Giuseppe Verzocchi tra industria e arte

 

Il logo "V&D" in un'opera di Depero

Il logo “V&D” in un’opera di Depero

Giuseppe Verzocchi (1887-1970)era un industriale nato a Forlì.
Costruì la sua fortuna grazie a una fabbrica di mattoni refrattari, la “V&D”, con sede a La Spezia, dove dava lavoro a oltre 280 operai.
Verzocchi era anche un grande appassionato d’arte e tale passione lo spinse a sviluppare un progetto che esaltasse il lavoro umano e che coinvolgesse i principali artisti contemporanei.
Fu così che contattò i protagonisti della pittura italiana invitandoli a dipingere un quadro sul tema del lavoro. Unici vincoli il formato della tela (90 x 70), l’obbligo di far comparire nel dipinto un mattoncino refrattario con la sigla della sua azienda “V&D” e l’obbligo di accompagnare il dipinto con un autoritratto dell’artista.

Verzocchi e la sua collezione

Verzocchi e la sua collezione

All’invito di Verzocchi risposero 72 artisti tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea italiana (Carrà, De Chirico, Guttuso, Rosai, Sironi, Vedova, De Pisis, Depero, Vittorini, Tosi, Campigli e altri): nacque così un’originale e importantissima collezione, testimonianza delle principali tendenze artistiche italiane del ‘900.
Nel 1961, il 1° maggio, Festa del Lavoro, Giuseppe Verzocchi donò la sua collezione a Forlì, sua città natale, dove attualmente è ospitata e visitabile presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea presso il Palazzo Romagnoli.
Tra i vari artisti che risposero all’invito di Verzocchi, figurano anche il sardo/milanese Aligi Sassu, il sassarese Mario Sironi e Francesco Menzio, pittore originario di Tempio Pausania, attivo soprattutto a Torino.

Autoritratto di Francesco Menzio

Autoritratto di Francesco Menzio

Francesco Menzio (Tempio Pausania 1899-Torino 1979) è presente con il dipinto “lo studio”. “Dovendo scegliere un soggetto per rappresentare il lavoro – scrive Menzio a Verzocchi – mi sono tenuto a quello che ho di continuo sotto gli occhi, e ho dipinto la mia famiglia nello studio nei felici momenti di silenzio, quando ognuno, grande o piccino, è occupato, assorbito completamente da ciò che sta facendo o dal proprio pensiero. È questo un soggetto che io amo: e mi piace assai dipingere gli oggetti ed i luoghi del mio studio. Dire il perché del tavolo nel mezzo? Del pavimento rosso? Ho cercato di avere un disegno continuo che occupasse giustamente tutta la superficie e che il colore vi si adattasse bene; poi ho lasciato che la mano si muovesse il più possibile a suo talento”.

Francesco Menzio, "Lo studio"

Francesco Menzio, “Lo studio”

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2 risposte a “Giuseppe Verzocchi tra industria e arte

  1. Sono cresciuta guardando e riguardando , sul libro donatomi da Verzocchi, i dipinti del futurismo italiano.

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