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Una “pinocchiata” di Edina Altara

la promessa sposa di pinocchioQuando Ugo Scotti Berni, nel 1939, per l’editore Marzocco di Firenze pubblicò il libro “La promessa sposa di Pinocchio”, scrisse l’ultimo capitolo delle cosiddette “pinocchiate”, quei libri, cioè, che, sfruttandone il successo, in qualche modo si rifacevano al burattino inventato da Carlo Lorenzini “Collodi”.
Il libro di Scotti Berni era illustrato da Attilio Mussino e si avvaleva della prefazione di Paolo Lorenzini, “Collodi Nipote”. Nella dedica l’Autore presentava il volume come la “vera” continuazione di Pinocchio ed asseriva che il racconto gli era stato narrato direttamente da Carlo Lorenzini: “Alla venerata memoria del vecchio amico di mia lieta infanzia Carlo Lorenzini detto il Collodi dedico la fantasiosa novella ch’Egli pensò ma che non scrisse e di cui a me – con paterna speranza confidò il soggetto perch’io ne assolvessi testamentario lascito a discepolo fedele la lusinghiera attuazione dopo cinquanta anni dal nostro ultimo incontro nella bella Firenze”.
Comunque sia “La promessa sposa di Pinocchio” ebbe un buon successo, fu ristampato diverse volte e venne tradotto anche in francese e in rumeno.
boro0talco5Tra le altre cose il volume ebbe una certa notorietà in quanto divenne il gadget di un concorso indetto dalla Farmacia Roberts di Firenze (quelli del Borotalco) che, ispirandosi al libro, ideò una serie di 25 figurine reperibili nei loro prodotti. Chi completava la serie di figurine doveva inviarle alla Roberts e riceveva il libro in omaggio.
La particolarità delle figurine era data dal fatto che le immagini riprodotte erano fustellate lungo la loro sagoma in modo che, con una leggera piegatura, potevano stare in piedi e permettevano ai bambini di usarle per giocare, magari fantasticando su Pinocchio e sulla sua sposa.
Ma la cosa veramente interessante era data dal fatto che le figurine, invece di riprendere le illustrazioni realizzate da Mussino per il libro, erano realizzate da altri autori e tra queste alcune erano dovute alla mano di Edina Altara (1898 – 1983), la grande artista e illustratrice sarda.
ALTARA BOROTALCO (1)ALTARA BOROTALCO (2)ALTARA BOROTALCO (3)

ALTARA BOROTALCO (5)ALTARA BOROTALCO (4)figurina pinocchioL’Altara anche in queste miniature dimostrò la sua maestria realizzando figure chiare e nitide, colorate, in grado di stimolare e catturare la fantasia dei più piccini. Un altro interessante capitolo, insomma, da collocare nel filone delle illustrazioni per l’infanzia che rappresenta uno degli aspetti più importanti per quanto riguarda le molteplici e spesso eclettiche attività di Edina.

Alcune immagini sono riprese dal sito:
http://www.cartantica.it/pages/pinocchiomania.asp

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La “fatina” di Atzara

Antonio Corriga, nato ad Atzara (NU) nel 1923, è forse l’ultimo erede della grande tradizione pittorica sarda.
Allievo di Filippo Figari, ha frequentato l’Istituto d’Arte di Sassari dal 1935 al 1941 dove, tra gli altri, ha avuto come maestro d’incisione Stanis Dessy.
Nel 1943 Corriga si trasferisce a Firenze e  frequenta, prima l’Istituto Superiore d’Arte “Magistero”, dove si diploma ottenendo l’abilitazione per l’insegnamento, e successivamente l’Accademia di Belle Arti. Rientra in Sardegna nei primi anni ’50 e si stabilisce a Oristano, dove ancora oggi opera e vive.

La pittura di Corriga deve molto all’opera di diversi artisti che frequentarono Atzara tra gli anni ’20 e ’30. In particolar modo gli spagnoli Eduardo Chicharro, Antonio Ortiz Echagüe, Cesareo Bernardo de Quiros e Del Castello, che realizzarono numerose opere ispirate dagli splendidi costumi tradizionali. Sulle tracce degli spagnoli giunsero ad Atzara artisti del calibro di Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Filippo Figari e Richard Scheurlen.
Corriga, dunque, ancora giovanissimo ebbe modo di ispirarsi a questi grandi maestri che lasciarono un segno profondo nella sua formazione e nel suo stile pittorico.

Della mia collezione fanno parte due incisioni di Corriga (una del 1956 e una del 1970) con ritratti di volti maschili, e una splendida tela del 1945 che raffigura una ragazza in costume di Atzara nell’atto di sistemarsi il fazzoletto.

Ma Corriga è l’autore anche dei disegni del libro “Is contus de Opineddu” che altro non è se non la traduzione in sardo-campidanese del Pinocchio di Collodi ad opera di Mario Vargiu.
Le illustrazioni di Opineddu ricalcano la tradizionale iconografia del burattino. La particolarità di alcune tavole è l’ambientazione chiaramente sarda, compresa un’illustrazione dove Opineddu è intento a dialogare con una “fatina” ben lontana dall’ambiente collodiano, visto che indossa il tipico costume di Atzara.