”, accumulando impressioni da narrare, poi, in qualche salotto orientale dei primi del Novecento.

 

San Teodoro in Sardegna

La cartolina à viaggiata nel 1975 e rende l’idea di quello che era San Teodoro 35 anni fa. Non esistono “villaggi”, c’è solo lo stradone principale, la spiaggia della Cinta e lo stagno sono integri. Ora, invece, gli ex campi sono invasi da centinaia di seconde case. La spiaggia, distrutta dall’alluvione del settembre scorso, è lacerata in maniera irreparabile.

 

Mondiali di calcio

Mondiali di calcio, non quelli di quest’anno in Sudafrica, che ancora devono passare alla storia, ma quelli del 1970 in Messico, di cui quest’anno ricorrono i 40 anni.
I mondiali di “Italia-Germania 4 a 3”, della “staffetta” Mazzola-Rivera, di Comunardo Niccolai in azzurro (“Mai avrei pensato di vedere Niccolai in mondovisione”, disse Manlio Scopigno).
E tra i protagonisti di quel mondiale, che vide l’Italia sconfitta in finale dal Brasile di Pelè, c’era lui, Luigi Riva da Leggiuno; quello che Gianni Brera ribattezzò “Rombo di tuono” e che tutti i sardi chiamavano “Giggirriva”, coniando un neologismo che, andando al di là del nome del calciatore, assumeva toni di vera e propria “sacralità” per tutti gli isolani (“Se il Cagliari cede Riva alla Juve – scrisse un giornalista – i sardi, con plebiscito generale, chiederanno l’annessione alla Francia”).
La cartolina autografata che conservo ritrae Gigi Riva con la maglia del Cagliari; di quel Cagliari che, proprio nell’anno dei mondiali del ’70 vinse il campionato italiano, mandando ben 6 calciatori con la Nazionale “messicana” e mandando in visibilio l’isola intera..

 

Nivola – Marcia trionfale

Nel 1935 Costantino Nivola (Orani 1911 – Long Island 1988), ancora allievo dell’ISIA di Monza, partecipa ai Littoriali dell’Arte di Roma, una manifestazione organizzata dai GUF (Gruppi Universitari Fascisti).
Presentato dal GUF di Milano, Nivola l’opera “Marcia trionfale”, chiaramente ispirata ai dettami stilistici di Sironi, allora imperante.
L’opera è andata dispersa ed esiste solo una riproduzione in cartolina, stampata in occasione della manifestazione romana.

 

Orani – Santu Tanielle

Una cartolina datata 1903 ritrae una folla in costume nella piazza ‘e Cumbentu di Orani in occasione della festa di S.Daniele che tutti gli anni si svolge, per tre giorni, dal 12 al 14 ottobre.
La folla, ammassata nella gradinata centrale che univa i due livelli della piazza, è chiaramente in posa, rivolta verso il fotografo, mentre in piazza si intravedono alcune bancarelle approntate per l’occasione.
Oggi gli alberi non ci sono più, così come non c’è più la colonna con la croce in cima, tolta dalla piazza in epoca fascista quando venne demolito anche il porticato per far posto alla “Casa del fascio”.
La cartolina, stampata dalla ditta Alterocca di Terni, risulta spedita da Iglesias a Alessandria il 17 giugno 1903.

 

La Scrittrice in costume

La cartolina è dei primi del ’900, non è viaggiata, e risulta edita dalla Cartoleria G. Dessì di Cagliari. Ritrae Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, con  indosso il costume di Nuoro. La cartolina, com’era in uso a quell’epoca, presenta alcune parti colorate a mano.
La foto, destinata in origine all’edizione tedesca di una delle sue opere, venne utilizzata anche a corredo di un articolo della rivista “La Lettura” e successivamente stampata come cartolina, senza pero specificare che si trattava di Grazia Deledda.
Della mia collezione fa parte anche una cartolina che raffigura il costume maschile di Aritzo. La cartolina risulta stampata dall’Editore Stengel & Co. di Dresda; venne spedita da Nuoro il 7 Luglio del 1902 all’indirizzo di un funzionario del Ministero delle Finanze di Roma. “Congratulazioni, incoraggiamento, saluti”, scrive telegraficamente la scrittrice, firmandosi Madesani Grazia Deledda, anteponendo, così, anche il cognome da sposata acquisito con il matrimonio avvenuto nel gennaio del 1900.

 

Il fotografo e l’ufficiale telegrafico

Nei primi anni del ’900 Vittorio Alinari, della famosa famiglia di fotografi fiorentini, visitò due volte la Sardegna, scattando numerose foto che costituiscono il primo e più corposo reportage effettuato nell’Isola.
Quando lo yacht approdò a Porto Torres destò molta curiosità e, come riporta Alinari, “Alcuni domandarono di visitarlo, e tra questi l’ufficiale telegrafico, col quale combinai di fare il ritratto alla figlia, nel ricco costume di Osilo”.
La foto è una delle immagini di costumi sardi più famosa che esista. E’ stata riprodotta su decine di libri, riviste e pubblicazioni varie. E’ stata riprodotta in cartolina almeno sino agli anni ’40, sia in bianco-nero che a colori, a figura intera o come particolare del volto.
Ha conosciuto, insomma, una notevole gloria, anche se nessuno ha mai ricordato il nome della bella ragazza, figlia dell’ufficiale telegrafico, che, a giudicare dal broncio e dallo sguardo, non appare molto convinta della “combinazione” ordita alle sue spalle dal padre e dalfotografo fiorentino.

31 risposte a “cartoline

  1. A volte penso alla pazienza che avevano le donne (e li uomini) da prima per fare tutti questi costumi con soltanto le loro mani!

  2. Angelo Nivola

    Ciao Angelino,
    solo una cosa…i complimenti per il blog sono ovviamente sottintesi… :) … è possibile secondo te riavere il Nostro paese di una volta???…architettonicamente parlando! Ogni volta che vedo foto d’epoca e poi guardo la situazione attuale…mi viene una rabbia!!!
    Ciauuu

    • Caro Angelo, credo che sia praticamente impossibile. Il paese di una volta è morto e sepolto nel momento in cui le politiche urbanistiche hanno deciso di privilegiare nuove lottizzazioni, piuttosto che recuperare il vecchio!
      Saludos

  3. marco merciai

    Da anni abbiamo una pubblicità del dentifricio odol incorniciata, naturalmente nella stanza da bagno, ma non mi ero mai preoccupato di vedere chi ne fosse l’autore…

  4. me le bevo le tue immagini un’oasi….dopo una sera di lavoro ( e due giorni a fare da autista e baby sitter dell’ultimo nato) per accompagnare mia moglie che sta lavorando a un film sul vino, bellissime le vigne del mandrolisai da mozzare il fiato i colori autunnali delle foglie sotto un cielo dorato
    un giro che vivamente ti consiglio Sorgono Atzara ecc…fino a Belvì
    in questo periodo
    Due cose sulle immagini , il mio collega e vicino “di banco” è il nipote di edina Altara una vita straordinaria una grande artista ti posterò qualcosa specie le decorazioni per i grandi transatlantici
    e poi!!! chiedi a Bastiana si fà vedere il progetto in legno della porta della solitudine all’ilisso uno sballo
    ‘notte a presto
    dai un’occhiata a paolocurreli immaginificio blog spot :-)

    • Ciao Pa’ …. il tempo passa ma mi sembra tu sia sempre incasinato come ti ricordo!
      Con Edina Altara sfondi una porta aperta: l’ho sempre amata, anche quando nessuno sapeva chi fosse, tant’è vero che in tempi non sospetti sono riuscito a comprare alcune ceramiche (bellissime!!) e persino due disegni originali.
      Sull’Altara ho diverso materiale che, ovviamente, ho messo a disposizione della Ilisso per la mostra di qualche anno fa a Sassari e per la monografia da loro pubblicata (dove ho avuto l’onore della citazione).
      Conosco il progetto della Solitudine: è di una maestria indicibile. L’esaltazione masssima dell’artigianato che diventa Arte. Quasi come le vigne del Mandrolisai, che solo a vederle fanno mozzare il fiato.
      Bonanotte!!

  5. COMPLIMENTI A PRESTO , CIAO

  6. Ciao Angelo, ti faccio i complimenti per il materiale che conservi gelosamente e per la cura nei dettagli.
    Io faticosamente stò tentandi di costruire una realtà culturale sulle tracce di mio nonno Mario Delitala, che ha ancora molto da insegnarci.
    Cari Sauti. Francesco

    • Caro Francesco,
      è con immenso piacere che leggo il tuo commento in quanto Mario Delitala, tuo nonno, è una delle figure cardine per spiegare il mio amore per l’arte. Ho avuto la fortuna di conoscerlo tuo nonno e, da bambino, ho avuto l’onore di accompagnarlo più volte quando andava in giro a dipingere a Orani o nei dintorni. Non mi facevo mai scappare l’occasione di aiutarlo a portare la valigetta dei colori o il cavalletto … e poi lo guardavo estasiato mentre usava i pennelli o la spatola. Un’esperienza che dopo cinquant’anni ho ancora viva e indelebile davanti agli occhi.
      Ancora grazie … e prossimamente guardo di pubblicare qualcos’altro su Mario Delitala. Tu, intanto, tienimi informato sulla realtà culturale che stai imbastendo.
      Salutoni
      Angelino Mereu

  7. incredibile , una cartolina di mio padre spedita da orani ,mi ha fatto piacere scoprire che e’ stata pubblicata qui—– mio padre per la precisione ha esercitato la prof di medico condotto dal 1933 sino al 1972, morto nel 1975—sn una fija adottata—nata nel1959

  8. potresti dirmi in privato il contenuto di cio’ che scrisse mio padre nella cartolina ? nn sn sicura di chi sia la donna in questione nella cartolina, mi serve anche la data del timbro postale grazie—- vedo se ho pensato justo, pero’ potresti chiedere chi si sposo’ in quel periodo ad orani c/o il comune—-

  9. Sono uno storico Sanlurese Vorrei Acquistare le due cartoline Dell’Istituto Tecnico Sardo di Sanluri e quella di MEREU Funzionario Reale Egiziano

    • Gent.mo Gianni, la ringrazio per l’attenzione al mio blog. Le cartoline fanno parte della mia collezione privata e non sono in vendita.
      Cordialmente
      Angelino

  10. Salve,
    gradirei sapere se è in vendita la cartolina relativa all’Istituto Tecnico di Sanluri e quella del funzionario del Faraone facente nome “Mereu” .

    Saluti,

    Gianni Mereu

  11. caro Angelino, sono Maria Cavada, ero un pò di tempo che non curiosavo nel tuo blog,prima di tutto come stai ho saputo da Laura di qualche problemino, spero tutto OK;sono rimasta estasiata delle tue cartoline ,quanti ricordi, quanta nostalgia!!!!!!! (forse sto invecchiando, ma no i ragazzi a scuola mi tengono allenata e, nonostante la stanchezza, intelletualmente giovane).Nomini ziu Cavadeddu,zio di babbo,ma non hai messo foto, strano perchè lui era amico di Remo Branca e quindi magari da qualche parte ci sarà qulcche sua figura .ciao saluti con amicizia maria.

    • Ciao Maria.
      Qui ora procede tutto bene e i problemi sembrano superati. Le cartoline sono una mia vecchia passione che testimonia di una Orani che non c’è più, ma anche di un modo di comunicare “antico”, quando i telefonini erano ben lontani da venire.
      Su ziu Cavadeddu ci sto pensando: prima o poi, scrivo qualcosa.
      Saluti
      Angelino

  12. Caro Angelino ,ho guardato per l’ennesima volta le cartoline che tu tanto gentilmente hai pubblicato e mi sono soffermata su quelle due di Orani che raffigurano l’altare centrale della parrocchia di S.Andrea.Nel tuo commento dici:”-La cartolina spedita nel1939 testimonia come fosse l’altare prima della realizzazione di Delitara”.Ti rivelo una cosa che tu non sai perchè sei troppo giovane e non ti sei accorto che dal 45 al 55 su quell’altare era sistemata una grande croce in legno, donata alla chiesa dai miei genitori e fatta realizzare da un artigiano molto bravo di Orani come ringraziamento per lo scampato pericolo durante il bombardamento a Genova, nella chiesa di S.Lorenzo, durante la celebrazione della messa! Da bambina di quella croce e di quella donazione ne andavo molto orgogliosa e sapendola su quell’altare a protezione perenne dei fedeli oranesi mi inorgogliva .Tutti gli anni,quando arrivavamo ad Orani ci recavamo ( miei genitori,idue fratelli ed io) in chiesa per rinnovare il nostro ringraziamento.Giustamente la croce è stata tolta per far posto ad un’opera d’arte del grande Delitara,ma non nego che nel cuore di bambina si sia annidato un dispiacere!!!! La croce?………….Non so dove sia finita.

    • Cara Gemma,
      grazie ancora per l’attenzione e per la condivisione di ricordi e memorie.
      Una curiosità: chi era l’artigiano di Orani che realizzò la croce?

      Un caro saluto da Firenze

  13. Scusami,un sincero saluto da un’anziana compaesana non residente

  14. L’artigiano che realizzò l’opera era zio Paolo Cosseddu ,zio acquisito perchè sposato con la sorella di mia zia ,Giovanna Siotto e madre dei miei cugini in primo grado emigrati nel 53 in Argentina: prima di allora abitavano dove adesso abita Giuseppe Balvis.I miei genitori mi hanno raccontato, in seguito ,che quando erano tornati da Genova,subito dopo la guerra, zio Paolo insieme alla moglie sono andati a far visita ed era stato proprio lui a suggerir loro di fare questo omaggio alla chiesa e che si sarebbe impegnato in prima persona .
    Un caro saluto da Sassari

  15. Carissimi, dopo qualche tempo mi permetto di scribacchiare in questo bellissimo blog.
    Saluto Angelino e un cordialissimo saluto ed un abbraccio a Gemma, con i miei migliori auguri per un buon 2013.
    Per quanto riguarda il dignitario egizio Mereu, tale notizia è riportata anche nel Dizionario dei cognomi sardi del Manconi.
    Un abbraccio.
    Gino Chironi

  16. Mind’appo irmenticau una cosa: t’interessata una poesia vezza, iscritta dae no iscio chie, in uve si chircata unu sindicu pro Orane? Vortzisi asa cumpresu de itte so chistionande…
    Di saluso galu…
    Gino

  17. giuseppina contu

    complimenti…..bellissimo blog….

  18. Francesco Pinna

    Solu oje apo iscopertu custu blog e unu pacu mi nde vrigonzo, l’ho letto e ne ho ammirato il contenuto, stupendo!!! Sopratutto le cose “andate” che in gran parte mi giungono nuove, nel senso che le credevo perse per sempre, e per questo ti ringrazio, intuisco comunque che ancora molto possiamo aggiungere se non altro per lasciare una traccia per chi le vorrà scoprire, ciao sono Francesco Pinna

    • Ciao Francesco e benvenuto (cale Francesco sese?).
      Certo che le cose da scoprire e da ricordare a Orani sono ancora tante e con un po’ di buona volonta, comunque, si riesce a lasciare una traccia.
      Saludos dae Firenze

  19. Davvero molto belle le cartoline che ha pubblicato nel tuo Blog! Ho passato una mezz’oretta serena a guardarle con attenzione ed a leggere gli articoli, complimenti per la tua iniziativa. Marco

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